Elysium, In Time e l'importanza della fantascienza sociologica

A volte, per parlare del presente senza filtri né censure, è necessario utilizzare il contesto futuristico: scopriamo insieme come.

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La fantascienza è forse uno dei generi cinematografici più malleabili in assoluto, capace di amalgamarsi senza problemi a un numero spropositato di stili e influenze molto distanti tra loro, spaziando dall'epica al fantasy, dall'horror alla commedia, dal romance al thriller, grazie anche a un vasto numero di sottogeneri in grado di intercettare le fasce di pubblico più disparate.
C'è però un insieme di idee, concetti e suggestioni che, a partire dagli anni '50, è riuscito a farsi strada diventando via via una costante all'interno di moltissime opere sci-fi (anche recenti), in grado di porre una lente d'ingrandimento sul mondo del domani per descrivere, in maniera tanto lucida quanto disarmante, i problemi dell'oggi.
Per comprendere al meglio il ruolo, a tratti importantissimo, che svolge tutt'ora la fantascienza sociologica, è quindi doveroso partire, in prima battuta, dal presente in cui viviamo.

Un mondo in rovina: il nostro

Spesso, per i motivi più disparati, ci lasciamo letteralmente scivolare addosso tutta una serie di informazioni (più o meno utili) che i media ci forniscono in modo costante o, in alcuni casi, addirittura invasivo, durante l'arco della giornata. Il flusso costante di notizie a cui siamo sottoposti quotidianamente ci ha però lentamente desensibilizzati a livello cognitivo. Macrotemi importantissimi come la salvaguardia ambientale o l'enorme divario tra Nord e Sud del mondo vengono oggi recepiti come un qualcosa di "astratto", persino di normale, in quanto fenomeni estremamente complessi e stratificati, difficili da assimilare tanto quanto da accettare, poiché considerati lontani dalla nostra vita di tutti i giorni (seppur in realtà ci coinvolgano molto da vicino).
Ogni mese è infatti possibile vedere un servizio che ci ricorda quanto il nostro pianeta sia in pericolo per via dell'inquinamento, oppure una pubblicità che ci mostra la situazione in cui si trovano le popolazioni più povere del pianeta, particolari che però, in fin dei conti, non ci scalfiscono così tanto.

Fenomeni di tale portata, che possiamo considerare senza ombra di dubbio tra i problemi principali del pianeta, non possono essere in alcun modo affrontati dal singolo individuo che, anche per questo, decide semplicemente di rimuoverli, cancellarli, spostarli in un angolo della memoria lasciandoli in stand-by per un tempo indefinito, perché fondamentalmente irrisolvibili in breve tempo e senza organizzazione.
Ed è anche per questo che, se ci pensiamo un attimo, su internet (dove si può parlare liberamente di qualsiasi cosa senza vincoli e/o imposizioni), i contenuti futili, superficiali o semplicemente disimpegnati riescono a far breccia molto più facilmente sulla collettività rispetto a quelli maggiormente riflessivi, complessi o divulgativi.
Questo modo di fruire il web non è però da intendersi come un qualcosa di negativo ma forse, più semplicemente, come l'unico possibile, dato che il nostro tempo libero si riduce sempre di più e così, anche per questo, sentiamo costantemente il bisogno di svagarci ogni volta che possiamo, attraverso la fruizione di contenuti leggeri piuttosto che "perdere tempo" nell'analizzare e/o discutere di temi talmente enormi e importanti da risultare a tratti paradossalmente intangibili.

In questo scenario sicuramente non idilliaco, un nutrito gruppo di scrittori e autori (o forse sarebbe più opportuno chiamarli semplicemente eroi) tra i quali possiamo annoverare George Orwell, Robert Sheckley, Frederik Pohl, Ray Bradbury, Philip K. Dick (e molti altri) hanno deciso, attraverso uno spirito critico sicuramente molto sviluppato, di analizzare tutte le storture del presente tentando poi di canalizzarle in quel grande calderone che è la fantascienza, provando così a esorcizzare le nostre paure più profonde ponendole alla luce del sole, lì dove chiunque può vederle senza filtri né censure, dando a tutti nuovamente la possibilità di riflettere su tematiche molto complesse in modo semplice e incisivo attraverso l'arma più potente di tutte: l'arte.
La sociologia, così come la conseguente disamina chirurgica del presente all'interno del genere sci-fi, è diventata quindi un mezzo per trattare una moltitudine di temi aberranti, folli e per certi versi addirittura terrorizzanti, usando però la cornice futuristica come una sorta di schermo protettivo in modo da descrivere, attraverso un linguaggio di finzione, numerosi aspetti critici legati indissolubilmente al nostro vivere quotidiano, senza disdegnare talvolta anche contaminazioni con la satira e/o il genere grottesco.

Fratello Maggiore

In Elysium, film del 2012 diretto da Neill Blomkamp con Matt Damon nel ruolo del protagonista Max Da Costa, veniamo trasportati in un mondo distopico in cui la divisione tra ricchi e poveri è rappresentata da un'avveniristica stazione orbitale, Elysium appunto, su cui solo le persone più ricche possono abitare e dove si può guarire molto velocemente da qualsiasi tipo di malattia.
Sebbene la suddivisione effettuata da Blomkamp possa in un primo momento sembrare a tratti didascalica e per certi versi populista (dato che si può incorrere facilmente nel binomio ricco/cattivo e povero/buono) in realtà non è assolutamente così, dato che è proprio l'estremizzazione di uno dei concetti su cui si basa la fantascienza sociologica, che si prefigge il compito di alzare i toni semplicemente per mettere in risalto i problemi reali che attanagliano il nostro presente.
Elysium mette quindi in luce tutte le storture del capitalismo sfrenato, ponendoci di fronte alla (se vogliamo folle) suddivisione tra Nord e Sud del mondo che, ormai da tempo immemore, è alla base del nostro sistema economico.
Il regista delinea così una realtà futuristica/futuribile in cui il pianeta Terra è ormai allo sbando, senza più risorse e privo di prospettive, scegliendo di mostrare allo spettatore un qualcosa che in realtà già conosce ma che, di norma, sceglie consapevolmente di ignorare; l'opera permette quindi a chiunque di riflettere sul concetto stesso di ricchezza, dato che anche noi, pur senza possedere magari conti milionari, siamo in realtà dei Bill Gates inconsapevoli rispetto a chi non può permettersi neanche un pasto al giorno o alla settimana.
La stazione di Elysium non rappresenta quindi la ricchezza come concetto fine a se stesso, quanto invece l'ingiustizia sociale alla base del mondo in cui viviamo, in cui convivono realtà socioeconomiche completamente diverse e sempre più spesso diseguali, in cui si passa da un estremo all'altro senza soluzione di continuità.
Ed è proprio in questo modo che la fantascienza sociologica, seppur per breve tempo, riesce (quasi come per magia) a riportare alla luce concetti messi in stand-by dalla nostra memoria, così da farli riemergere andando a rimarcare, ancora una volta, tutto ciò che non funziona nel nostro presente usando uno scenario all'apparenza lontanissimo da noi ma in realtà tremendamente vicino.

Nel film In Time, uscito nel 2011 e diretto da Andrew Niccol, l'accento è posto ancora una volta sul tema della disuguaglianza sociale; il protagonista delle vicende, interpretato da Justin Timberlake, vive in un mondo in cui l'invecchiamento è stato sconfitto e la valuta corrente non è il denaro ma il tempo che resta da vivere a ogni singolo individuo, che può essere usato per comprare qualsiasi tipo di bene materiale.
Il regista mette in scena un mondo in cui il divario tra le diverse classi sociali non è stato minimamente superato (ma, anzi, amplificato) pur eliminando il denaro dal sistema economico, così da focalizzarsi sull'ineluttabilità dei vari meccanismi che, ancora oggi, sono al centro delle disparità culturali e sociali che contraddistinguono il mondo che ci circonda.
Spesso, in numerosi film di fantascienza, è presente anche il tema della salvaguardia ambientale, affrontato molte volte in modo diretto e a tratti brutale; numerose opere, infatti, descrivono la Terra del futuro come un luogo freddo e inospitale, devastato dalle guerre nucleari o dall'inquinamento, ponendo però al centro di tutto quasi sempre l'uomo, spesso causa primaria della propria distruzione per via della sua sete di potere e/o cupidigia.
Ne è un esempio la celebre frase di Morpheus, iconico personaggio di Matrix, film cult del 1999 creato e diretto dalle Sorelle Wachowski, in cui viene descritta un'umanità sull'orlo del baratro disposta a tutto pur di uscire vincitrice dallo scontro con le macchine: ancora non sappiamo chi colpì per primo, se noi o loro. Sappiamo però che fummo noi a oscurare il cielo.

Oltre a tutto questo, ci sono anche moltissime opere che hanno utilizzato la cornice fantascientifica per analizzare la politica, come il famosissimo romanzo 1984 di George Orwell, attraverso una critica precisa e puntuale verso qualsiasi forma di totalitarismo.
Lo stesso Arancia Meccanica, capolavoro intramontabile diretto da Stanley Kubrick e tratto dall'omonimo romanzo di Anthony Burgess uscito nel 1962, è una denuncia feroce a una società votata in tutto e per tutto alla violenza, in cui chi dovrebbe difenderci dalle ingiustizie si rivela infine come un male peggiore rispetto a quello che dovrebbe combattere.
L'elenco delle opere sci-fi al cui interno c'è una forte componente sociologica è in realtà sterminata, dato che, per ovvi motivi, la disamina del presente (in qualsiasi anno lo si faccia) è per forza di cose un'operazione che richiede uno studio attentissimo di tutto ciò che ci circonda, attraverso un'analisi il più possibile precisa della politica, dei costumi, della morale comune e, in linea più generale, di tutto ciò che ci identifica come esseri umani in rapporto anche al modo in cui ci interfacciamo con il nostro pianeta che, in fin dei conti, è la casa di tutti.

La fantascienza sociologica è quindi ancora oggi (forse addirittura più di ieri) estremamente importante per far luce sul nostro presente, sulle nostre contraddizioni e, soprattutto, sui nostri difetti.
Con il passare del tempo, infatti, non solo la letteratura e il cinema, ma anche le serie TV e i videogiochi (basti pensare a opere recenti come Black Mirror o Deus Ex) hanno deciso di focalizzarsi in modo marcato su numerosi macrotemi spinosi intessuti in maniera univoca al nostro vivere quotidiano, così da farci riflettere attentamente sul nostro presente (e sul nostro futuro) per, almeno si spera, non commettere più gli errori del passato.

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