Encanto: perché Non si nomina Bruno è un successo musicale?

Non si nomina Bruno è il nuovo fenomeno Disney del momento, superata anche Let It Go. Vi spieghiamo perché la canzone funziona.

Encanto: perché Non si nomina Bruno è un successo musicale?
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"Non si nomina Bruno" ha superato "Let it Go" di Frozen nelle classifiche Billboard, diventando il singolo di maggior successo della Disney in 26 anni. Un risultato incredibile per la hit di Encanto, che lo stesso Lin Manuel Miranda ha ammesso di non aver previsto, di esser stato colto di sorpresa: in una recente intervista ha paragonato la canzone di Bruno al suo "Send in the Clowns", che in Italia è nota come "Entrino i Pagliacci", scritta da Stephen Sondheim nel 1973 per il musical A Little Night Music. Un successo planetario, quello di Sonheim, che ha visto la sua canzone essere incisa e reinterpretata da più di novecento artisti, tra cui Barbara Streisand, Frank Sinatra, Kenny Rogers, Angela Lansbury, Catherine Zeta Jones e Madonna, in una versione live.

Miranda non ha esagerato, però, perché "Non si nomina Bruno", dopo questo successo, potrebbe prestarsi a numerose altre interpretazioni da parte di cantanti di fama internazionale. Prima, però, di lanciarci in spregiudicate supposizioni sul futuro, cerchiamo di capire cos'ha funzionato nella canzone, colonna portante di una OST già di per sé vincente (qui potete trovare il nostro speciale sulla colonna sonora di Lin Manuel Miranda per Encanto).

Parlateci di Bruno

Nel caso in cui foste arrivati qui senza sapere di chi stiamo parlando, ci troviamo dinanzi a un personaggio molto atipico dell'ultimo Classico Disney, Encanto (leggete qui la nostra recensione di Encanto).

Bruno è lo zio della protagonista, Mirabel, scomparso da quando il suo talento, quello di prevedere il futuro, non ha fatto altro che portare sciagure. Ogni sua visione e profezia lo hanno portato a raccontare dolore, tristezza ed eventi catastrofici, spingendolo a evadere dal contesto familiare, non più gradito. Lui, però, si è nascosto tra le mura della casa di Encanto, come se fosse un novello protagonista di Parasite, e vive con i topi, osservando da lontano ciò che più ha amato in tutta la sua vita: quella stessa famiglia che non lo nomina, perché non si parla mai di Bruno, sintomo di sciagura. Dopo aver saputo qualcosa di lui nella happy village song che presenta i parenti di Mirabel, Lin Manuel Miranda ci regala un'intera canzone dedicata a lui, per l'appunto "Non si nomina Bruno". Una composizione atipica, perché se "Let it Go" di Frozen era una ballata che permetteva a Elsa di esprimere tutti i propri sentimenti liberandosi - molto in stile "Fuori di qua" di Quasimodo, cantata da Massimo Ranieri, o anche "Voglio diventare presto un re" di Simba, cantata da George Castiglia -, stavolta non abbiamo il protagonista del testo ad esprimersi; non c'è Bruno.

La melodia è una canzone molto pop, intrisa di elementi latini, estremamente moderna, slegata dai canoni barocchi delle ballate proposte nei Classici del Rinascimento e degli anni subito dopo. Con l'uso di strumenti colombiani, Miranda lancia degli elementi di hip-hop, con dei beat che iniziano dopo un minuto facendo da sottofondo alla parte cantata da Dolores, funk e anche legati al tango.

L'atipica villain song di Bruno

C'è di più, però, perché "Non si nomina Bruno" ha bisogno di lasciarci credere che quest'ultimo sia l'antagonista della nostra vicenda (qui potete trovare la nostra analisi sull'antagonista di Encanto), l'uomo che nel futuro vede solo il male e vuole che si abbatta sulla casa della famiglia Madrigal.

Per questo Miranda insegue dei bisbiglii e delle melodie che ci lasciano ricordare quanto fatto ne Il Re Leone con Scar, quando canta "Sarò Re", facendo emulare alle iene la marcia nazista, come mostrato nel documentario Il trionfo della volontà. La differenza è che adesso Bruno viene presentato dai protagonisti del film, che quindi proiettano su di lui le proprie ansie, individuando un capro espiatorio totalizzante. Immediatamente dopo tutti gli abitanti del villaggio aiutano Mirabel a capire quanto pericoloso sia nominare Bruno, pur essendo lei indifferente a tutte queste dicerie e desiderosa di saperne di più dello zio scomparso. Ogni famiglia è destinata ad avere un Bruno, in qualsiasi direzione vogliate osservare questo fenomeno: "Non si nomina Bruno" arriva a essere una "gossip song", inaugurando una sorta di nuovo filone che va oltre le happy village song e le I want song che fino a oggi Disney ha utilizzato nelle proprie colonne sonore. Questo la rende speciale e unica, sia agli occhi di chi la ascolta che alle orecchie di chi la analizza in maniera più approfondita, rendendoci complessa anche l'individuazione di un precedente storico nei Classici.

Un personaggio che veniva vessato in questo modo non l'abbiamo mai trovato, se non, ma in maniera molto più sporadica e soffice, in "Bonjour", la happy village song di Belle ne La Bella e la Bestia, nella quale l'intero villaggio si presenta perplesso da alcune azioni svolte dalla protagonista, che si lascia distrarre dalle sue letture. Se, però, "Bonjour" è principalmente cantata da Belle e il villaggio le fa da coro, in "Non si nomina Bruno" non c'è la possibilità di sentire la versione del soggetto della canzone, anzi, fino a quel momento non l'abbiamo nemmeno mai visto.

Una miscela di elementi per un capolavoro

Bruno potrebbe essere il cattivo, come dicevamo poche righe più su, e nessuno ci conduce a pensare che potrebbe essere stato frainteso, così come l'errore in sede di adattamento italiano ci sta facendo credere che sia sparito, quando in realtà non si hanno semplicemente sue notizie da anni. Scoprire, in seguito, che Bruno in realtà ama la famiglia tanto quanto Mirabel e che le sue profezie vanno semplicemente contestualizzate e analizzate nel miglior modo possibile, ci permette di comprendere che non siano dinanzi a un vero e proprio villain. Questo rende la canzone una atipica villain song, come d'altronde l'intero film di Encanto ci ha spiegato che non serve un antagonista per creare un conflitto.

L'abilità di raccontarci tutti questi aspetti narrativi in una sola canzone, con un testo che, nell'adattamento italiano molto fedele all'originale, ci spinge a vedere tutte le sfaccettature di Bruno, si esalta poi in quanto già detto dal punto di vista musicale: Miranda miscela più generi in una sola canzone e compie dei cambi repentini di ritmo che gli permettono di creare un pot-pourri di elementi musicali non sempre facili da far sposare.

Ogni protagonista ha, d'altronde, il proprio modo di cantare e di esprimersi, come è anche per quanto riguarda i propri talenti: se, quindi, Pepa inaugura l'intero racconto con la classica ballata, affiancata da suo marito Felix, poi tocca subito alla già citata Dolores spostarsi sull'hip-hop, con un beat che viene subito raccolto da Camilo, che spinge il ritmo e la tonalità verso una maggiore oscurità, che poi esplode nel coro del villaggio. Il duetto tra Isabela, il cui ingresso ristende la melodia, e Dolores, che le si sovrappone, lascia il beat di fondo a fare da tappeto a una maggior liberatoria ballata, che, nell'atto della preparazione della tavola per l'incontro con Mariano Guzman, rigetta tutto nello stesso pentagramma ed esplode in un mix di elementi che è proprio del musical, nel suo momento topico. Un capolavoro che alla Disney mancava da tanto e che non poteva non essere firmato dall'eroe di Hamilton.

La particolarità è che Disney si stava preparando per proporre alla corsa all'Oscar Dos Oruguitas come miglior canzone originale: cantata da Sebastian Yatra anche nella versione italiana, rappresenta la classica ballata che Disney ha sempre presentato nei propri Classici, con delle melodie che sembrano rievocare molto anche "In fondo al mar" de La Sirenetta. Bruno sembra, invece, scritta appositamente per un'audience molto orientata al musical teatrale, destinata a conquistare più di quanto abbia fatto fino a questo momento. Forse anche l'Academy.

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