Ellen Ripley, il cuore umano della saga di Alien

In occasione dell'Alien Day ricordiamo la storica protagonista del franchise, di cui aspettiamo tuttora il ritorno.

Ellen Ripley, il cuore umano della saga di Alien
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Un paio di mesi fa un fan ha chiesto al regista Neill Blomkamp, tramite Twitter, se il suo progetto legato ad Alien (un quinto capitolo della saga principale, ambientato però dopo Aliens - Scontro finale, fingendo che il terzo e quarto episodio non esistano) verrà effettivamente realizzato. Il cineasta sudafricano ha risposto in modo poco incoraggiante, poiché il suo film è stato rimandato per permettere a Ridley Scott di completare in tutta tranquillità l'imminente Alien: Covenant. E siccome la componente prequel del franchise dovrebbe continuare con almeno altri due lungometraggi è legittimo dubitare del completamento del progetto di Blomkamp. Una notizia che ha rattristato gli appassionati poiché quel sequel alternativo avrebbe riportato al cinema Ellen Ripley, l'agguerrita protagonista umana della saga. Un personaggio che ha rivoluzionato il cinema in più modi: basti pensare che la sua interprete, Sigourney Weaver, è stata la prima attrice a ricevere una nomination all'Oscar come miglior attrice per un film di fantascienza. Pertanto, in occasione dell'Alien Day del 26 aprile, abbiamo voluto ripercorrerne l'evoluzione sullo schermo, dai debutti un po' modesti alla trasformazione in icona di genere.

Ripley chi?

Nella prima stesura del copione di Alien il personaggio doveva essere un uomo. O meglio, il sesso dei vari protagonisti non era precisato (nella sceneggiatura e nel film vengono tutti chiamati esclusivamente per cognome), ma nell'intenzione degli autori Ripley non doveva essere una donna, principalmente per evitare la convenzione narrativa della final girl che proprio in quegli anni iniziò ad imporsi nel cinema horror. Ebbe la meglio Scott, il quale scelse la Weaver, all'epoca esordiente, per un ruolo in apparenza poco importante (i nomi di un certo peso nel cast erano Tom Skerritt e John Hurt), che in realtà diventa fondamentale nel corso del film, poiché è Ripley a mettere in discussione le direttive dall'alto che porterebbero alla morte di innumerevoli persone e, nel tesissimo finale, ad affrontare il temibile xenomorfo in uno scontro che la promuove a grande eroina cinematografica. E poi il meritato riposo, in una sequenza di commiato al contempo gioiosa e inquietante.

Guerra aperta

Passano gli anni, e la 20th Century Fox decise finalmente di dare nuova vita al franchise, con qualche difficoltà iniziale poiché molti registi erano giustamente intimiditi dall'idea di seguire le orme di Scott. Poi arrivò James Cameron, con l'idea vincente di trasformare quello che in origine era un horror allo stato puro in una pellicola d'azione, il che portò anche ad un cambiamento radicale del ruolo di Ripley, decisamente meno spaventata al secondo giro. Ma non è solo la componente action a rendere il personaggio una presenza preziosa: anticipando di cinque anni l'evoluzione di Sarah Connor in Terminator 2, Cameron gioca anche sulle qualità femminili di Ripley, in particolare il suo essere madre, in senso letterale (la figlia, complice un'ibernazione sospesa protratta, è cresciuta senza che Ellen fosse presente) e figurato (tramite l'introduzione di Newt, la bambina che Ripley salverà dalle grinfie della Regina Alien). Considerando le origini quasi da B-movie del franchise, un tale approfondimento psicologico ha un che di inaudito, ma è anche una scelta logica se si pensa all'esperienza e al talento di Weaver.

Amore e morte

Alien 3 è generalmente considerato la pecora nera della saga principale, a causa dei disaccordi tra il regista David Fincher (il quale ha successivamente rinnegato il film) e la Fox, con tanto di censura dei contenuti speciali quando la "quadrilogia" originale è stata editata in DVD per la prima volta. Eppure in mezzo al caos ci sono diverse idee valide, tra cui l'elevazione di Ripley a figura cristologica, disposta a sacrificarsi per il bene della razza umana. Notevole anche l'aderenza sottile a una delle regole classiche del cinema horror: questo è l'unico capitolo del franchise in cui Ripley ha un rapporto carnale con un uomo, ed è anche quello che si chiude con la sua morte (e nel 2012, in occasione del suo cameo in Quella casa nel bosco, Weaver ha allegramente sbertucciato il concetto della "vergine" nei film del brivido, alludendo anche al caso particolare di Ripley). Verrebbe spontaneo pensare che la storia finisse qui, e invece no...

Maternità anomala

Alien - La clonazione è, ad oggi, l'ultima apparizione ufficiale di Ripley sullo schermo (escludendo parodie di vario tipo), o meglio, di una versione di Ripley: dopo il suo sacrificio nell'episodio precedente un'organizzazione militare ha passato due secoli a cercare di clonarla, con l'obiettivo specifico di ricreare la Regina Alien che era dentro di lei al momento della morte. Catapultata in una situazione a dir poco stramba (Joss Whedon, autore ufficiale della sceneggiatura, ha candidamente ammesso che secondo lui resuscitare Ripley era un'idea terribile), Weaver riesce comunque a dare il meglio di sé con un'interpretazione volutamente straniata, aderente alla nuova personalità "aliena" del personaggio. Motivo in più per volerla rivedere nel progetto di Blomkamp, che consentirebbe a Ripley di mostrare nuove sfaccettature interessanti. In alternativa, c'è la possibilità di ritrovarla in versione giovane in uno dei prossimi prequel, poiché Scott non ha escluso l'ipotesi di far apparire Ripley nel momento in cui la saga inaugurata da Prometheus si intersecherà definitivamente con il primo Alien.

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