FF2010

Speciale Fantafestival 2010-Brividi italiani

Speciale sulla rassegna riguardante il cinema horror italiano tenutasi presso il XXX Fantafestival

Speciale Fantafestival 2010-Brividi italiani
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A partire dal 3 giugno 2010, la trentesima edizione del Fantafestival si è spostata dal Nuovo Cinema Aquila alla rinomata Sala Trevi, in pieno centro di Roma, dove, in collaborazione con il Centro sperimentale di cinematografia, la manifestazione è proseguita fino al 6 all'insegna del nostro cinema della paura che fu.
Un'occasione unica che ha permesso agli spettatori più giovani di vedere su grande schermo titoli horror italiani usciti in sala quando, magari, neanche erano nati, e, contemporaneamente, ai più "anziani" di riprovare le forse perdute emozioni cinefile.

Le cripte e gli incubi

E' toccato a La cripta e l'incubo (1964) di Camillo Mastrocinque aprire le danze, pellicola in bianco e nero che - ispirata a Carmilla di Sheridan Le Fanu - vede il grande Christopher"Saruman"Lee nei panni del conte Ludwig Karnstein, la cui figlia Laura alias Adriana Ambresi si presume sia la reincarnazione di una antenata accusata di stregoneria; mentre una serie di delitti prende il via all'interno del loro castello.
E lo stesso Christopher Lee lo ritroviamo ne Il castello dei morti vivi (1964) che, curato in parte dall'assistente alla regia Michael"Il lago di Satana"Reeves, suicidatosi a soli ventisei anni, è stato girato da Lorenzo Sabatini sotto pseudonimo Warren Kiefer e firmato da Luciano Ricci come Herbert Wise. Il mitico Dracula hammeriano interpreta qui il conte Drago (l'assonanza è evidente) che, inventore di un siero capace di pietrificare le cose viventi per preservarne in eterno la bellezza, ospita nel suo castello, in epoca napoleonica, una compagnia viaggiante di attori.
Due classici titoli rientranti nel filone del gotico tricolore, come pure il rarissimo La vendetta di Lady Morgan (1965) di Max Hunter alias Massimo Pupillo, con il non ancora fantozziano Paul Muller intento, tra fantasmi ed esseri vampireschi, a far fuori la moglie Barbara Nelli per impadronirsi del suo patrimonio con l'aiuto della governante Erika Blanc e del maggiordomo Gordon Mitchell.
Si pone invece a metà strada tra il gotico e il thriller psicologico un'altra chicca riscoperta dal Festival: Il terzo occhio (1966) di Mino Guerrini (ma si firma James Warren), con un giovane Franco Nero alle prese con un personaggio alla Norman Bates di Psycho (1960) in una vicenda dai toni talmente morbosi da ispirare diversi anni dopo il compianto Aristide Massaccesi (meglio conosciuto come Joe D'Amato) per il suo Buio omega (1979).

Le maschere del demonio

E, ovviamente, nel calderone dei film gotici non poteva certo mancare il capolavoro assoluto La maschera del demonio (1960), esordio alla regia per l'indimenticabile maestro Mario Bava che, tratto da Il Vij di Nikolai Gogol, non affronta tematiche sataniche, come potrebbe lasciar intuire il titolo, ma trasforma la sconosciuta attrice inglese Barbara Steele in una delle più note regine del genere attraverso la vicenda di una strega giustiziata e tornata vendicativamente in vita nel 1830.
Ma il Grande Tentatore riletto all'amatriciana ha avuto comunque modo di essere omaggiato tramite due dei prodotti sfornati a suo tempo dalle nostre parti in seguito al notevole successo riscosso da L'esorcista (1973) di William Friedkin: Chi sei? (1974), diretto a quattro mani da Oliver Hellman e Robert Barrett, ovvero Ovidio G. Assonitis e Roberto D'Ettore Piazzoli, e Nero veneziano (1978) di Ugo Liberatore.
Il primo, con il Gabriele Lavia di Profondo rosso (1975) incluso nel cast, accenna in realtà anche al polanskiano Rosemary's baby-Nastro rosso a New York (1968), portando in scena - con notevole capacità tecnica ma ritmo generale abbastanza fiacco - un'innaturale gravidanza dovuta a una precedente relazione della protagonista Juliet Mills con un seguace dell'occulto interpretato da Richard Johnson.
Il secondo, invece, come il titolo suggerisce, si svolge a Venezia, dove il quattordicenne cieco Renato Cestié, rimasto orfano, sostiene che un complotto diabolico si nasconda dietro inspiegabili accadimenti come suoi improvvisi ritorni della vista e visioni di omicidi compiuti da un tizio che, nella realtà, finisce anche per dare un figlio a Rena Niehaus, sorella del ragazzo.

La fine dell'orrore

Strano che, rimanendo in argomento di diavolerie nostrane, la retrospettiva non abbia incluso il riuscito L'anticristo (1974) di Alberto De Martino, regista di cui, comunque, è stato proiettato il tutt'altro che convincente 7, Hyden park-La casa maledetta (1985); un thrilleraccio incentrato su una ricchissima donna costretta sulla sedia a rotelle che, divenuta paraplegica quando, da bambina, cadde per le scale per fuggire da un violentatore vestito da sacerdote, comincia nuovamente ad essere minacciata dallo stesso.
Titolo che ha occupato la fase di chiusura del festival, insieme a Camping del terrore (1987) di Ruggero Deodato, non disprezzabile imitazione made in Italy dei vari Venerdì 13 (il terzo su tutti) con serial killer travestito da sciamano indiano e abbondanza di tette al vento (tra cui quelle di una Nancy Brilli d'inizio carriera), e DNA-Formula letale (1990), storia di esperimenti di laboratorio che, con evidenti influenze da La mosca (1986) di David Cronenberg e il mito del dottor Jekyll e Mr Hide, figura quale unica regia dello sceneggiatore Luigi Montefiori, sotto pseudonimo G.L. Eastman.
Lo stesso Montefiori che firma lo script dell'ottimo Deliria (1987) di Michele Soavi, con pericoloso omicida mascherato (e pare si tratti sempre di Montefiori) e impegnato a trucidare un gruppo di ballerini all'interno di un teatro posto nelle vicinanze di una clinica psichiatrica.
L'ultima bellissima visione di un Fantafestival che, tra prestigiosi ospiti ed anteprime, ha finito per celebrare un'edizione degna di nota, grazie anche a queste proiezioni alla sala Trevi atte non solo a farci riscoprire produzioni del passato, ma anche e soprattutto a ricordarci (nostalgicamente, purtroppo) del periodo in cui la nostra cinematografia, capace di attirare perfino l'attenzione di grandi autori d'oltreoceano del calibro di Quentin Tarantino e Martin Scorsese, non era costituita esclusivamente dalle storie di corna e dalle vicende familiari proto-fiction tv.