La lezione di Dragonball Evolution: come non fare un adattamento

A volte, alcuni film riescono a entrare nella storia del cinema senza alcuno sforzo. Dragonball Evolution è uno di questi. Per i motivi sbagliati.

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Dragon Ball è senza ombra di dubbio uno dei manga più famosi e apprezzati di sempre, in grado ancora oggi, a distanza di 35 anni dalla sua uscita, di catalizzare su di sé le attenzioni di un enorme numero di fan.
Ovviamente, visto il grande successo riscontrato fin da subito tanto in patria quanto nel resto del mondo, con il passare del tempo non sono mancati una moltitudine di prodotti derivati, tra cui l'ormai leggendaria serie animata, una nutrita serie di videogiochi e non solo.
Purtroppo però, nel 2009, a qualcuno è anche venuta la non troppo brillante idea di puntare su un adattamento live action della celebre opera, totalmente scollegata dal materiale originale.
Il film diretto da James Wong con protagonista Justin Chatwin è riuscito nella triste impresa di scontentare praticamente tutti, dal fan più accanito allo spettatore occasionale, senza ovviamente dimenticarsi dei numerosi critici cinematografici che, giustamente, hanno stroncato il film sul nascere.
Prima di analizzare la scena finale del film (capace in pochi minuti di racchiudere al meglio tutti gli aspetti meno riusciti dell'opera) è bene concentrarsi sul significato stesso di adattamento e su tutti i rischi che un'operazione del genere comporta se non gestita nel migliore dei modi.

Un'evoluzione poco evoluta

Spesso, per una non meglio identificata ragione, quando una produzione cinematografica americana decide di adattare un'opera tratta da un manga/anime famoso, il risultato finale è quasi sempre pessimo.
Innumerevoli volte infatti, con la "scusa" di riadattare l'opera originale senza però seguirne pedissequamente i tratti fondamentali, l'adattamento assume i connotati di un progetto senz'anima che non ha nulla a che vedere con il materiale di partenza.
Seppur il provare a creare qualcosa di diverso da quello che già si conosce (magari arrivando a modificare alcuni aspetti non pienamente riusciti o semplicemente datati) sia in realtà un qualcosa da ammirare, il più delle volte gli adattamenti di matrice hollywoodiana risultano un concentrato di luoghi comuni e banalità senza precedenti.

È innegabile che numerosi adattamenti live action di manga/anime famosi sembrino quasi un semplice copia/incolla di alcune scene iconiche del materiale originale (basti pensare ad esempio al recente film di Ghost in the Shell) girate però senza cognizione di causa.
Seppur ovviamente nessuno abbia la verità in tasca, in determinati frangenti è davvero difficile non immaginarsi i vari produttori/registi/sceneggiatori riuniti attorno a un tavolo durante le sessioni di brainstorming mentre qualcuno mostra loro in loop le sequenze maggiormente iconiche da far vedere a tutti i costi al grande pubblico (senza però un motivo logico dietro).

Con Dragon Ball Evolution, purtroppo, è successo esattamente questo; lo stesso sceneggiatore Ben Ramsey ha infatti dichiarato di aver lavorato al film senza conoscere assolutamente nulla del materiale di partenza, particolare che sicuramente stona con l'idea stessa di adattamento.
Ha davvero senso stravolgere un'opera di grandissimo successo solo e soltanto perché non si ha voglia di documentarsi su di essa?
Perché quindi sforzarsi nel mettere in piedi una trasposizione filmica di un manga (o di qualsiasi altra opera non cinematografica) se il risultato finale non ha nulla a che vedere con il materiale d'origine?
Lo stesso Death Note, il celebre manga di Tsugumi Oba e Takeshi Obata, ha subito una sorte del tutto simile con l'omonima trasposizione live action diretta da Adam Wingard, venendo di fatto stravolto alle sue fondamenta senza motivo.
Le case di produzione dovrebbero quindi stare molto più attente nell'annunciare i cosiddetti adattamenti, perché un conto è dichiarare di volersi ispirare vagamente all'opera originale per creare qualcosa di nuovo e magari accattivante, un altro è prendere in giro gli spettatori con dichiarazioni fuorvianti mettendo le mani avanti da qualsiasi possibile critica tirando fuori la giustificazione dell'adattamento libero.

Sogni infranti

All'uscita dei primi rumor a proposito di un'eventuale trasposizione live action di Dragon Ball, un po' tutti iniziarono a fantasticare sulla resa visiva degli spettacolari combattimenti caratteristici del manga e dell'anime.
Quando venne annunciato Justin Chatwin nei panni di Goku (l'attore all'epoca era conosciuto principalmente per il ruolo da figlio ribelle rivestito ne La Guerra dei Mondi) iniziarono a sorgere dei forti dubbi sulla bontà dell'intera operazione.
Una volta uscito il primo trailer, il sogno utopico di colpo svanì: il live action di Dragon Ball non avrebbe funzionato in nessun contesto, in nessun frangente e in nessuna epoca storica.
L'adattamento di James Wong è stato fondamentalmente una guida pratica e immediata sul come non fare un adattamento: dalla storia priva di mordente ai personaggi senza un reale spessore, ogni singolo elemento della pellicola ha avuto la semplice funzione di irritare qualunque tipo di spettatore (dal sedicenne fan sfegatato del cartone all'ottuagenario esperto di film in bianco e nero che probabilmente di Dragon Ball non ha mai sentito parlare).
La scena finale poi è un concentrato di momenti trash e cringe senza precedenti, in cui vediamo il Goku più improbabile di sempre (nonostante i non proprio brillantissimi Deuraegon Bor e Dragon Ball - Il film) contrapporsi a uno dei cattivi meno credibili di sempre, Lord Piccolo.

A fronte di effetti speciali di bassa lega e coreografie di combattimento semplicemente inesistenti (totalmente incapaci di richiamare anche solo lontanamente il dinamismo e la spettacolarità degli scontri dell'opera originale), a risultare inqualificabile a livello over 9000 è senza ombra di dubbio la sequenza in cui Goku prepara il suo colpo più famoso: la Kamehameha (nella versione italiana Onda Energetica).
Vedere il protagonista scagliare il suo colpo più famoso, in un crescendo di pathos emozionale fuori scala, avrebbe forse potuto salvare l'insalvabile grazie all'immenso e metafisico potere dell'effetto nostalgia.
Invece, per motivi ignoti, l'ultima sequenza dello scontro si trasforma nel colpo di grazia finale per i fan della serie; Goku, infatti, dopo aver caricato l'Onda Energetica, decide di scagliarla contro il nemico volando al contempo contro di lui, dando vita a una delle scene più sconcertanti dell'intera pellicola.

Lo scontro si conclude senza un briciolo di emozione, l'unica cosa che rimane dopo la visione del film è il vuoto; un vuoto insondabile, inesorabile, devastante e terribile.
Oltretutto il film risulta poco curato in ogni sua sfaccettatura anche come opera a sé stante; Dragonball Evolution è infatti difficile da digerire anche per chi non conosce nulla del materiale di partenza, sintomo di un adattamento creato non si sa bene per quale ragione o per volere di chi.
Lo stesso Akira Toriyama, creatore originale di Dragon Ball, seppur coinvolto direttamente nello sviluppo del film, ha dichiarato di essere stato bellamente ignorato durante tutto il processo creativo.

Ovviamente ogniqualvolta progetti del genere vengono alla luce piange sempre un po' il cuore, soprattutto vedendo numerose opere fanmade pubblicate su internet che avrebbero sicuramente meritato di ricevere un budget adeguato per una realizzazione su vasta scala, come nel caso del film Dragon Ball Z: Light of Hope, ambientato nel futuro in cui Trunks e Gohan combattono gli androidi C-17 e C-18.
Forse, tra qualche anno, qualcuno si prenderà la briga di rendere giustizia a Goku&Co anche a livello cinematografico. Per ora, però, non possiamo che continuare a versare lacrime amare in preda allo sconforto.

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