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Doctor Strange, il ruolo dello Stregone Supremo nel MCU

Dai freddi corridoi delle corsie chirurgiche alla mistica Kamar Taj, poi nello spazio e nel Multiverso: un viaggio cinematografico incredibile.

Doctor Strange, il ruolo dello Stregone Supremo nel MCU
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Prima di essere Stregone Supremo, Stephen Strange era un medico. Un chirurgo, per l'esattezza. La storia del personaggio è ormai nota e di caratura mainstream grazie al Marvel Cinematic Universe, ma ai tempi delle prime storie di Steve Ditko le strane avventure del Dottore non erano così celebrate. Lo divennero nel tempo, alcune assurgendo allo status di capolavoro, vetta che occupano ancora adesso - forse più di prima - grazie al lato cinematografico della Casa delle Meraviglie. Entrato in grande stile nel MCU a inizio Fase 3, nel 2016, Doctor Strange ha subìto un'evoluzione centrale e significativa nel tessuto narrativo del franchise, imponendosi in 5 anni come uno dei supereroi fondamentali del percorso filmico tracciato da Kevin Feige.

Saggio e caparbio, sarcastico e carismatico, maestro e amico: lo Stregone Supremo rappresenta l'unione di molti elementi caratteristici di altri colleghi, impersonati con grande competenza e divertimento da un perfetto Benedict Cumberbatch, trasformatosi in un mistico e meno miliardario ma comunque filantropo Tony Stark. Un'interpretazione che ormai gli appartiene e nella quale ha dimostrato talento e disinvoltura sin dal suo straordinario ingresso, passando per gli Avengers e pronto adesso a confermarsi grande mattatore del MCU nel nuovo film di Sam Raimi (leggete qui la nostra recensione di Doctor Strange nel Multiverso della Follia).

Entra in scena il Dottore

La difficile sfida affrontata nel primo film su Strange è stata quella del confronto con l'opera di Ditko. Come trasporre su schermo qualcosa di così "estremo" in termini d'immagine e contenuti, di così diverso dal solito?

Le tavole e le storie dell'autore hanno sempre rappresentato una stupefacente sintesi artistica di idee metafisiche più grandi, con la creazione di mondi sempre più astratti e figli di trip mentali tanto cari agli studenti universitari degli anni '60, aperti alle conoscenze mistiche orientali e alle esperienze psichedeliche. Come riuscire a restare fedeli a qualcosa di tanto strambo e sinestatico? Lo sapeva Scott Derrickson. Facendo infatti tesoro del suo bagaglio nel cinema dell'orrore e indipendente, il regista di Sinister riuscì a confezionare un prodotto assoggettato alla logica visiva di Ditko eppure in linea con la filosofia cinematografica di Feige, impalcando insieme a C. Robert Cargill una storia d'origini centrata e rispettosa del personaggio. Arrivò al cinema il film più strabordante del MCU fino a quel momento (riscoprite la nostra recensione di Doctor Strange), forse persino il più sperimentale, introducendo in un mondo condiviso e in continua espansione uno dei migliori interpreti in circolazione, nella dimensione a lui più consona e comoda.

Le geometrie dell'immagine e le invenzioni virtuose di regia e fotografia hanno giocato un ruolo significativo nella riuscita del titolo, senza contare un primo e fugace assaggio del Multiverso, una promessa poi mantenuta. Un incipit forte soprattutto di una ferrea volontà di stupire il grande pubblico con qualcosa di esagerato e diverso dai vari Captain America o Iron Man, ma pure da Guardiani della Galassia; qualcosa di gusto contorto da assaporare con gli occhi e in grado di restare.

Tra Dei e Titani

Divenuto Stregone Supremo, le esigenze di continuity del MCU costringono il personaggio a prendersi una pausa. Diventa momentaneamente guida per Thor e Loki in Ragnarok, scelto dalla lungimiranza di Taika Waititi come soluzione ottimale a un problema narrativo centrale. È diverso in questo contesto, eppure mantiene il suo carisma e una certo stoicismo emotivo, al netto di un considerevole incremento di sarcasmo, primo vero step verso la completa maturità del personaggio in ambito cinematografico. Un po' Derrickson e un po' Waititi fino al 2017, dunque, tra brevi sprazzi di grezzo esoterismo e dissacrante ironia ai limiti del parodico.

Quando nel 2018 arrivano a plasmarlo i fratelli Russo, Doctor Strange acquista quel carisma che ancora adesso gli appartiene, il ruolo del leader supereroe pronto a estremi sacrifici pur di compiere il bene superiore. Lo dimostra il suo faccia a faccia con Tony Stark, quasi fosse un rivale in termini di ego, ma anche in azione è sempre più un portento, tra trucchi di stregoneria ben architettati e salvifiche visioni del futuro.

È in effetti in Avengers che il Dottore si fa colonna portante del destino del MCU, arrivando per molti a sostituire il compianto Stark come personaggio più affascinante e magnetico del parterre di casa Marvel. Poi WandaVision e Loki aprono finalmente al Multiverso, che fa breccia decisiva nel MCU nell'incredibile chiusura della trilogia dell'Arrampicamuri con Tom Holland (lanciate le vostre ragnatele verso la nostra recensione di Spider-Man No Way Home), dove Doctor Strange è al contempo mentore e amico di un disperato Peter Parker.

È così che lo Stregone Supremo raggiunge la sua pienezza psicologico-caratteriale, insieme di tutti quegli elementi che era destinato a incarnare. E il suo viaggio lo porta adesso ad affrontare le inevitabili conseguenze di azioni passate, mettendolo davanti a scelte difficili e demoni più intimi e penetrati di quanto potesse mai immaginare. Nel nuovo e sorprendente film di Sam Raimi la follia bussa infatti alle porte dell'Universo Cinematografico Marvel, costringendo Strange a guardare amore e amicizia da una diversa prospettiva, ad ergersi a tutti gli effetti a difensore del Multiverso pure senza il titolo di Stregone Supremo. Un nuovo punto d'arrivo per il Dottore, tra cuore e doveri, che si lascia alle spalle la potenza immaginifica ditkonsiana per abbracciare in toto la logica autoriale di Raimi, sensibilità marcatamente personali tra gruesome e horror - e auto-citazioniste - dove il personaggio di Benedict Cumberbtch si muove con grande competenza e divertimento, ormai Strange a tutti gli effetti, fuori e dentro il Multiverso.

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