Fai Bei Sogni: 3 motivi per vedere il film con Valerio Mastandrea

È al cinema Fai Bei Sogni, il nuovo film di Marco Bellocchio tratto dall'omonimo best-seller di Massimo Gramellini.

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È la mancanza di luce a caratterizzare il lungometraggio di Marco Bellocchio, Fai Bei Sogni, adattamento cinematografico dell'omonimo Best Seller di Massimo Gramellini. Un buio coerente con lo stato d'animo del protagonista e con la storia che il film (ri)prende in mano e racconta: quella di un uomo la cui vita è stata segnata prepotentemente dalla perdita prematura della madre, lutto che per anni il Massimo bambino, adolescente e anche adulto non riuscirà ad esorcizzare a causa (anche) delle bugie che gli sono state dette. E non basteranno i successi lavorativi né tantomeno il passare, inesorabile, del tempo a lenire il peso di un'assenza che si nutre, come ogni mancanza, di rimpianti. Fai Bei Sogni è nelle sale; noi vi forniamo 3 motivi per vedere il film con Valerio Mastandrea e Bérénice Bejo: dal rifiuto del facile pietismo al giusto distacco dall'opera di Gramellini passando per l'assenza di retorica in favore di un racconto catartico.


L'anti-retorica di Bellocchio

Da un libro intenso - grazie principalmente agli argomenti narrati e all'affabulatoria penna del suo autore - e al contempo retorico, Marco Bellocchio riesce a estrapolare un racconto da grande schermo volutamente freddo e che porta gli spettatori non tanto a empatizzare con il protagonista attraverso la furba arma del facile pietismo, quanto a sperare e a desiderare, con e per lui, che quel dolore finisca. Nel narrare tale percorso - lungo e costellato di "se" - verso la vita vissuta e non solo attraversata, Bellocchio inserisce con garbo nella pellicola la sua cifra stilistica soffermandosi spesso e volentieri su tematiche a lui care, quali la famiglia dai rapporti irrisolti e bugiardi, la religione e il racconto della storia d'Italia nella storia di un uomo.

Un romanzo popolare

Ma se Marco Bellocchio non rinuncia (del tutto) a se stesso in nome del testo del giornalista Gramellini, al contempo il cineasta sa benissimo qual è il pubblico che ha amato e reso sue le parole dell'autore e fa di tutto per rendere fruibile ai più il suo film. Ed ecco che, a differenza del solito, Bellocchio porta sul grande schermo figure umane che per la prima volta non sono "metafore" né di un modo di pensare, né di un modo d'essere ma semplicemente "sono", come sono state nella vita del suo protagonista che cresce sotto i nostri occhi attraverso le belle performance del piccolo Nicolò Cabras, di Dario Dal Pero e, infine, di Valerio Mastrandrea. Fai Bei Sogni è forse il film più popolare che Marco Bellocchio abbia mai diretto e quello che sente, evidentemente, meno suo. Ma è questo distacco palese, del regista e conseguentemente dello spettatore, da ciò che sta accadendo al di là della telecamera a rendere Fai Bei Sogni un'opera non emozionale ma catartica e per questo ancora una volta coraggiosissima.

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