Ennio Morricone, il compositore che completava il cinema

Si è spento a 91 anni uno dei più grandi musicisti al mondo, maestro di sconfinata cultura che ha tradotto in note la Settima Arte.

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Cosa si fa, quando muore un artista come Ennio Morricone? Com'è possibile sintetizzare il suo lavoro, la sua importanza, le sue battute, in poche righe, senza scrivere il solito e freddo coccodrillo? Come contenere una cultura sconfinata scegliendo cosa citare, ammorbidendo così una personalità vivace eppure sempre elegante? Impossibile, verrebbe da dire: in fondo le parole non sono mai sufficienti a condensare una vita, specie poi se si tratta di un maestro infaticabile e geniale come Morricone, scomparso all'età di 91 anni dopo un breve ricovero. Compositore brillante, uomo di innata compostezza, raffinato paroliere, figura di gentile superbia. Uomo d'altri tempi con la musica nel sangue e che attraverso la stessa ha saputo rifinire e completare la Settima Arte, con fare pignolo, in modo concreto, lavorando anche sul set direttamente a fianco di registi e sceneggiatori. Era solito ripetere che un musicista-compositore ha lo stesso diritto di imporsi dell'autore o scrittore di un film: il momento creativo è unico e irripetibile per ogni tipologia artistica. Il perfezionamento d'obbligo.

Puntiglioso, stacanovista, innamorato del suo lavoro: Ennio Morricone ha ideato alcune delle più belle e immortali composizioni della storia del cinema, traducendo in note le visioni cinematografiche di alcuni dei più grandi autori mai esistiti. Quali furono le sue collaborazioni più famose? Quali le sue musiche più iconiche? Qual è l'eredità artistica di un maestro così prolifico, brillante e blasonato?

Il Fischio per Leone

La carriera di Morricone inizia a metà degli anni '50, poco dopo aver conseguito il diploma al Conservatorio di Santa Cecilia. La sua specialità è la Tromba, proprio come quella del padre, e i suoi primi lavori spaziano tra cinema e musica leggera, dove comincia a farsi un nome come arrangiatore per la RCA Italia. La prima colonna sonora firmata dal maestro è quella de Il Federale di Luciano Salci, regista con cui continua a collaborare fino al '63, alternandosi tra qualche arrangiamento per Edoardo Vianello, Maurizio Costanzo e Mina e scrivendo anche le musiche de I Basilischi di Lina Wertemuller, sua amica e coetanea. È un periodo di appassionato approfondimento ma poca sperimentazione, elemento creativo che cambia grazie alla collaborazione con Lucio Fulci, di cui cura la colonna sonora de I Maniaci, giocando con la sua anima da arrangiatore e sfruttando note canzoni popolari con ragionata qualità d'intenti. Nel '64 aiuta Bertolucci nel suo Prima della rivoluzione e sempre nello stesso anno firma le composizioni del suo ex-compagno delle elementari Sergio Leone, che uscito dal sottogenere dei Peplum Movie con Il Colosso di Rodi punta al western, genere cinematografico non più così in voga negli anni '60.

Leone prende lo spaghetti western e lo rende più appetibile e di successo, guardando al cinema del mitico Akira Kurosawa e reinventando di sana pianta il genere, ridandogli lustro e riscrivendone alcuni archetipi, divenendo nel corso degli anni successivi uno dei più grandi maestri western di sempre, grande quanto John Ford. Non avrebbe avuto lo stesso impatto né la stessa audacia cinematografica, comunque, senza l'apporto fondamentale di Ennio Morricone, che all'epoca aveva già musicato uno spaghetti western, Duello nel Texas di Riccardo Blasco.
E pensare che inizialmente Leone non sapeva neanche chi fosse Morricone, neanche che avessero fatto le elementari insieme. Il regista comprende comunque nell'immediato il carattere del compositore: fermo nelle sue idee, intransigente, di grande personalità artistica. Per il suo primo western chiede al musicista "qualcosa di simile a Dimitri Tiomkin", ricevendo un secco no come risposta. Morricone dichiarerà molto tempo dopo: "Dovetti rifiutare per una questione di professionalità, scegliendo di ispirarmi a un mio vecchio brano simile a una ninna nanna".

Il regista non ha il controllo su Morricone, per cui non esistono compromessi: lui è musica e gestisce il suo comparto. Si può essere d'accordo oppure no, ma non esistono imposizioni, solo richieste. Leone e Morricone, comunque, si scoprono più o meno d'accordo sui temi e le tematiche da tradurre in musica, e alla fine è lo stesso autore a complimentarsi con il compositore per le sue idee e i suoi arrangiamenti, per la scoperta del fischiatore Alessandro Alessandroni e per "aver fatto il film". Fatto, non composto.
Ultimato, confezionato, rifinito, perfezionato. Morricone ha dato un'anima ai western di Leone, rendendoli inimitabili, riconoscibili, completi e inossidabili, da Un pugno di dollari a Giù la Testa fino a Il buono, il brutto e il cattivo e all'eccezionale C'era una volta in America, dove l'elemento nostalgico prendeva però sopravvento su tutto, denaturando l'atmosfera d'appartenenza e superando la soglia del dramma, arrivando a destrutturare e ri-stratificare alcune parti dello stile stesso di Morricone, proprio mentre Leone firmava nel 1984 il suo massimo capolavoro, suo epitaffio cinematografico.

Il Morricone degli Altri

Nonostante la popolarità del Maestro debba molto al cinema di Leone, tra gli anni '60 e '80 Morricone collabora con altri grandi autori italiani e internazionali come Marco Bellocchio (I pugni in tasca), Pasolini (Uccellacci e Uccellini), Sergio Corbucci e Sergio Sollima, Giuliano Montaldo (Ad ogni costo), Elio Petri, Gassman, Comenicini, Argento. Tutti lavori a loro modo indimenticabili ma pochi immortali quanto le musiche scritte per Leone, esattamente come il loro rapporto collaborativo di stampo feticcio. Quelli che ci sono sicuramente andati più vicino sono Dario Argento, Corbucci, Montaldo e Petri, e soprattutto per questi ultimi due Morricone ha firmato delle composizioni magistrali per stile e chiarezza d'intenti come le colonne sonore di Sacco e Vanzetti e di Indagine su di un uomo al di sopra di ogni sospetto.
Nella sua lunga e straordinaria carriera, Morricone ha composto alla fine più di 500 colonne sonore, arrivando nel '68 e nel '71 a scriverne 21 in un solo anno. I primi cali di questa impressionante mole di lavoro arrivano negli anni '80, con la morte di alcuni dei suoi più grandi amici e collaboratori e l'inizio di nuove esperienze internazionali con Brian De Palma (Gli Intoccabili), William Friedkin, John Carpenter (La Cosa) e Roman Polanski. Quella che è forse la sua cotta artistica più importante dopo Leone è però il colpo di fulmine con Giuseppe Tornatore, con cui inizia il suo percorso lavorativo nel 1988, componendo le magiche, sognanti, nostalgiche e commoventi musiche di Nuovo Cinema Paradiso.

I due diventano amici e c'è un rispetto reciproco che porta armonia e carattere alla diverse composizioni, cinematografiche e musicali, da quelle nuovamente superlative de La leggenda del pianista sull'Oceano a La Corrispondenza, che è anche l'ultima colonna sonora scritta dal maestro, nel 2016.
Al netto di un'esperienza tanto importante e di un uso dei suoni sempre attento a rispettare lo spirito compositivo dell'immagine senza mai tradire il senso stesso della musica morriconiana, il Maestro non è mai riuscito a vincere un Premio Oscar nell'epoca più prolifica, né con i film di Leone (popolari e rivalutati nel tempo come grandi esponenti di genere), né con Elio Petri e nemmeno con le colonne sonore effettivamente candidate come quelle di Mission di Roland Joffé o de I giorni del Cielo di Terrence Malick.

A parmettergli, alla fine, di stringere quella statuetta tra le mani per merito diretto (e non per riconoscimento della sua carriera) è stato il suo più grande fan, Quentin Tarantino, quando nel 2015 gli chiede di comporre le musiche per The Hateful Eight. È un ritorno al western e al passato ma con sprazzi di evidente angoscia e ricercatezza che il Morricone quasi novantenne impone al Morricone giovane e fischiettante. Ci mette tutto se stesso e ogni briciolo di conoscenza della musica come archetipo narrativo e melodico del genere che ha contribuito a creare e plasmare e torna infine, a un anno esatto prima del suo ritiro, a firmare l'ennesimo capolavoro sonoro.

E lo si intuisce già in apertura, quando Tarantino si allontana dal Cristo congelato per spostare l'attenzione verso l'Ultima Diligenza per Red Rock. Quella stupefacente opening credits del film sarebbe stata il nulla senza l'apporto della cultura musicale di Morricone, che ha dimostrato ancora una volta di non essere un mero orpello creativo ma completista e perfezionista del cinema stesso, come d'altronde ha sempre fatto.

Ha musicato l'anima della Settima Arte, trasformando in note la magia del cinema, trasmutandola da vicino, concretamente, e donando piena e meritata immortalità alle sue composizioni e ai film dei suoi blasonati amici e colleghi registi, spegnendosi infine in silenzio, sullo sfondo, "per non disturbare", quasi fosse un addio in meravigliosa comunione con la sua intera esistenza, vissuta per aiutare e ultimare l'arte cinematografica dal dietro le quinte, vederla sbocciare al pieno delle sue potenzialità sul grande schermo.

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