L'esercito delle 12 scimmie: quando Terry Gilliam predisse il nostro futuro

Il 5 Gennaio 1996 usciva in Italia L'Esercito delle 12 Scimmie di Terry Gilliam. Ecco secondo noi come e perché ha predetto il nostro futuro.

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L'Esercito delle 12 Scimmie di Terry Gilliam è un film di fantascienza estremamente riuscito. Non molte opere sono state capaci di mostrarci un futuro così oscuro, infernale e distopico come questo lungometraggio, uscito nel 1995 e frutto di un complessissimo lavoro di scrittura, nel quale furono coinvolti David e Janet Peoples, che si ispirarono al celeberrimo cortometraggio La Jetéè di Chris Marker del 1962.
Eppure, in questo 2021 in cui il Covid-19 ci insegue, in questa società dove il lavoro sembra sempre più un lusso, i rapporti sociali sempre più assenti e il potere politico è sovente nelle mani di uomini sinistri e populisti, siamo costretti ad ammettere che l'ex Monty Python forse non confezionò un prodotto poi così improbabile o fantasioso.

La pandemia che ha distrutto la civiltà

Ne L'Esercito delle 12 Scimmie il virus viene creato da un gruppo di terroristi fanatici (così come le teorie complottiste del Covid pensano alla nascita in laboratorio) e James Cole (Bruce Willis) è rispedito avanti e indietro nel tempo per prendere campioni da riportare nell'anno 2035.
Solo gli animali vivono sulla superficie, ed è agli animali che dobbiamo il nostro Covid-19, questo nemico insidioso che ha paralizzato il mondo, fermato le nostre vite, distrutto molte altre e su cui ancora oggi vi sono tante teorie diverse.
Ma quello che lascia stupefatti, guardando oggi il film di Gilliam, è come tale virus si fosse diffuso mediante modalità sostanzialmente identiche a quelle che tutti oggi conosciamo: un singolo viaggiatore, che attraverso un aereo di linea si reca in diverse città nel mondo, compiendo il primo step verso l'apocalisse.
In breve l'esterno, così come mostrato dal film, per noi è diventato un mondo a parte, deserto, ostile, in cui la natura si riprende il suo posto, gli animali sostituiscono l'uomo, quasi che il Pianeta Terra ricominciasse a respirare libero dal vero "morbo": gli umani.
E se ripensiamo al 2020, a ciò che abbiamo vissuto, alla pandemia che non ci permetteva di uscire, ai delfini visti a Venezia o a cervi e cinghiali in giro per le strade, ci rendiamo conto che L'Esercito delle 12 Scimmie (così come film quali Io Sono Leggenda) non aveva poi fatto altro che prevedere il prevedibile.

Cambiare il passato per salvare il presente

Riscrivere le storia, modificarla secondo i nostri desideri, renderla più consona alla nostra sensibilità e ai nostri scopi. In fondo era questa la missione di James Cole ne L'Esercito delle 12 Scimmie.
Egli era solo uno dei tanti mandati indietro nel tempo, con l'incarico di cambiare il futuro (il suo presente in realtà), mentre oggi viviamo a stretto contatto con il riscrivere la storia, il passato.
Molte statue vengono abbattute, uomini che erano considerati simbolo o modello da imitare sono ora descritti come criminali o esempi di cosa non essere nella società.
Il cinema poi è nel mezzo di una pesante rivoluzione, dove il passato viene modificato, sovente in modo fantasioso, nel nome dell'inclusività, i film dei nostri giorni sono chiamati spesso quasi a rimediare a errori o presunti tali commessi nei decenni precedenti.
Lo stesso concetto di comicità viene sempre più limitato, ridisegnato, libri o film vengono condizionati da disclaimer, quasi si cercasse di tornare indietro, eliminare ogni traccia di razzismo e machismo dal nostro passato, trovare nello stesso modo un antidoto per salvare un presente in cui l'odio di genere o il colore della pelle determinano sovente la differenza tra vita e morte.

Un XXI secolo abitato da un'umanità violenta

L'Esercito delle 12 Scimmie ci parlava di una società moderna che utilizzava in modo massiccio la violenza.
Non si tratta di qualcosa di limitato semplicemente a quella sottospecie di regime dittatoriale a cui sono sottoposti gli uomini nel 2035, quanto una costante della nostra storia. Il dissenso non è tollerato, James Cole nel passato viene internato e drogato perché nessuno gli crede o lo vuole sentire, così come il Jeffrey Goines di Brad Pitt, per molto tempo considerato il "cattivo" del film, salvo scoprire che è solamente un attivista ambientalista un po' stralunato.
L'odio non è vestito di follia o stranezze, ma indossa un'apparenza di rispettabilità, è dentro l'anima dell'insospettabile Dottor Peters (David Morse), colui che darà inizio allo sterminio.
Peters è un uomo del XX secolo abitato da idee religiose radicali da medioevo oscuro, un po' le stesse che una politica populista sempre più imperante e diffusa ha reso di nuovo dominanti in Europa e oltreoceano.
Basta controllare i tweet o le iniziative di Trump, Orban, Bolsonaro o di una parte di destra nostrana, un ritorno della matrice radicale religiosa come elemento politico grazie a uomini come Steve Bannon.

Il dramma della nostra epoca è che scopriamo, giorno dopo giorno, quanto il cinema fantascientifico della fine del secolo scorso in realtà avesse semplicemente anticipato problemi, tematiche e conflittualità, sviluppi della società e del sentire comune.
La fantasia ora lo vediamo, è stata vinta dalla realtà, la tecnologia non ci ha reso più liberi, o migliori, la natura si è ribellata, abbiamo visto, ancora una volta, come siamo non padroni ma ospiti di un pianeta che può tranquillamente fare a meno di noi. E il vero problema, come ci mostrò Terry Gilliam in quel 1995, è che non vogliamo mai imparare sul serio questa lezione.

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