Fahrenheit 451: il futuro distopico di Bradbury e Truffaut nel film TV di HBO

In attesa del film TV di HBO, torniamo a parlare di Fahrenheit 451 e della sua trasposizione del 1966. Meglio libro o film?

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"Ecco perché un libro è un fucile carico, nella casa del tuo vicino. Diamolo alle fiamme! Rendiamo inutile l'arma. Castriamo la mente dell'uomo". In una riga e mezzo, Bradbury butta addosso al lettore il carico da una tonnellata. È il 1953 e l'America esce vincitrice, ma impoverita, da una Seconda Guerra mondiale che ha visto l'ascesa e la caduta di Hitler, il rogo dei libri nella Germania nazista e l'avvento della televisione. Bradbury vive la nascita di questi nuovi mezzi di comunicazione come un potenziale impoverimento della popolazione e l'abbandono progressivo dei libri come un'estrema conseguenza. L'impatto culturale e sociale del libro è così forte che nel 1966 Truffaut ne trae un film e, dopo 52 anni, HBO è pronta a mostrare il suo adattamento al mondo. Ma oggi parleremo del film del 1966 e la domanda è la solita: meglio il romanzo o il film? E perché Fahrenheit è forse uno dei libri più contemporanei del ‘900?

Quanto era bello appiccare il fuoco

Come avrete capito, anche il romanzo di Bradbury appartiene al genere distopico. Ne abbiamo già parlato più di una volta, tra l'altro proprio in un articolo su Bradbury. Nel caso non lo abbiate mai letto, vi consigliamo un recupero lampo del romanzo, molto veloce da leggere ma pesante per la mente.
Ambientato in un futuro prossimo venturo, Montag fa parte del corpo dei pompieri. Peccato che quest'ultimi non siano esattamente come li ricordiamo: loro gli incendi li appiccano. In un mondo ormai dominato da televisione e radio, i libri sono proibiti. Non si sa esattamente il perché, cosa potrebbe fare un pezzo di carta al mondo? Eppure, attraverso un controllo capillare e una stratificata rete di spie, le persone ree di avere uno o più libri in casa vengono scoperte e i volumi bruciati, purificati. Ed è l'incontro con un'anziana che protegge i suoi libri a rendere lo stesso Montag curioso: cos'è un libro? Perché una persona vuole bruciare con loro piuttosto che rinunciarci? Così il pompiere comincia a salvare alcuni tomi dalla distruzione, mentre la moglie diventa sempre più insofferente e il suo ruolo nella storia diventa sempre più complicato. Non vi diremo di più perché, come già detto, Fahrenheit è una pietra miliare che merita il recupero.

Futuro e conoscenza

Sapere rende tristi, restare ignoranti rende felici. Ci sono tante citazioni che sono significative nel corso del libro; noi ne abbiamo scelte solo tre e con queste proveremo a spiegarvi le tematiche del romanzo e del film e perché ancora adesso Fahrenheit è uno dei romanzi più forti e contemporanei del XX secolo.
"Se non vuoi un uomo infelice per motivi politici, non presentargli mai i due aspetti di un problema, o lo tormenterai; dagliene uno solo; meglio ancora, non proporgliene nessuno". Primo problema fondamentale: un libro ti fa pensare, ti costringe a leggere, poi ci ripensi sotto la doccia, al bagno e persino mentre dormi. Pensare ti costringe a guardare il problema da ogni singolo punto di vista, ti informi, capisci e rischi solo di crearti un'opinione che può scoraggiarti. Quindi, come nella politica, anche la lettura se evitata rende più felici, nella beata ignoranza.
"Il televisore è ‘reale', è immediato, ha dimensioni. Vi dice lui quello che dovete pensare, e ve lo dice con voce di tuono. Deve avere ragione, vi dite: sembra talmente che l'abbia!". 2018, era di social network. I dibattiti si sprecano su un medium che sta sostituendo la realtà nelle interazioni sociali e dove le fake news imperversano. Un televisore, uno schermo di un PC o un semplicissimo cellulare a volte sono più reali di un giornale. La carta stampata cala, il digitale aumenta e la percezione della realtà si affievolisce. Bradbury lo aveva ipotizzato 65 anni fa. Profeta? Forse. O semplicemente aveva capito un'evoluzione del mondo che era già evidente e che alla fine si è solo realizzata in pieno.
"Sono un temperamento asociale, dicono. Non mi mescolo con gli altri. Ed è strano, perché io sono piena di senso sociale. Invece, tutto dipende da che cosa s'intenda per senso sociale, non vi sembra?".

La società ti vuole in un modo, nel caso di Fahrenheit uniformato al resto. La tua individualità non deve prevaricare la collettività, adeguati o vattene, o peggio ancora, muori. A pronunciare le parole è Clarisse, giovane diciassette che aiuta Montag nel suo percorso di conoscenza e che, proprio a causa della sua prorompente vitalità, fa una fine particolare. Come in ogni distopia che si rispetti, l'individuo nella vita deve essere uguale agli altri. Un Io non va bene in mezzo a un Noi costruito con enormi sacrifici e con un passato che viene costantemente plasmato e cambiato. "Ma è vero che i pompieri una volta li spegnevano gli incendi?".

Il film o libro?

Partiamo da una semplice premessa: il film di Truffaut dimostra tutti i suoi 52 anni. È chiaramente un film figlio dei suoi tempi ma non per questo non merita di essere visto. A volte scappa una risata, chiaramente, o un sorrisino storto, quando si vedono i fili tenere le persone sollevate in aria, alla ricerca del fuggitivo Montag. Il lungometraggio non è neanche fedelissimo alla storia, vista la prominenza data alla stessa Clarisse. Infatti, proprio quest'ultima nel libro ha un ruolo quasi marginale che aiuta Montag, lo guida indirettamente ma esce di scena, lasciando il campo al protagonista. Eppure ogni singolo minuto rimane ancora godibile. Perché ciò che conta non è la scenografia, o l'attore, il doppiaggio o gli effetti speciali (all'avanguardia per l'epoca), ma l'idea: è l'idea è quella di Bradbury. Dopo aver letto il romanzo, il film è proprio come te lo aspetti. Per tutto il minutaggio la sensazione restituita è uguale a quella del romanzo: una sensazione di pericolo, l'angoscia crescente e l'immedesimazione in Montag o in Clarisse. In questo caso ci sentiamo di dire che il romanzo è un pelo superiore al film risultando più unitario nel complesso e più completo nell'approfondimento dei personaggi. Ma, nonostante tutto, quello di Truffaut rimane un degno adattamento di uno dei capisaldi della fantascienza contemporanea. Vi consigliamo di nuovo di leggere prima il romanzo, godendosi la scrittura precisa e pulita di Bradbury, e poi passare all'ottimo lungometraggio di Truffaut. In attesa, ovviamente, del film TV di HBO in uscita a maggio.

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