Speciale Fantafestival 2015 - Parte 2

Uno sguardo ad alcuni titoli passati sugli schermi del cinema Barberini di Roma in occasione della Mostra internazionale del film di fantascienza e fantastico che ha avuto quest'anno Barbara Steele come ospite d'onore.

speciale Fantafestival 2015 - Parte 2
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Anche la XXXV edizione del Fantafestival - Mostra Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico diretta da Adriano Pintaldi e Alberto Ravaglioli - è giunta al termine.
Svoltasi il 29 Giugno 2015 presso la sala 1 della Multisala Barberini, la serata conclusiva ha visto la regina del gotico Barbara Steele - già protagonista di un incontro con il pubblico moderato dal regista Marcello Avallone - insignita di un premio speciale atto a celebrare la sua ricca carriera al servizio di autori del calibro di Mario Bava, Riccardo Freda, Lucio Fulci, Antonio Margheriti, Joe Dante e Federico Fellini.
Serata conclusiva nel corso di cui Paolo Gaudio si è aggiudicato il premio Mario Bava per la migliore opera prima grazie al suo Fantasticherie di un passeggiatore solitario; mentre il georgiano Landmine goes click di Levan Bakhia ha ottenuto il pipistrello d'oro per il miglior lungometraggio straniero e Index zero di Lorenzo Sportiello per quello italiano.
Senza contare i cortometraggi The mill at Calder's end di Kevin McTurk - con la citata Steele in versione animata - e Memories di Vincenzo Alfieri, rispettivamente trionfatori, appunto, nelle categorie relative al miglior straniero e al miglior italiano.
E, a chiudere, la proiezione in anteprima di Poltergeist di Gil Kenan, remake dell'omonimo horror cult diretto nei primi anni Ottanta da Tobe Hooper.

Anger of the dead (2015)

Una telefonata avvisa una donna, sola in casa con la figlioletta, del fatto che la gente sia totalmente impazzita, invitandola, quindi, a non mettere piedi fuori dalla porta.
Con uno zombi destinato a fare la sua apparizione soltanto poco dopo, prende il via da questa situazione il lungometraggio che Francesco Picone - sotto la produzione del tedesco Uwe"Postal"Boll e dei Marco Ristori e Luca Boni autori del dittico Zombie massacre - ha derivato dal suo omonimo short realizzato nel 2013, tirando in ballo un virus che, appunto, colpisce il mondo trasformando i morti in cannibali affamati.
Un mondo in cui Alice alias Roberta Sparta, superstite in stato di gravidanza, scopre, però, che i cadaveri camminanti - scattanti e veloci come vuole la tradizione zombesca d'inizio terzo millennio - non sono l'unica minaccia; in quanto, mentre, insieme ad altri due uomini, cerca di raggiungere un'isola dove l'epidemia, a quanto pare, non ha avuto luogo, un pericoloso individuo è sulle tracce di una misteriosa ragazza.
Misteriosa ragazza con le fattezze della brava Desirée Giorgetti di Morituris (2011), facente parte di un cast piuttosto in forma (meritano la citazione anche David White, Michael Segal e Aaron Stielstra) al servizio, però, di un elaborato in cui i mostri in questione finiscono soltanto per fare da contorno.
Infatti, sebbene la cattiveria non manchi affatto (a farne le spese abbiamo addirittura bambini), è più sui rapporti tra i vari protagonisti che sull'intrattenimento horror che si costruisce l'insieme... tecnicamente lodevole, ma penalizzato in maniera ulteriore dall'estrema lentezza della narrazione.

Beautiful people (2014)

Un gruppo di perversi costringe una coppia a fare sesso davanti alla figlia imbavagliata già prima dei titoli di testa, durante i quali viene suggerito che non mancheranno morti viventi nel corso del lungometraggio d'esordio di Amerigo Brini, comprendente nel cast gli Alex Lucchesi e David White che, in fatto di cadaveri a passeggio, hanno rispettivamente preso parte a Eaters (2011) e Zombie massacre (2013) di Marco Ristori e Luca Boni.
Perché, sebbene la prima parte dell'operazione si costruisca interamente sul lungo e teso assedio ai danni della famiglia in questione nella sua isolata villa tra i boschi, man mano che vengono fuori esperimenti sugli animali svolti dal padrone di casa, ricercatore scientifico, ci si avvia verso una seconda destinata a fornire una spaventosa evoluzione soprannaturale alla lunga notte di terrore.
Quindi, con ottimi effetti speciali di trucco a cura di David Bracci ed Enrico Galli, i cari vecchi zombi svolgono il loro dovere, in mezzo a teste spaccate e sbudellamenti, al servizio di un elaborato senza infamia e senza lode che, sufficientemente coinvolgente, pecca, forse, solo nella scelta di concedere, appunto, troppo poco spazio alle creature maggiormente amate da George A. Romero.

Evil souls (2015)

Autori di The hounds (2011), con il quale vinsero il XXXII Fantafestival, Maurizio e Roberto Del Piccolo tornano sul set per occuparsi di una diavoleria su celluloide che risente in maniera evidente, però, anche del filone cinematografico derivato dalla saga Saw.
Infatti, sebbene non risultino assenti momenti che rimandano chiaramente a L'esorcista (1973) di William Friedkin, si comincia con due ragazze che vengono rapite, incatenate e torturate da un sanguinario psicopatico che sembra conoscerle bene e che, presto, scoprono di essere legate ad un fatto di sangue accaduto in gioventù e che coinvolse anche un'amica e altri due.
Uno dei quali divenuto prete e che, trovata esanime sul ciglio della sua chiesa proprio la donna, comincia ad indagare e scoprendo che il folle che ha segregato le due ragazze ha rapito anche i loro figli.
Man mano che la matassa si rivela sempre più macabra e insanguinata di quello che sembra, nel corso di oltre novanta minuti di visione che, piuttosto violenti e non privi di disturbante splatter, permettono ai ritmi di narrazione di movimentarsi in maniera progressiva; fino allo scontro finale nel bosco che, capace di trasmettere una certa sensazione di follia, impreziosisce un'operazione, forse, anche superiore - per quanto riguarda la confezione tecnica - rispetto al succitato esordio dei Piccolo. C'è soltanto da fare i conti con uno script eccessivamente ingarbugliato.

Index zero (2014)

Il Simon Merrells di Wolfman (2010) è Kurt, il quale, insieme alla moglie gravida Eve, ovvero la Ana Ularu di Werewolf: La bestia è tornata (2012), vaga in un deserto post-atomico alla ricerca di un posto dove poter vivere e far partorire la donna.
Da questa semplice idea di partenza, Lorenzo Sportiello tira fuori il suo primo lungometraggio richiamando in maniera evidente alla memoria The road (2009) con Viggo Mortensen, ma anche parte del plot di 2013 - La fortezza (1992) di Stuart Gordon, nel quale venne ipotizzata una società futuristica il cui regime dittatoriale imponeva una severa regolazione delle nascite.
Perché, con Antonia"In the box"Liskova inclusa nel buon cast e faticose e sofferte fughe tra cunicoli e suolo polveroso, una volta arrivati alle mura di un grande aggregato urbano ed usata la carne degli animali cacciati per corrompere e avere accesso a tunnel che consentono l'ingresso di straforo alla città, un incidente li rivela, facendoli finire in un centro di detenzione utile a stabilire il loro grado di "sostenibilità" (quanto consumino e, quindi, quanto la loro presenza non destabilizzi l'equilibrio di una società).
E, se la colonna sonora sembra rifarsi chiaramente alle musiche di John Carpenter, è avvertibile anche una certa influenza dal cinema di Paul Verhoeven nel corso dell'operazione, il cui eccessivamente esile script, sviluppato attraverso una narrazione decisamente lenta, viene compensato da una lodevolissima confezione tecnica, dalla cura delle scenografie a quella fotografica.