Dogman, la storia di Marcello Fonte tra sogni e sacrifici

Dalla punta estrema dell'Italia passando da Cinecittà fino alla Palma d'Oro a Cannes: non una favola, ma la storia di un grande amore.

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A oggi, Marcello Fonte è per l'Italia l'equivalente di un Christoph Waltz per la Germania, con tutte le dovute differenze del caso. Sì perché, esattamente come fu per l'attore portato alla ribalta internazionale da Quentin Tarantino in Bastardi senza Gloria, con tanto di vittoria del Premio Oscar come Miglior Attore, anche la storia di Fonte racconta di un interprete fino a pochi giorni fa praticamente sconosciuto, nonostante la sua lunga e difficile militanza nel mondo del cinema, con tanto di una regia all'attivo, Asino Vola, poi nella pratica la storia della sua vita. Lui nell'arte non ci è cresciuto, però, e non ha avuto neanche lo stesso curriculum di Waltz, che prima della ribalta aveva comunque lavorato in produzioni nazionali di un certo rilievo, come Il Commissario Rex o diversi film con Krzysztof Zanussi. Fonte è stato fino a una settimana fa un illustre sconosciuto, adesso passato al successo grazie allo splendido Dogman di Matteo Garrone, nel quale l'attore veste i panni di Marcello, personaggio ispirato alla larga dal Canaro della Magliana, Pietro De Negri.

La pioggia e gli applausi

Parlando di Marcello Fonte è impossibile non usare il termine favola, in quanto, se vogliamo, nell'immagine pubblica è visto come una sorta di Cenerentolo del cinema italiano, ma contestualizzando la verità non è esattamente una fiaba come viene poi raccontata. Questo non significa che non si tratti di una storia incredibile, ma nella narrazione della stessa è significativo sottolineare gli enormi sacrifici di Fonte non per raggiungere il successo o la ribalta, obiettivo sperato da molti, ma per vivere il sogno del cinema, respirare l'arte dal suo interno, esserne completamente circondato. Per fare questo, come ha spiegato Fonte in diverse occasioni, all'età di 17 anni ha deciso di seguire il fratello scenografo a Roma, trasferendosi senza un soldo, un'abitazione o un lavoro partendo da Archi, in Calabria. Questo succedeva verso metà degli anni '90, e sempre dall'attore apprendiamo come il vivere in una famiglia contadina, in una casa fatte di lamiere, lo abbia forgiato nel corpo e nello spirito alla privazione, all'arte dell'arrangiarsi.
Per questo nei primi anni a Roma si sistema in una cantina occupata, "neanche 14 mq" dice, cercando di vivere in silenzio per non farsi scoprire. Nel frattempo, però, andava sui set dei film sia per lavorare che per mangiare, non avendo un soldo in tasca: cucendosi della piccolissime e insignificanti parti da comparsa riusciva infatti a farsi dare il cestino riservato agli addetti ai lavori. Compare quindi in ruoli minuscoli e non accreditati in film come Gangs of New York di Martin Scorsese (dove si fa anche fotografare accanto a Leonardo Di Caprio direttamente da Daniel Day Lewis, senza sapere chi fosse al tempo), ne La setta dei dannati di Brian Helgelad e in Concorrenza Sleale di Ettore Scola. Non ha avuto un'istruzione significativa e parla ancora un italiano stentato, fin troppo legato al suo accento calabrese, ma dopo quelle esperienze il sogno del cinema si fa sempre più vivo, così Fonte decide di studiare e apprendere quanto più possibile sulla Settima Arte.

Oltre al cinema, comunque, Marcello è anche amante della musica e fiero attivista dei centri sociali, tant'è che fino a poco tempo fa viveva nel Nuovo Cinema Palazzo di San Lorenzo, a Roma, in passato è stato inoltre occupante del Teatro Valle e dell'Angelo Mai.
La recitazione è il grande sogno, dicevamo, ma in attesa della grande occasione per farsi notare Fonte si arrabatta come può, lavorando come elettricista e idraulico. Il primo accredito come attore al cinema arriva grazie a Corpo Celeste di Alice Rohrwacher, nel 2011, ma la svolta è ancora lontana. Questa arriva infatti nel 2016, quando Fonte viene scritturato per una piccola parte nella serie TV La mafia uccide solo d'estate, nella quale recita in quattro episodi.

Matteo Garrone

È un'ottima occasione per farsi conoscere, ma è solo un paio di mesi dopo che, per una sfortunata coincidenza, Matteo Garrone incontra "il canaro" che aspettava da 12 anni. Ospite da Fabio Fazio, infatti, il regista ha spiegato che durante la pre-produzione del film doveva incontrare al Nuovo Cinema Palazzo una compagnia teatrale di galeotti, di cui uno scomparso nel bel mezzo delle prove a causa di un malore. Qui entra in gioco Fonte perché, essendo occupante del Nuovo Cinema Palazzo e seguendo con costanza le prove, conosce tutte le battute dell'attore deceduto, e anche in suo onore decide di sostituirlo, non sapendo, però, che a guardarlo ci sarebbe stato proprio Garrone, che rimane folgorato dalla sua sincerità e dai suoi occhi, tanto da modificare profondamente la sceneggiatura di Dogman per cucirla attorno al suo nuovo protagonista. Diventa una storia più intimista con un finale dai rimandi cristologici retto interamente dallo sguardo di Fonte, antieroe di borgata, salvatore del villaggio, involontario cacciatore di lupi.
Così dopo mesi di riprese e nuove esperienze, Marcello sbarca a Cannes con Dogman, grazie al quale sia lui che il suo amore per il cinema fanno breccia nel cuore di una giuria composta tra gli altri da Cate Blanchett e Denis Villeneuve, che gli conferiscono la Palma d'Oro per la Miglior Interpretazione maschile. Ricordando in chiusura le parole di Oprah Winfrey: "La fortuna è un misto di opportunità e preparazione" e la fiaba tutta italiana di Marcello Fonte ci dimostra esattamente questo.

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