L'Esorcista: gioie e dolori di una delle saghe horror più famose di sempre

Analizziamo insieme tutti i film della saga de L'esorcista, provando a soffermarci tanto sui punti di forza del primo film quanto sui difetti dei sequel.

speciale L'Esorcista: gioie e dolori di una delle saghe horror più famose di sempre
Articolo a cura di

L'esorcista, il film horror del 1973 diretto da William Friedkin entrato di diritto nella storia del cinema, ha segnato in maniera indelebile varie generazioni di spettatori (quanto di addetti ai lavori) riuscendo a dare nuovo lustro allo stesso genere horror. Ha poi aperto la strada a tutta una serie di film riguardanti la tematica della possessione che proprio a L'esorcista hanno cercato di ispirarsi, con risultati più o meno riusciti.
Nonostante l'insindacabile qualità della prima pellicola, la saga ha purtroppo perso la bussola con i vari sequel, incapaci di avvicinarsi anche solo lontanamente al film originale e venendo quasi rimossi dalla memoria collettiva.
In questo articolo proveremo a fare una rapida analisi di tutti i film de L'esorcista, partendo dal capostipite per arrivare in seguito al punto forse più basso di tutti, cioè il prequel La genesi.

Demoni antichi

Il primo film presenta allo spettatore una struttura narrativa semplice, in cui vediamo la giovane Regan MacNeil cadere vittima del demone Pazuzu che, tramite un inganno, riesce a prendere il pieno controllo della bambina.
Da subito l'intenzione degli autori è quella di puntare su un tipo di tensione prolungata, lasciando da parte quasi del tutto i jumpscare, mettendo lo spettatore di fronte a una situazione realmente pesante e drammatica.
Prima infatti di arrivare allo stadio finale della possessione, il film ci mostra il dolore di una madre, Chris MacNeil, che non riesce a trovare in alcun modo una soluzione alla difficile condizione fisica e psicologica in cui si ritrova l'inerme figlia, impossibilitata a reagire di fronte a un male all'apparenza invisibile e per questo ancora più spaventoso.
L'opera mette a confronto scienza e fede senza di fatto porle in reale contrapposizione, mostrandoci una storia dai risvolti sovrannaturali in cui però gli stessi uomini di chiesa sembrano in un primo momento minimizzare o addirittura ignorare la componente esoterica.
Da questo punto di vista, il lavoro di caratterizzazione svolto sul personaggio del Padre Damien Karras (interpreato da Jason Miller) risulta davvero apprezzabile, dato che in più punti sarà proprio lui a tentare di riportare Chris MacNeil alla realtà, spiegandole razionalmente cosa potrebbe aver davvero colpito sua figlia, mettendo da parte l'ipotesi ultraterrena.

Quando però la possessione degenera, lo stesso Padre, ritrovandosi davanti qualcosa a cui la stessa scienza non riesce a trovare spiegazione, comprende la minaccia sovrannaturale decidendo così di procedere con l'esorcismo.
Uno degli aspetti meglio riusciti del film, come elencato anche nel nostro speciale dedicato a cinque opere con protagonista il Diavolo da non perdere, risiede nella caratterizzazione del demone antagonista, mostrato come realmente amorale e blasfemo, capace di prendersi gioco di tutto e tutti (compreso lo stesso Dio) attraverso un modo di fare violento e disturbante.
La forza ultraterrena all'interno del corpo di Regan diviene così via via sempre più potente, usando il corpo dove risiede come un vero e proprio parco giochi da demolire a proprio piacimento, attraverso alcune tra le sequenze più iconiche dell'intero film, tra le quali la breve scena dove la bambina scende le scale girata al contrario.

L'opera punta su un ritmo sostenuto che cresce sempre più d'intensità, fino ad arrivare alla sequenza finale con protagonista anche il celebre Lankester Merrin (interpretato da Max von Sydow) intenzionato più che mai, insieme a Damien, a completare l'esorcismo una volta per tutte.
Lo stesso finale ha contribuito a rendere il film un vero e proprio cult cinematografico che, fin dall'epoca della sua uscita, ha incontrato tanto il favore del pubblico che della critica.

Eretici e serial killer

Se il primo capitolo ha quindi segnato in positivo la storia del cinema, si può dire altrettanto tranquillamente che la seconda pellicola della saga - considerata "spazzatura" dallo stesso regista del primo film - ne ha segnato la storia in negativo.
Nonostante negli ultimi anni il film sia stato in qualche modo riesumato (e rivalutato), è ancora molto difficile riuscire a trovare qualche spunto davvero interessante all'interno dell'opera.
L'esorcista II - L'eretico ci propone infatti una trama sconclusionata, incapace di amalgamare i numerosi elementi presenti nell'opera, spaziando in maniera a tratti casuale da scene improntate su un esotismo macchiettistico a sequenze capaci di rimandare senza problemi a un tipo di fantascienza weird anni '50 (su tutti il macchinario a cui viene collegata Regan) che dona al film un tono involontariamente comico.
I vari attori coinvolti e lo stesso regista non sono riusciti a salvare in alcun modo la pellicola dal tracollo totale, che fin dalla sua uscita ha mandato su tutte le furie i fan del primo film.

Con un sequel del genere era davvero difficile fare di peggio, infatti il terzo capitolo, pur presentando comunque molti difetti, ha saputo smussare alcuni dei principali problemi del secondo film, scegliendo saggiamente di ignorare quanto avvenuto in precedenza e ponendosi in continuità solo con il primo capitolo.
Paradossalmente però, il voler a tutti i costi collegare la pellicola al brand de L'esorcista l'ha portata inevitabilmente a capitombolare soprattutto dalla seconda metà in poi.
L'opera infatti inizia immergendoci in un setting completamente diverso rispetto al passato, avvicinandosi molto di più agli stilemi del genere crime attraverso le indagini del Tenente Bill Kinderman, impegnato su un difficile caso di delitti seriali a sfondo religioso.
Con il proseguire della trama, diventa sempre più palese il modo forzato con cui si è deciso di riaprire i ponti con il capitolo originale, puntando su ritorni improbabili e su alcune sequenze di dialogo estremamente pesanti ed eccessivamente didascaliche.
Da un certo punto in poi si avrà infatti l'impressione di trovarsi davanti a un vero e proprio elenco di nozioni con tutta una serie di aspetti che avrebbero sicuramente meritato un grado di approfondimento più coinvolgente.
Il nuovo insuccesso legato alla saga - capace di generare anche una versione alternativa del terzo film uscita solo negli Stati Uniti - ha inevitabilmente portato l'intero franchise a uno stop forzato fino all'ultimo, disastroso, capitolo (almeno per ora) arrivato al cinema.

Genesi problematiche ed eredità ingombranti

Avventurarsi nei territori del prequel è sempre un grosso rischio, anche se in questo caso la posta in gioco era più alta del solito: far tornare alla ribalta una saga horror di successo sorretta però esclusivamente dal primo e inarrivabile film, senza calcolare minimamente i sequel.
Non si sa bene per quale motivo, ma gli autori de La Genesi è come se avessero preso alcuni concetti del secondo capitolo per trasportarli direttamente nel prequel (uscito nel 2004), andando di nuovo a puntare sulla carta dell'esotismo, mostrandoci un giovane Lankester Merrin alle prese con la sua fede vacillante.
Tra i tanti problemi della pellicola vi è sicuramente il modo didascalico con cui viene presentato qualsiasi elemento.
Il solo fatto che Merrin non abbia più fede viene ribadito dall'inizio alla fine senza soluzione di continuità, quasi come a ritenere gli spettatori incapaci di comprendere appieno il concetto la prima volta.
Anche il modo con cui è stata trattata la componente sovrannaturale risulta in più punti esageratamente macchiettistica, con tanto di scena in cui uno dei personaggi pesca a più riprese la carta dei tarocchi raffigurante il Diavolo, cercando ancora una volta di ricordare al pubblico che sta guardando un film che tratta di demoni malvagi.

La stessa dimensione orrorifica legata alla tensione costante delle origini è stata eliminata di netto in favore dello splatter.
Quest'ultima componente risulta comunque fuori luogo, attraverso una violenza inutilmente gratuita (nonostante si parli di un film horror) e di scene capaci di entrare di diritto nella storia del trash, su tutte la sequenza delle iene assassine realizzate in computer grafica.
L'unico momento in grado di coinvolgere un minimo lo spettatore è la parte finale (di pochi minuti), completamente scollegata da tutto il resto e capace, con le dovute accortezze, di richiamare per alcuni brevi momenti quanto visto nel primo film.
In sostanza, nonostante i due clamorosi flop precedenti, si è deciso di non fare tesoro degli errori commessi in passato andando anzi a rimarcarli in più occasioni.
Guardando quindi l'intero franchise, non si può che farsi prendere dallo sconforto per una gestione così superficiale dei concetti cardine della saga, partendo dalle tematiche legate a fede e scienza fino ad arrivare alla qualità tecnica raggiunta dal primo film.

Complice anche il postmodernismo imperante, quello che rimane oggi della saga è qualche filmato jumpscare presente su Youtube o qualche parodia celebre come quella vista in Scary Movie 2, a testimonianza di quanto sia cambiata la stessa concezione di horror nelle nuove generazioni, capaci di trovare Paranormal Activity in realtà molto più spaventoso del primo film de L'esorcista.
Dopo comunque un lungo silenzio, si è deciso ancora una volta di tornare sulla saga, questa volta in formato di serie tv che è comunque riuscita a trovare nuovamente il favore della critica.

Che voto dai a: L'Esorcista

Media Voto Utenti
Voti: 43
8.2
nd