E se Kill Bill 3 fosse il requiem di Quentin Tarantino?

Quentin Tarantino ha annunciato Kill Bill 3, analizziamo dunque come potrebbe essere il film e quali tematiche andrebbe ad affrontare.

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Un misto di esaltazione e paura assale lo spettatore. Uno tsunami di hype e terrore ancestrale inonda il fan. Basta soltanto alimentare quel fuocherello mai sopito, con un semplice e preciso soffio: Kill Bill Volume 3. E tutto ritorna, di colpo, come una rasoiata netta che amputa arti, scotenna crani e fa volare teste mentre il sangue diventa nero per macchiarsi di rosso, e farci sentire ancora una volta sotto lo sguardo di Pai Mei. Quentin Tarantino l'ha detto: il terzo volume sulla storia della Sposa è nei suoi piani. A onor della cronaca sono anni che ripete questa frase, ma una cena con Uma Thurman e qualche sua dichiarazione sbottonata hanno rimpolpato speranze e patemi.
"Non sarà prima di tre anni, ma sarebbe bello vedere la vita di Beatrix così tanto tempo dopo gli eventi del secondo film". Le parole di Tarantino ci infilzano, senza sculacciarci con il piatto della spada: possiamo tornare a casa, sì, ma i nostri arti mozzati sono suoi, tutti. E quindi? Come ci tuffiamo senza fiato dentro un mondo che ha creato icone inossidabili? E, soprattutto, vogliamo? Vogliamo correre il rischio anche solo di scheggiare due capisaldi del postmodernismo? Scopriamolo assieme.

Paragrafo uno: 2

I due Kill Bill sono perfetti nella loro duplicità. Due film uguali e speculari, adrenalinici e riflessivi. La loro storia è esaurita, chiusa, ha raccolto tutti i frammenti di un soggiorno devastato rimettendoli in ordine, sia cronologicamente che emotivamente. Ogni casella sanguinolenta è stata trascinata al suo posto, depennata dalla lista per incastrarsi nella vendetta suprema: tutto brilla davanti ai nostri occhi affamati. Perciò è qui la prima vera grande domanda che aleggia sul terzo capitolo di Kill Bill: cosa c'è da raccontare?
Già dal titolo il prodotto stride: Bill è morto, chi c'è da uccidere? Beatrix ha compiuto il destino che si è scelta, ha ritrovato sua figlia, camminando tra tombe infernali per uscire a rivedere le stelle. Ed è tutto lì, nello sguardo innamorato di Bill, ricambiato dalla stessa Beatrix, dopo che il non-duello migliore della storia del cinema si è concluso ancor prima di iniziare. Tutto al suo posto, Pai Mei aveva già concepito ogni cosa, non c'era bisogno di aggiungere altro. Ma, evidentemente, nei piani di Tarantino manca qualcosa. Che cosa?

La Bambina imbrattata di sangue

La prima, e ovvia, appendice che ancora gronda sangue è quella di Nikki, la figlia di Vernita Green. Beatrix glielo dice chiaro e tondo dopo averle ucciso la madre davanti agli occhi: "Quando sarai grande, se la cosa ti brucerà ancora e vorrai vendicarti, io ti aspetterò". Ma è davvero una storia che vale la pena di essere raccontata?

Sarebbe ovviamente interessante immaginarsi un capovolgimento di ruoli, Beatrix che diventa Bill e una nuova "Sposa" che ha la sua personale vendetta (giusta) da compiere. E la Kiddo incanalerebbe tranquillamente le parole di Budd: "Quella donna merita la sua vendetta e noi meritiamo di morire". Beatrix sa di aver lasciato questo conto in sospeso, pronta ad accettare un eventuale scontro con una bambina che si è vista infilzare la sua vita con un coltello da cucina. Ma Beatrix ha i suoi anni, ormai, mentre c'è qualcuno che avrebbe più o meno la stessa età di Nikki: B.B. Ed è inutile immaginare altro: Beatrix, anche solo per tenerla al sicuro, anche solo per osmosi, avrà trasmesso tutto il suo vissuto marziale e samurai alla figlia, magari impedendole di sfruttarne le capacità, per donarle quella vita che lei non ha mai avuto. Le due potrebbero essersi separate: B.B. che vorrebbe seguire le orme dei genitori, Beatrix sempre pronta a impedirglielo. Ma quando la minaccia dal passato torna per uccidere la madre, allora la figlia dei due migliori assassini professionisti mai apparsi deve sentire il richiamo del sangue, il proprio, pronta a difenderlo strappando occhi a mani nude.

I crudeli insegnamenti di Tarantino

Tre anni. Questo è il tempo che Tarantino si è dato per riemergere con una storia che valga la pena raccontare per Kill Bill Vol. 3. Resta quindi la possibilità che non ci sia una trama che valga la pena di essere raccontata. Quentin è morbosamente affezionato ai suoi due film, è altamente improbabile che si metta in gioco con un terzo capitolo di una storia chiusa senza avere l'assoluta certezza di poterne replicare la perfezione. Ma che tono potrebbe dare a questa pellicola? Perché con C'era una volta... a Hollywood Tarantino ha spiazzato tutti, cambiando modus operandi e scostandosi - non totalmente - dalle sue tinte pulp. Che fosse solo una tantum per infondere tutto il suo amore cinefilo in un'opera singola? Difficile immaginarsi un Volume 3 senza la frenetica azione vermiglia degli altri due. E se il terzo fosse un canto del cigno alla Scorsese maniera?

Se ricalcasse i temi di The Irishman, presentando una Beatrix stanca, magari anziana, senza più soffio vitale, in un parallelo con De Niro: l'eventuale morte di Uma Thurman rappresenterebbe la "fine" del cinema tarantiniano, quel decimo film tanto declamato come coronamento ultimo di una carriera. Quentin userebbe la sua musa per veicolare il messaggio, mescolando - questa volta in maniera totale - cinema e vita vera, trasmutando la sua idea di settima arte nel prodotto stesso che si fa portatore di una "morte sul palcoscenico", chiudendo il percorso e facendoci esplodere il cuore nel petto, senza bisogno di fare cinque passi. Tarantino che uccide Tarantino, passato e presente che tornano a incunearsi sullo schermo, Quentin che cambia la sua stessa storia, cancellando il lieto fine e ricordandoci che tutti, nessuno escluso, pagheranno per le loro colpe. Anche lui.

La tomba solitaria del postmoderno

E se fosse proprio Quentin Tarantino a chiudere definitivamente il capitolo del postmoderno cinematografico? Se fosse lui a dare un taglio netto, finale, una cesura completa a un cinema che ha ormai creato proselitismo in ogni anfratto. Tarantino spalanca le porte del postmoderno e poi ne suona il requiem, proprio con Kill Bill Vol. 3. Come esiste un cinema prima e dopo Pulp Fiction, così potrebbe esistere un cinema prima e dopo il terzo capitolo di Kill Bill.
Tre anni per concepire una pietra miliare sarebbero abbastanza per il genio di Tarantino, in grado di sconvolgerci tutti ancora un'ultima lancinante volta. Quentin diventerebbe il nostro Pai Mei, osservandoci dall'alto, andandosene mentre la sua opera finale fa esattamente quello che il Maestro aveva fatto con Beatrix. Insegnando "L'esplosione del cuore con cinque colpi delle dita" soltanto a noi.

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