Everycult: Ocean's Eleven, di Steven Soderbergh

L'Everycult di questa settimana è il divertente heist movie del 2001 scritto da George Clayton Johnson e diretto da Steven Soderbergh.

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A undici anni esatti dall'uscita di Ocean's Thirteen, i cinema di tutto il mondo hanno visto "rinascere" la saga creata da Steven Soderbergh con Ocean's 8. Con la trilogia di Danny Ocean, il regista di Traffic e Sesso, Bugie e Videotape ha fatto incontrare la Hollywood mainstream, il glamour più esagerato e luccicante, con la purezza dell'intrattenimento heist.
Se il terzo film della serie si può considerare essenzialmente un remake del primo, e il secondo, Ocean's Twelve, un prodotto più meta-cinematografico, surreale e sperimentale - con i personaggi che rubano l'identità ai loro stessi attori, che finiscono con l'interpretare se stessi - è con l'originale Ocean's Eleven che la posta in gioco è cambiata sul serio.
Quando un autore come Soderbergh (dei suoi film è spesso sceneggiatore, regista, direttore della fotografia, montatore) si focalizza sull'ottenere un determinato risultato, si ha la dimostrazione che i generi cinematografici non sono altro che paletti da superare a propria discrezione, a patto di conoscerne l'esatta posizione e soprattutto i modi per scavalcarli. E Ocean's Eleven - coincidenza, undicesimo film del regista - quei paletti li fa sparire da sotto i nostri occhi per farli ricomparire come e quando vuole.
Il film ha numerose forme e finisce col trasformarsi in qualcosa di più della singola somma delle sue parti: è un remake, è un thriller, è una commedia, è un heist movie, è un film d'amore, è una prova di ossessione tecnica e inventiva autoriale, è un film che, alla sua undicesima visione, è altrettanto eccitante (forse anche di più) rispetto alla prima o alla seconda. Un prodotto impareggiabile, che Soderbergh confeziona come il regalo più elegante e magnifico del mondo.

Fate il vostro gioco

Nella miglior tradizione del cinema commerciale americano, un autore amato sia in patria che in Europa (vincendo la palma d'oro a Cannes e l'Oscar per il miglior regista) ha preso le due star di maggior successo con le quali aveva lavorato in passato (George Clooney, protagonista dell'altro film di rapine di Soderbergh, Out of Sight, e ovviamente Julia Roberts, che il regista aveva portato alla vittoria dell'Oscar come miglior attrice per Erin Brockovic) e ne ha fatto la coppia intorno alla quale far ruotare tutto.
La mossa più audace è stata quella di creare aspettativa attorno ai due, tenendo la Roberts nascosta per i primi 45 minuti di visione. Nella prima parte, infatti, Soderbergh si diverte a fare "il suo" gioco, presentando i personaggi e, come ogni caper movie che si rispetti vuole, impostando le premesse del colpo. E nel mostrare i vari progetti dei rapinatori, il loro piano, il villain di Andy Garcia e soprattutto la location, il casinò - descritto talmente tanto bene, a livello registico, che perfino lo spettatore sarebbe in grado di orientarsi al suo interno - Soderbergh ci riempie di informazioni tenendo nascosta quella principale, e cioè che il vero furto che gli interessa è quello del cuore di Tess.
Proprio come Danny inganna i suoi colleghi, il regista inganna il pubblico, sostenendo per circa un'ora come l'obiettivo del film sia quello di raccontare la più grande rapina della storia del cinema. E in parte è così (parole dello stesso Danny). Ma la cosa che davvero conta per Soderbergh è che Danny riesca a rubare l'amore di Tess.

Come un eroe romantico della letteratura, il personaggio di Clooney si lancia a capofitto nella più titanica delle imprese (ci viene spiegato che nessuno è mai riuscito a rapinare un casinò di Las Vegas, e quello che più ci è andato vicino è stato ucciso dalla polizia) soltanto per redimersi agli occhi della (quasi) ex moglie, e quando la bellissima Tess/Julia Roberts finalmente arriva, ci rendiamo conto del grande imbroglio imbastito dal regista.
Ci basta vederla scendere le scale nella hall del casinò - come accade al Rusty di Brad Pitt - per capire quali fossero le intenzioni di Soderbergh e Danny Ocean: la Roberts in questo film è talmente bella - anche più del solito - che rapinare 160 milioni di dollari da un casinò solo per fare colpo su di lei diventa la cosa più plausibile del mondo.

"È lo spettacolo più sexy che io abbia mai visto"

Come accennato sopra, Soderbergh si era già approcciato al caper movie con Out of Sight, ma con Ocean's Eleven ha riciclato l'idea alla base del film del 1960 Colpo Grosso, di Lewis Milestone, in cui venivano riunite le più eleganti stelle dell'epoca, come Dean Martin, Sammy Davis e Frank Sinatra (che assurgerà a figura mitologica in Ocean's Thirteen).
L'ambizioso Soderbergh però non si è accontentato delle stelle e ha trascinato nel suo film delle vere e proprie "galassie": oltre ai già citati Clooney, Roberts e Garcia, il film includerà alla fine Matt Damon, Bernie Mac, Carl Reiner, Elliott Gould, Don Cheadle, Casey Affleck e Scott Caan, figlio del leggendario James (cui si aggiungeranno, nel corso dei film, Catherine Zeta Jones, Vincent Cassell e Al Pacino).
Per un regista come Soderbergh ogni film si trasforma in una sfida personale, e avendo avuto gli hotel Bellagio, MGM e Mirage di Las Vegas a sua completa disposizione, l'autore ha spinto il pubblico in uno spettacolo ridicolmente incredibile, il classico show con il quale Hollywood ha sedotto tutto il mondo fin dalla sua nascita: il glamour, le ricchezze, il fascino impossibile di tutti i personaggi, non tanto persone reali quanto emblemi di un mondo seducente, fantastico, irreale e per questo irresistibile.

Paradossalmente, l'eleganza della location e del look degli attori è stata messa in risalto dallo stile caotico e fluente del regista. Lavorando sotto il noto pseudonimo di Peter Andrews, Soderbergh ha ricoperto il ruolo di direttore della fotografia che già si era addossato in Schizopolis e in Traffic, e in questo modo riesce a trasmettere allo spettatore la sensazione che il film stia fuoriuscendo direttamente dalla sua mente, che tutto sia improvvisato, come la rapina, che il suo film l'autore lo stia realizzando di getto.
Gran parte delle riprese vengono effettuate a mano libera, l'illuminazione è morbida e soffusa, le transizioni avvengono tramite zoomate improvvise o stacchi al montaggio inventivi. Anche per uno spettatore "casual" il film scorre a meraviglia e diverte dalla prima all'ultima battuta. Per un occhio attento - "ti terranno d'occhio come dei falchi, falchi con le videocamere" - lo spettacolo diventa il modo in cui Soderbergh gestisce con minuzia ogni aspetto tecnico del film, trasformando la narrazione in un'orgia visiva suadente e sexy dalla quale non vorremmo mai uscire.

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