E.T. l'extra-terrestre: la scena del volo in bicicletta

Riscopriamo insieme una delle scene più iconiche ed emozionanti di E.T. l'extra-terrestre di Steven Spielberg: il volo in bicicletta.

E.T. l'extra-terrestre: la scena del volo in bicicletta
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Seppur gli alieni al cinema siano spesso comparsi sotto forma di entità malvagie o comunque ostili all'intera umanità, già con Incontri ravvicinati del terzo tipo Steven Spielberg ha provato a porsi in maniera differente riguardo all'intero tema, avvicinandosi oltretutto non solo alle atmosfere della fantascienza ma anche a quelle del genere favolistico, trovando in seguito proprio con E.T. la commistione definitiva sul modo benevolo tramite cui rappresentare gli alieni.
La pellicola, entrata nella storia del cinema, riesce così a raccontare in modo delicato ed emozionante la vicenda di un alieno lontano dalla propria casa, regalando agli spettatori un'avventura dalla forte componente emotiva in grado di avvicinarsi alla struttura dei romanzi di formazione.
Tra le scene più iconiche del film figura sicuramente quella legata al volo in bicicletta, intrisa di un profondo sense of wonder in grado di catturare in breve l'essenza stessa della pellicola. Proprio per via della sua grande iconicità, la celebre sequenza che analizzeremo qui di seguito è diventata parte integrante dello stesso logo della Amblin Entertainment, casa di produzione fondata da Spielberg, Kathleen Kennedy e Frank Marshall all'inizio degli anni '80.

Un diverso tipo di alieno

Con E.T. l'extra-terrestre Steven Spielberg traghetta dunque gli spettatori all'interno di una storia dalla forte impronta emozionale adatta a un pubblico di tutte le età.
Uno dei grandi meriti del film è quello di essere riuscito a scardinare alcuni cliché della figura dell'alieno cinematografico a livello mainstream, imbastendo un racconto avventuroso all'interno del quale lo stesso E.T. viene rappresentato come un essere benevolo bisognoso di aiuto e non minaccioso o violento.
Fin dall'inizio infatti la razza aliena non è mossa da desideri di conquista o di distruzione senza senso verso gli umani, con E.T. che per via di un imprevisto non può più ritornare sulla propria nave madre, costretto a trovare un rifugio di fortuna dove nascondersi, spaesato allo stesso modo di un bambino piccolo che non sa più bene cosa fare senza il supporto degli affetti più cari. Un universo dell'infanzia che in ogni caso diventa protagonista del racconto, con Elliot a tirare le fila di una piccola banda di avventurieri, in cui il mondo degli adulti viene semplicemente - quasi del tutto - messo da parte durante il corso di tutta l'avventura.
Allo stesso modo, da un certo punto in avanti sono proprio i militari in realtà ad assumere il ruolo di villain, rimarcando ancora una volta il concetto di ribaltamento dei ruoli, con il protagonista alieno in grado invece di suscitare profonda empatia con gli spettatori.

Lo stesso aspetto di E.T., modellato per essere a tutti gli effetti non gradevole alla vista, risulta un ulteriore step per abbattere qualsiasi forma di pregiudizio, portando sullo schermo quindi una creatura mostruosa dotata però di un grande cuore, capace di far passare il semplice concetto legato al non giudicare nessuno dalle apparenze anche ai più piccoli.

Il fortissimo legame di amicizia che scaturisce così tra Elliot ed E.T. si avvicina molto bene a un contesto fantastico/favolistico, ammantando di un'aura magica l'intero film. Ed è proprio questa componente vicina alla fiaba moderna che ha probabilmente reso così iconica e immortale la scena della bici, puntando moltissimo sul sense of wonder per rimarcare anche l'idea che, grazie alla magia del cinema, tutto può diventare possibile.

Tra favola e fantascienza

Il contesto favolistico assume ancora più importanza quando è proprio il mondo infantile a prendere le decisioni, con Elliot determinato più che mai nel far tornare a casa il suo amico alieno, sfruttando la notte di Halloween per farlo passare inosservato e non incorrere in attenzioni indesiderate.
L'unico problema è che per attraversare la foresta dove deve recarsi E.T., da un certo punto in poi, non è più possibile fare affidamento sulla bicicletta, particolare che in breve sembra mettere la parola fine al tentativo del piccolo alieno di tornare a casa. È lo stesso bambino a far presente a E.T. che ci sono troppe buche per proseguire e che quindi l'unica opzione possibile rimane quella di andare avanti a piedi.

Eppure E.T. sembra avere altri piani, agendo di testa propria e spostando da solo la bicicletta verso un dirupo, riuscendo però subito dopo a farla volare, con Elliot in bilico tra stupore (e anche un po' di iniziale paura) mista a una grande meraviglia per quello che avviene davanti ai suoi occhi.
Il momento in cui vediamo il bambino e l'alieno spiccare il volo, supportato dalla magistrale colonna sonora di John Williams, è ancora oggi in grado emozionare un pubblico di tutte le età, proprio per la sua capacità universale di puntare a un contesto magico, da favola, in cui sognare a occhi aperti non è più un qualcosa di impossibile.

L'inquadratura aerea dall'alto verso il basso viene alternata ai primi piani di sincera meraviglia di Elliot, fino ad arrivare alla ormai leggendaria silhouette del bambino in bici con a bordo E.T. dove sullo sfondo svetta un'enorme Luna, una vera e propria istantanea cinematografica entrata di diritto nella storia della settima arte.

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