Speciale Fantafestival 2014 - Parte 2

Vincitori e vinti del Pipistrello d'oro della più importante manifestazione romana dedita al cinema fantastico

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Concludiamo il nostro resoconto riguardante la XXXIV edizione del Fantafestival - Mostra Internazionale del Film di Fantascienza e del Fantastico diretta da Adriano Pintaldi e Alberto Ravaglioli - tenutasi dal 14 al 23 Luglio 2014 presso la multisala Barberini di Roma.
Multisala che ha ospitato in sala 4 quasi esclusivamente short, riservando ai lungometraggi inediti la sala 2.
Lungometraggi inediti dei quali, purtroppo, non siamo riusciti a visionare l'irlandese Love eternal (2013), il collettivo tricolore 17 a mezzanotte (2014), il britannico Soulmate (2014) - aggiudicatosi il premio Mary Shelley, dedicato alla migliore regista - e il brasiliano Mar negro (2013), nonostante la nostra quotidiana presenza presso la manifestazione che, comunque, ci ha permesso di seguire quasi tutta la programmazione.
Decisamente particolare lo zombie movie Schoolgirl apocalypse (2011) di John Cairns, ambientato in Giappone ed interessato più ad un certo sottotesto di taglio femminista che all'intrattenimento a suon di cadaveri ambulanti nel porre in scena una studentessa abile nel tiro con l'arco alle prese con l'epidemia che ha improvvisamente reso violenti gli uomini nei confronti delle donne.
Morti viventi (ma di matrice nazista) anche nel notevole Frankenstein's Army (2013) di Richard Raaphorst; mentre, al di là di una curata messa in scena e di un'affascinante sapore anni Ottanta, I rec U (2014) di Federico Sfascia rischia di apparire eccessivamente caotico e ripetitivo nel raccontare - a metà strada tra Scott Pilgrim vs. the world (2010) di Edgar Wright e il Flavio Moretti autore de Il magico Natale di Rupert (2004) - l'assurda vicenda di un nerd incapace di vedere in volto le donne che incontra e, per questo, fornito di appositi occhiali da uno scienziato.
Per Orc wars (2013), Nymph (2014), Report 51 (2012), e P.O.E. - Pieces of Eldritch (2014) vi rimandiamo alle apposite recensioni qui sul portale; come pure per Oltre il guado (2013) e The perfect husband (2014), rispettivamente conquistatisi il Pipistrello d'oro per il miglior lungometraggio italiano e il premio Mario Bava, riservato alle opere prime.
Happy together (2012) di Iossif Melamed e Lievito madre (2014) di Fulvio Risuleo, invece, hanno trionfato nelle sezioni relative al miglior cortometraggio straniero e a quello italiano.
Ed ecco, infine, la nostra ultima carrellata di recensioni.

Psychomentary (2013)

Quanto vale la vita umana?
È questo l'interrogativo che sorge nell'assistere alle imprese di un killer che, rapita la figlia di un senatore della Repubblica e, insieme a lei, altre nove persone, non ottenendo ciò che vuole comincia ad uccidere gli ostaggi uno ad uno.
Lo stesso killer che riprende di nascosto le indagini nel corso del primo lungometraggio diretto da Luna Gualano, montatrice di The stalker (2013) di Giorgio Amato; il quale, qui sceneggiatore, fa anche una fugace apparizione.
L'evidente, principale punto di riferimento è la popolare saga Saw, ma c'è anche qualcosa del Seed (2007) di Uwe Boll all'interno della circa ora e venti di visione che, girata con la consueta tecnica del pov, sfrutta abbondanza di camera a mano ed improvvisi stacchi di montaggio coinvolgendo lo spettatore senza annoiarlo.
Il resto, lo fanno i buoni effetti speciali di trucco curati da Riccardo Montella, che non risparmiano neppure un'"operazione chirurgica" a torace aperto.

Taglionetto (2011)

Ricordate Federico Rizzo, autore di quel Fuga dal call center (2008) che, realizzato in maniera del tutto indipendente, affrontò efficacemente la tematica del precariato lavorativo tricolore d'inizio terzo millennio?
Sotto la produzione del veterano del cinema di genere Galliano Juso (W la foca e la saga del maresciallo Giraldi/Tomas Milian nel lungo curriculum), lo ritroviamo dietro la macchina da presa per porre Dorotea"Che ne sarà di noi"Mercuri nei panni della affermata psichiatra Anna, la quale, nell'ambito della stesura di una perizia psichiatrica, vede riemergere in lei un atroce ricordo durante la frequentazione di Giovanni Zanardo alias Giulio Forges Davanzati, ragazzo che ha massacrato la madre e la sorella in un raptus di follia omicida. Ricordo riguardante un mai identificato bruto, che uccise davanti ai suoi occhi il fratellino gemello per poi gettarlo in un pozzo.
Con Nino Frassica e Luis Molteni inclusi nel cast, si comincia richiamando il Dario Argento dei tempi d'oro, per poi rischiare di scadere nel look da fiction televisiva se, in maniera opportuna, non venissero tirati in ballo occhi perforati e decapitazioni nel mostrare il modo in cui la donna, assorbendo il male omicida del ragazzo, si cimenta in feroci delitti.
Non eccelso, ma vedibile e, almeno, originale.

Silent retreat (2013)

L'ambientazione, con tanto di lago, è decisamente vicina a quella dei vari Venerdì 13, ma il primo lungometraggio diretto da Tricia Lee non tira in ballo un trucida teen-ager dal volto nascosto dietro ad una maschera da hockey, bensì Janey, ovvero Chelsea Jenish, mandata in un centro yoga sperduto nei boschi per la riabilitazione.
Nel posto, infatti, viene praticata la meditazione silenziosa e, insieme a lei, vi sono altre ragazze che il dottore del gruppo ha reso molto docili e sottomesse, come se avesse fatto loro il lavaggio del cervello.
Aggiungiamo, inoltre, che, mentre le regole del centro si rivelano talmente rigide che la loro infrazione prevede punizioni inimmaginabili, qualcuno (o qualcosa?) di sinistro sembra aggirarsi nei dintorni.
Ed il tutto, con una discreta suspense, viene costruito su una lenta attesa, lasciando il meglio per la parte finale, tra un occhio perforato da un vetro e schizzi di liquido rosso... sebbene un certo eccesso di pretenziosità rischi di non lasciar ben intendere gli intenti sociologici che l'operazione cela dietro la propria facciata puramente di genere.

Time lapse (2014)

Tre giovani amici trovano una gigantesca macchina capace scattare fotografie ventiquatt'ore nel futuro e che li spinge a sfruttarne al massimo le potenzialità; finché inquietanti e pericolose immagini cominciano a palesarsi.
Sotto la regia del debuttante Bradley King, è la Danielle Panabraker vista, tra l'altro, in Venerdì 13 (2009) di Marcus Nispel e ne La città verrà distrutta all'alba (2010) di Breck Eisner la protagonista di questo intrigo su celluloide che, molto dialogato e costruito su estremamente lenti ritmi di narrazione, si lascia scoprire fotogramma dopo fotogramma.
Infatti, arriva progressivamente a concentrarsi sul rapporto uomo-donna, sulle attenzioni che la seconda vuole dal primo e, soprattutto, sulla monotonia.
Ma, sebbene, complice un finale azzeccato, la sceneggiatura - a firma dello stesso regista insieme al produttore B.P. Cooper - risulti interessante, lo stesso non può dirsi dell'operazione in toto, piuttosto fiacca e banale nel ribadire che non si scherza con il tempo.
Ma, nonostante tutto, si è aggiudicata il Pipistrello d'oro per il miglior lungometraggio straniero.