Elektra, il punto più basso nella storia dei cinecomics?

Il film diretto da Rob Bowman ha probabilmente distrutto ogni possibilità di vedere ancora una volta l'antieroina creata da Frank Miller.

Elektra, il punto più basso nella storia dei cinecomics?
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Qualche appassionato avrà seguito gli annunci legati alle nuove fasi dell'universo Marvel con le dita incrociate, gettando speranzoso lo sguardo agli scaffali ricolmi di fumetti e puntando alle produzioni più aggressive ed adulte della raccolta, sussurrando in maniera silenziosa il nome di uno degli autori più importanti del medium e al tempo stesso rabbrividendo all'idea di cosa potesse combinare la Disney edulcorando i capolavori di Frank Miller.

La conferma di Daredevil Born Again non ha sorpreso nessuno, la Casa di Topolino si è appropriata dell'ottima serie tv targata Netflix piazzandola sul proprio catalogo proprio nell'ultimissimo periodo, e sarebbe stato folle non rinnovare un prodotto così amato dal pubblico, ma forse qualcuno si aspettava qualcosa che riportasse in auge anche un altro amatissimo personaggio del fumetti, uno di quelli intimamente collegati al Matt Murdock tratteggiato dalla penna di Bill Everett. Speranze disilluse quelle dei fan di Elektra, perché tutto continua tristemente a tacere intorno alla mercenaria greca, con la Marvel che sembra sempre più convinta nel voler cancellare dalla memoria collettiva un personaggio che si è reso protagonista di uno dei punti più bassi dell'intera produzione supereroistica al cinema.

Nessuna visione

La disamina di una pellicola come Elektra non risulta affatto semplice, è come guardare i resti di una città crollata in seguito al terremoto, non sai nemmeno da dove cominciare, c'è solo la consapevolezza che c'è veramente poco da salvare sotto le macerie.

Basterebbero le parole di uno dei diretti interessati per capire la portata del fallimento, perché lo stesso produttore del film Avi Arad, durante un meeting con gli investitori della Marvel, ammise che Elektra fu un grosso errore da non ripetere mai più. Le ragioni alla base del film risiedono soltanto nel successo al botteghino del Daredevil di Ben Affleck, una pellicola nella quale compariva anche Jennifer Garner - star sulla cresta dell'onda grazie alla serie tv Alias - nel costume attillato di Elektra, guerriera greca nonché interesse amoroso del protagonista, la quale moriva proprio tra le braccia dell'avvocato cieco nella fase conclusiva della storia. Il Daredevil diretto da Mark Steven Johnson non ebbe un buon riscontro da parte del pubblico, con lo stesso Ben Affleck che ammise di odiarlo durante un'intervista a Playboy (Daredevil era davvero così brutto?), ma gli ottimi incassi portarono alla produzione di questo improbabile spin-off incentrato su Elektra: un personaggio complicato da gestire sia per toni che per background, ma gli sceneggiatori non si curarono del sottotesto già tratteggiato da Frank Miller e abbozzarono una semplice eroina in lotta col suo passato, la quale si evolveva seguendo le svolte più prevedibili e compassate che l'era dei cinecomic ricordi.

L'intera pellicola venne girata durante una pausa dalle riprese di Alias, con Jennifer Garner obbligata a prendere parte al progetto perché vincolata dal contratto di Daredevil, bruciando i tempi per concludere il prima possibile un titolo di cui nessuno sentiva la necessità. Lo stesso regista sbottò durante un'intervista quando gli chiesero dell'assenza di Ben Affleck in Elektra, dovendo ammettere che non c'era stato il tempo materiale per inserirlo nonostante fosse programmato, perché Jennifer Garner doveva tornare sul set di Alias mentre loro a stento avevano terminato le riprese.

La cura Topolino

Dalle parole e dalle reazioni dei protagonisti appare dunque evidente il problema di fondo di Elektra: la mancanza di un'idea concreta sul quale basare una pellicola già difficile da attuare per conto proprio, affossata in maniera definitiva da una sceneggiatura semplicistica e da modalità di ripresa frettolose.

L'ostica tematica dell'adattamento di un'antieroina sul grande schermo si risolse nella sconfortante edulcorazione vista nel personaggio di Elektra, pensata da Frank Miller per essere ascritta con difficoltà alla categoria dei buoni o dei cattivi a causa della spropositata violenza e al suo stile di vita spesso lontano dalla legalità, e rivista dagli sceneggiatori attraverso l'ottica di una classica storia di redenzione vendibile ad un pubblico di giovani. Da questo punto di vista la Marvel cinematografica si dimostrò precorritrice di uno dei tratti distintivi imposti dalla Disney al momento della sua acquisizione multimiliardaria, con quel suo voler ridurre ai minimi termini i toni dark delle storie più cupe e appiattendo tutte le produzioni su tematiche esplorabili con leggerezza, un atteggiamento che ci ha portato a riflettere anche sul prossimo Daredevil Born Again. Il passato fatto di abusi e violenze, vere o immaginarie che fossero, raccontato da Frank Miller si trasforma per il grande schermo nei trascorsi annacquati della figlia di un greco facoltoso, così da poterli ricollegare nelle tematiche alla piccola Abby che la mercenaria vuole salvare a tutti i costi.

Il lavoro di riscrittura di uno dei personaggi più amati dalla folta schiera di appassionati Marvel non è affatto piaciuto ai fan di Miller, delusi ed anche un po' offesi dalla semplificazione operata dagli sceneggiatori del film, né tantomeno ha funzionato sul pubblico generalista la scialba storia di redenzione vista sullo schermo. Il film di Rob Bowman fu un tonfo clamoroso sia in termini di incassi che di critica, toccando con tutta probabilità il punto più basso dell'intera produzione cinematografica dedicata ai fumetti, e cancellando dai piani della Marvel un personaggio unico che avrebbe meritato una sorte migliore.

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