Speciale Fantafestival 2015 - Prima parte

Tra Dario Argento, Barbara Bouchet e Ruggero Deodato, il Fantafestival di Roma ha celebrato i suoi trentacinque anni attraverso un'edizione che ha visto su due degli schermi del cinema Barberini non poco splatter e fantasticherie assortite.

speciale Fantafestival 2015 - Prima parte
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Si è svolta nelle sale 2 e 4 della Multisala Barberini di Roma - dal 22 al 26 Giugno 2015 - la XXXV edizione del Fantafestival, Mostra Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico diretta da Adriano Pintaldi e Alberto Ravaglioli.
Un'edizione che, oltre a passare in rassegna un'infinità di cortometraggi, ha avuto modo, come di consueto, di concedere spazio ad opere nuove e del tutto inedite e di permettere agli spettatori di incontrare volti noti della celluloide horror e fantastica.
A cominciare dal maestro della suspense tricolore Dario Argento, intervenuto per celebrare il quarantennale di del suo capolavoro Profondo rosso, proiettato nella rara copia d'epoca fornita dal Centro Sperimentale di Cinematografia Cineteca Nazionale, e "Monsieur Cannibal" Ruggero Deodato, che ha affiancato il regista e il cast di Lilith's hell (2015).
E, se il momento più atteso è stato, senza alcun dubbio, l'arrivo della regina del gotico Barbara Steele, non sono mancati - al di là degli autori di buona parte dei film facenti parte del programma - Marco Antonio Andolfi, Barbara Bouchet e Luca Lionello, rispettivamente presenti per accompagnare le visioni di Dolcezza extrema (2015) di Alberto Genovese, Darkside witches (2014) di Gerard Defienthal e Fantasticherie di un passeggiatore solitario (2014) di Paolo Gaudio.
Senza contare Stefania Casini, produttrice di Noi siamo perfetti, documentario riguardante il dylandoghiano Tiziano Sclavi, di cui è stato mostrato soltanto un breve filmato.


In attesa della serata finale, prevista per Lunedì 29 giugno 2015 con l'imminente remake di Poltergeist, diamo uno sguardo a un poker dei titoli proposti.

Lilith's hell (2015)


Esordio registico di Vincenzo Petrarolo, vede immediatamente in scena, nella parte di se stesso, Ruggero Deodato, in quanto i tre ragazzi protagonisti, appassionati di horror, intendono coinvolgerlo nel loro mockumentary da girare all'interno di una villa isolata dove, appunto, mettono in piedi il set.
Ed è attraverso la oggi abusatissima tecnica del pov che si costruisce il tutto, infarcito in maniera evidente di rimandi agli stessi The Blair witch project - Il mistero della strega di Blair (1999), Paranormal activity (2007) e [rec] (2007) che, nel corso dello svolgimento, viene giustamente osservato essere derivati del Cannibal holocaust (1980) diretto dal cineasta romano.
Man mano che, tra sedute spiritiche, inquadrature fisse notturne delle stanze in cui dormono gli interpreti e Sebastiano"I vicerè"Lo Monaco nei panni di un sacerdote, la fase più riuscita dell'operazione (e anche quella maggiormente horror) è individuabile nell'ultima mezz'ora, tempestata di grida, possessioni demoniache e buoni effetti di trucco a cura di Tiziano Martella. Ma, in fin dei conti, un semplice esercizio di stile.

Horsehead (2014)

A causa della morte della nonna materna che conosceva appena, Jessica alias Lilly-Fleur Pointeaux, tutt'altro che entusiasta di rivedere la madre, con cui non va d'accordo, torna riluttante nella casa dove è cresciuta; nella quale, una volta arrivata, scopre che il corpo della donna giace nella stanza vicina alla sua per la veglia. Fin da piccola perseguitata da incubi ricorrenti e inspiegabili, dopo una prima notte insonne a causa di uno strano sogno in cui incontra la defunta, si ammala improvvisamente e, bloccata a letto con la febbre alta, decide di utilizzare il suo stato letargico per provare a dormire tranquillamente, inalando un po' di etere su consiglio del fidanzato e mentore Sean, ovvero Nathan Willcocks.
E, mentre il cast include anche Philippe"Alta tensione"Nahon, se la sequenza subacquea ricorda, in un certo senso, un momento storico de L'Atalante (1934) di Jean Vigo, una sanguinolenta crocefissione richiama non poco alla memoria ... e tu vivrai nel terrore! L'aldilà (1981), come pure la protagonista appare piuttosto somigliante alla Catriona MacColl che interpretò il cult di Lucio Fulci.
La MacColl che, non a caso, rientra tra i volti principali del lungometraggio d'esordio di Romain Basset, che, visivamente accattivante ed influenzato in maniera evidente anche da Inferno (1980) di Dario Argento, pecca, però, in eccessivamente lenti ritmi di narrazione ed in una confusa sceneggiatura destinata a perdersi nell'infinità di situazioni oniriche.

A dark Rome (2014)

La prima regia di Andres Rafael Zabala parte dalla figura del giovane tatuatore Patrick, ovvero David Jones Jr, il quale tradisce l'amico Frank alias Michael"La santa"Schermi rivelando la sua presunta relazione con la moglie del suo capo Gabriele, interpretato dal Matt Pratesi de La passione di Cristo (2004) e che non si limita a licenziarlo, ma arriva ad ucciderlo.
Da qui, da un lato il fantasma della vittima appare a Patrick per chiedergli di andare alla polizia a raccontare l'accaduto in modo che il suo cadavere venga ritrovato e l'assassino finisca dietro le sbarre, dall'altro Gabriele, vedendolo molto inquieto, desidera solo che il ragazzo si confessi con uno dei preti che frequentano il centro estetico. Ed è su questo dilemma che affligge il protagonista, impegnato a capire come potrà convivere con la presenza ultraterrena, che viene costruita la oltre ora e mezza di visione, purtroppo penalizzata da una recitazione non sempre convincente destinata ad aumentarne il sapore eccessivamente amatoriale... mentre la noia regna quasi sovrana e l'unico punto di forza si rivela essere - come anche suggerito dal titolo - la inedita Roma darkeggiante che fa da sfondo.

Fantasticherie di un passeggiatore solitario (2014)

Un viaggio misterioso e senza tempo attraverso le aspirazioni, le sofferenze e le "fantasticherie" di un poeta, di un giovane studente e di un bambino sperduto nel bosco. Sono i tre personaggi appartenenti a tre epoche diverse che, uniti da un sogno di libertà e da un piccolo capolavoro di letteratura, fanno da protagonisti al primo lungometraggio diretto dal Paolo Gaudio che prese parte al collettivo P.O.E. - Poetry of eerie (2011).
Stesso film da cui proviene anche il Domiziano Cristopharo qui coinvolto, all'interno di una curiosa bottega, nei panni di un individuo che, con barba, mantello e cilindro, richiama non poco alla memoria Zé do Caixão, personaggio simbolo della cinematografia fantastica brasiliana creato da José Mojica Marins.
Ed è proprio in seguito alla sua entrata in scena che l'operazione decolla; man mano che le creature animate si rivelano essere il piatto forte di un mix di computer grafica e live action visivamente interessante ma non del tutto riuscito... in particolar modo per quanto riguarda i momenti alla pellicola adolescenziale con Silvio Muccino mal sposati a quelli fantastici che, invece, si rifanno in maniera evidente a Tim Burton.