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Doctor Strange in the Multiverse of Madness e l'arrivo dell'horror nel MCU

Tra i vari progetti della Fase 4 del MCU, uno dei più interessanti è sicuramente il sequel di Doctor Strange con Benedict Cumberbatch.

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Sono ormai tre anni che i Marvel Studios si prendono gioco di noi. Prima annunciano un progetto che sulla carta dovrebbe ampliare la concezione dimensionale dell'Universo Condiviso, lo promuovono come un game changer sotto l'aspetto multiversale e poi puntualmente si rivela tutto uno scherzo, una brillante intuizione di marketing. È successo prima con il Doctor Strange di Scott Derrickson nel 2016, dove il Multiverso è stato appena accennato, trattato marginalmente, ed è ricapitato poi con Spider-Man: Far From Home, dove la presenza di Mysterio lasciava ad ogni modo presumere un potenziale e strutturato trolling da parte della Marvel; e infatti è stato proprio così, lasciando i fan nuovamente a bocca asciutta e rimandando ancora l'esplorazione del Multiverso alla Fase 4.

"Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio", il che proverbialmente aiuta a ripararsi dal dispiacere e a sviluppare una forma mentis tra il dubbioso e il paranoico, eppure è fuori discussione che, dopo un paio di fregature ben incassate, gli appassionati si stiano avvicinando curiosi, elettrizzati ma titubanti all'annunciato Doctor Strange in the Multiverse of Madness, che questa volta ha il Multiverso direttamente nel titolo, praticamente scritto addosso, col sangue, guardando anche a quel logo rosso vivo. Quello è proprio il colore delle promesse infrangibili, quasi un'attestazione diretta della volontà di non tradire più la fiducia dei fan, che comunque perplessi non possono non notare quanto tutto del nuovo film sullo Stregone Supremo gridi trip dimensionale da ogni poro.

Si scrive Sogno ma si legge Follia

Di Doctor Strange 2 se ne parla ormai da più di un anno, almeno in termini ufficiosi. Il primo rumor è addirittura trapelato nella primavera del 2018, seguito poi da informazioni (fino al San Diego Comic-Con 2019 mai confermate) che volevano il ritorno di Scott Derrickson alla regia, quello di Robert Cargill alla sceneggiatura e di Benedict Wong nei panni di Wong. Spiegando poi in varie interviste e post via social la sua visione di questo secondo capitolo del franchise, lo stesso regista auspicava a più riprese una storia che avesse come villain principale l'intrigante Nightmare, in italiano conosciuto direttamente come Incubo, che non solo è il sovrano della Dimensione dei Sogni (un po' come Dormammu è quello della Dimensione Oscura) ma anche il primo nemico multidimensionale e malvagio apparso nei fumetti di Doctor Strange.
Dopo il Panel Marvel Studios alla Hall H sappiamo adesso che tutti i vari dettagli trapelati nel corso dell'ultimo anno erano veri, compresa la presenza di Nightmare come grande nemesi del film, il che permetterà di addentrarsi in profondità nelle meccaniche del Multiverso, rivelandone magari in dettaglio qualche funzionamento, e di costruire al contempo uno spettacolo visivo più surreale e mistico, atto alla contaminazione attiva e prolungata dei sensi in termini cinematografici.

Dire inoltre che Doctor Strange in the Multiverse of Madness dovrebbe essere più onirico è abbastanza scontato, dato che sarà probabilmente ambientato almeno in parte nella Dimensione dei Sogni e che molte delle percezioni del protagonista e della co-star Scarlett Witch (Elizabeth Olsen) potrebbero essere manipolate alla radice proprio da Nightmare, così da rendere il sogno un grande incubo e la realtà una vera follia.

Bisognerà inoltre capire in che modo il film andrà a collegarsi con la serie Disney+ WandaVision, dato l'annuncio della presenza di Wanda nel sequel e il legame in continuity con il progetto. Se la serie con la Olsen e Paul Bettany (Visione) dovesse rifarsi in modo più o meno diretto alla splendida run di Tom King e Gabriel Hernandez Walta, allora il discorso sulla manipolazione della realtà da parte di Scarlet Witch potrebbe andare a intaccare in qualche modo il substrato del Multiverso, aprendo magari qualche falla e lasciando penetrare nel nostro mondo il pericoloso Nightmare. Ma in realtà le opzione sono davvero innumerevoli, specie soffermandoci sulle intuizioni di trasposizione già adottate dalla Marvel, che non mirano a una rifacimento page-by-page delle storie a fumetti quanto a una revisione funzionale del materiale originale, il che apre a possibilità praticamente illimitate.

Sapere poi che Doctor Strange in the Multiverse of Madness sarà il primo film horror del Marvel Cinematic Universe ci fa intendere che toni e dinamiche del film saranno diverse da quanto visto finora, più fredde e aperte magari allo jumpscare, a situazioni psicologiche al limite del genere, forse persino con qualche venatura thriller.

Scott Derrickson su questo è stato molto chiaro, dichiarando di aver accettato di dirigere il sequel "con l'intenzione di addentrarsi nel campo gotico e dell'orrore", che sono poi due dei più importanti paesaggi tonali e atmosferici che hanno reso grande il personaggio e le sue storie. Non a caso il logo del film rimanda direttamente ai fumetti, Nightmare è il nemico designato e la Dimensione dei Sogni il setting principale: lo spavento vuole essere di casa e bandire quando e dove possibile l'ironia e la Formula Marvel per come la conosciamo.
E con un profitto netto che ha quadruplicato l'investimento Disney nell'acquisizione dell'etichetta nel 2009 e un decennio di hit alle spalle, i Marvel Studios non devono più dimostrare di saper produrre successi ma di avere il coraggio e l'audacia di andare oltre alcune certezze produttive, addentrandosi invece con calma e qualità in territori di genere più inesplorati. Doctor Strange in the Multiverse of Madness sembra allora un incredibile punto di partenza.

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