C'è ancora spazio per Alien? Le prospettive in casa Disney

Torniamo a parlare delle possibilità di vedere un nuovo Alien cinematografico prodotto dai riorganizzati 20th Century Studios.

C'è ancora spazio per Alien? Le prospettive in casa Disney
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A un anno di distanza dall'ultimo speciale dedicato al franchise di Alien, torniamo a parlare della saga horror-fantascientifica di Ridley Scott facendo fede sulle novità trapelate negli ultimi mesi. La fusione con la Disney ha incorporato all'interno della multinazionale l'ormai ex-20th Century Fox, rinominandola 20th Century Studios e riorganizzando le linee di comando, mettendo al vertice della piramide di quella che è ora a tutti gli effetti un'etichetta della Casa di Topolino il nuovo presidente, Steve Asbell. Un nome assai rispettato nella Fox che fu, che gode tuttora della massima stima dei dirigenti Disney e di registi che si stanno facendo strada in quel di Hollywood, come ad esempio James Mangold e Ridley Scott.

Legami e collaborazioni molto interessanti, a dire il vero, in prospettiva di un prosieguo o di un riavvio di Alien sotto l'egida di Alan Horn e del nuovo CEO della compagnia, Bob Chapek, da poco insediatosi alla guida della società al posto dello stimato Bob Iger. Ma come potrebbe continuare a ripartire la saga di Alien? Quale prossimo futuro la attende? Curiosamente, con Asbell alla guida dei 20th Century Studios, cambiamenti e modifiche potrebbe essere inferiori a quanto si era finora pensato.

Alieni e topolini

Il problema principale da porsi quando si parla di una serie dai toni e dalla violenza abbastanza espliciti come quella di Alien è se in un'azienda storicamente family friendly e politically correct come la Disney possa effettivamente trovare lo spazio che meriti. Certo, i 20th Century Studios potrebbe continuare a produrre titoli di ordine e grandezze differenti rispetto a quelli principali della compagnia, puntando dunque su identità di genere ben più specifiche ed elaborate intorno alle esigenze di un pubblico mirato di appassionati. Non stiamo parlando di grandi progetti come Avatar, al momento sorvegliati speciali dalla dirigenza Disney, ma appunto di Alien, per cui non sono mai state spese cifre esorbitanti che hanno superato i 130 milioni di dollari (addirittura Covenant ne è costati 97 con l'aggiunta dei costi di promozione).
Il fatto è che la risposta del pubblico all'ultimo film della saga diretto da Scott non è stata delle migliori, e il progetto Covenant continuava inoltre a presentare le stesse identiche criticità di Prometheus, solo mascherate dalla presenza più decisa dello Xenomorpho e di un ambiente sempre ostile in un pianeta sperduto nello Spazio. Al botteghino ha raggiunto il minimo indispensabile per non essere un gigantesco flop commerciale, rientrando a malapena nei costi di produzione e congelando all'istante le possibilità di un altro capitolo, la cui esistenza era stata già anticipata dal regista durante la lavorazione del sesto film.

La fusione con la Disney, che ha visto un tira e molla durato più o meno due anni, ha poi lasciato sfumare le speranze, che adesso si riaccendono proprio grazie ad Asbell, produttore di Prometheus e Covenant, messo adesso alla guida degli studios totalmente - o quasi - rifondati. Il nuovo presidente ha alle spalle recenti successi come Logan o Le Mans '66 - La grande sfida e sta attualmente producendo The Last Duel di Ridley Scott, il che lo pone in una posizione di rilievo e di aperto confronto con l'autore di Blade Runner, con cui potrebbe effettivamente continuare la sua collaborazione mediante un nuovo Alien, saga di cui è inoltre un grande estimatore e appassionato.
Il franchise è indubbiamente uno dei più importanti del portfolio Fox passato in mano alla Disney, che è però impossibilitata a trasformare l'IP in una serie televisiva per Disney+ a causa del PG-13 e guardare a Hulu dato il "peso specifico" della serie fantascientifica.

Per questo le soluzioni per non lasciar marcire la proprietà cinematografica ci sembrano essere due: continuare il progetto prequel di Scott fino a ricollegarsi al primo, mitico capitolo della saga, oppure puntare su di un sequel e rebootare nuovamente il franchise. Più o meno come sperava di fare Neill Blomkamp con il suo fallito Alien 5, il cui ripescaggio in un momento tanto delicato non ci sembrerebbe una cattiva idea, anche se gli attriti con Ridley Scott potrebbero impedirne effettivamente la riesumazione.

Considerando che sono passati ormai tre anni dall'uscita nelle sale di Alien: Covenant e che Scott è impegnato in almeno due progetti che gli porteranno via all'incirca due anni di tempo, ci sembra considerevole pensare anche alla possibilità di un prosieguo con un nuovo capitano al timone e con l'autore alla produzione con la sua Scott Free. Potrebbe persino volerci più tempo per riorganizzare le idee e trovare la giusta chiave di lettura per convincere la Disney ad accettare l'investimento, che in realtà potrebbe benissimo imitare il modello Walter Hamada in casa DC e ridurre il budget puntando soprattutto sullo storytelling. L'unica cosa che sembra scontata con Steve Asbell al comando dei 20th Century Studios, al momento, è la sicura salvaguardia di Alien. E al momento ci basta.

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