Oltre Don't look Up: i migliori film di Adam McKay

Da Anchorman a Vice, nella sua lunga carriera Adam McKay ha saputo regalare al suo pubblico una commedia dallo stile unico: ecco i suoi film migliori.

Oltre Don't look Up: i migliori film di Adam McKay
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Far ridere è un lavoro serio: tanti grandi attori e registi concordano sul fatto che i film drammatici siano più facili da realizzare rispetto ai film comici, lo stesso Totò ha più volte sostenuto questa tesi. Adam McKay, nel corso della sua carriera lunga quasi vent'anni, è ormai un caposaldo della commedia americana, un regista, sceneggiatore e produttore in grado di realizzare film comici con grandi, grandissimi attori, che sanno interpretare e reinterpretarsi con uno spessore satirico e moralistico le sue pellicole, che gli hanno fatto guadagnare un sentito apprezzamento per la sua rara capacità di saper spaziare tra i generi.

Dopo il suo successo e i suoi celebri sketch al Saturday Night Live, McKay ha dato vita insieme al collega Will Ferrell alla Gary Sanchez Productions, per realizzare una serie di film comici. I due avrebbero anche lanciato insieme il sito comico Funny or Die presentato dagli utenti nel 2007. Ma nonostante la recente rottura dell'amicizia con Ferrell causata da un'incomprensione, McKay ha riscoperto una nuova ondata di popolarità con la sua ultima opera, Don't Look Up (se tenete gli occhi a terra non leggerete mai la nostra recensione di Don't Look Up). Un titolo che ha diviso la critica e il pubblico, uno spaccato dei giorni nostri che strappa un sorriso amaro, tipico di McKay, forse Don't Look Up è la satira di cui abbiamo bisogno. Non è l'unico, però, che merita la visione: ecco la nostra lista dei film più celebri di Adam McKay e quelli che vi consigliamo di recuperare.

La Grande Scommessa

Un titolo grande quanto il suo cast. Brad Pitt, Ryan Gosling, Steve Carell e Christian Bale danno vita alla storia vera dell'inizio della crisi economica del 2007, che dagli Stati Uniti ha travolto il mondo intero.

McKay ha scelto di rappresentare le vicende di un gruppo di persone che hanno seguito la strategia del celebre Michael Burry, hedge fund manager con una proposta davvero folle: investire oltre un miliardo di dollari, scommettendo sul crollo del mercato immobiliare. Molti elevano giustamente questo tra i film più belli di McKay e anche la critica dà loro ragione: La Grande Scommessa è stato nominato a cinque Oscar, vincendone uno per la migliore sceneggiatura non originale nel 2016, nello stesso anno, giusto per intenderci, in cui tra i candidati all'Oscar c'erano The Revenant, Mad Max: Fury Road e Il caso Spotlight. La Grande Scommessa rappresenta un punto di svolta per Adam McKay: il regista ha voluto portare alla luce la politica del crollo finanziario e della recessione mondiale, criticandola con una dichiarazione schiacciante su come sono state affrontate le conseguenze. Un approccio tragicomico diretto e crudo contro la società americana, un racconto creativo e, a volte, decisamente commovente.

Attraverso uno stile pseudo-documentaristico in cui talvolta i personaggi si rivolgono direttamente allo spettatore, il cast stellato segue splendidamente la storia complessa e i vari intrecci, ben eseguiti e abbinati a una rete di prospettive diverse. Un film brillante che, insieme alla commedia, combina una riflessione educativa e persino un preciso lavoro di accuratezza storica. La Grande Scommessa è il film che riassume nel modo più chiaro la sensibilità e il talento di McKay.

Vice, l'uomo nell'ombra

In bilico tra satira e commedia, così come ha lasciato in bilico il parere di chi l'ha visto: anche Vice è stato nominato come miglior film agli Oscar del 2019, anzi, ha ottenuto anche più nomination rispetto a La Grande Scommessa, ma alla fine ha ottenuto il riconoscimento soltanto per il Miglior Trucco. In realtà questo lungometraggio merita la menzione nella lista, con il suo approccio innovativo come commedia storica: il ritratto di Dick Cheney è affascinante ed emozionato, una biografia semi-satirica incentrata sul 43° vicepresidente degli Stati Uniti, poco dopo il suo periodo a Yale fino al suo periodo nell'amministrazione Bush e oltre.

La trama si svolge attraverso una narrazione dallo spaccato divertente (con i giusti limiti), ribaltando le convinzioni della politica americana. Il regista strumentalizza lo stile dei tipici film biografici storici con scenette divertenti e visibilmente d'impatto, merito probabilmente anche di Christian Bale, che per questo film ha lavorato molto con il suo fisico, rendendosi quasi irriconoscibile. Una grande interpretazione che meriterebbe una nuova luce e che vi avevamo già descritto nella nostra recensione di Vice.

Anchorman: La Leggenda Di Ron Burgundy

Il primo lungometraggio di Adam McKay e forse il più iconico, il suo originale marchio di fabbrica: è probabilmente il film più divertente di Will Ferrell come attore protagonista, anche se l'intera pellicola mette in risalto tanti volti noti della commedia americana, quali David Koechner, Steve Carell, Ben Stiller, Vince Vaughn e Luke Wilson.

Questa commedia del 2004 (che ha anche un sequel) segue l'anchorman Ron Burgandy mentre combatte con le altre stazioni televisive concorrenti con lo scopo di accaparrarsi tutta la fama locale. Per comprendere l'effetto di questo titolo di McKay, basterebbe vedere quanti gif e meme girino ancora adesso con riferimento alle battute di Anchorman e all'umorismo dei suoi personaggi.

Ricky Bobby - La storia di un uomo che sapeva contare fino a uno

Sarcastico e straziante quanto basta, questo film rilasciato nel 2006 dovrebbe seguire l'eredità comica di Anchorman, ma aggiunge un pizzico di valore in più, lo stesso che contraddistinguerà l'intera narrativa di McKay: il realismo. Per la storia di Ricky Bobby, meccanico delle scuderie della NASCAR, il regista ha inserito numerosi cameo con veri piloti, come Dale Earnhardt Jr. e Benny Parsons, oltre all'intervento del vero commentatore della TNT Sports, Bill Weber.

Così la storia, che in realtà non spicca nel complesso, segue la gloriosa ascesa e la tumultuosa caduta di un pilota d'élite, assumendo toni vagamente moralisti in questa parabola sportiva. Per la sceneggiatura, inoltre, questo titolo merita un rewatch da parte vostra: con quell'ironia pungente, a tratti drammatica, è grazie a questo film che, molto probabilmente, McKay ha iniziato a definire la sua abilità nel cinema comico.

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