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Doctor Strange nel Multiverso della Follia: l'horror ha un futuro nel MCU?

Il film di Sam Raimi ha inaugurato un filone che potrebbe avere tanta fortuna nel piano strategico supereroistico di Kevin Feige.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia: l'horror ha un futuro nel MCU?
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Doctor Strange nel Multiverso della Follia, fin da quando è stata ufficializzata la presenza di Sam Raimi come regista durante ilDisney Investor Day di dicembre 2020, è subito apparso come un progetto diverso dai soliti canoni Marvel. Etichettato come un cinecomic con tratti dark ed estremi, il sequel di Doctor Strange sembrava proprio il titolo perfetto per l'autore (che ricordiamo aver diretto la trilogia originale di Spider-Man), visto che tra i suoi capolavori senza tempo ci sono lungometraggi del calibro de La casa (1981) e L'armata delle tenebre (1993), che hanno segnato in maniera indelebile il genere horror. Tra ambizione e sperimentalismo, il film, ancora prima di arrivare in sala, covava dentro di sé un desiderio ardente degli spettatori, che volevano respirare aria di novità.

Con la Fase 4, il pubblico affezionato ai supereroi ha visto produttori, registi e sceneggiatori de La Casa delle Idee ibridare diversi canoni cinematografici, giocando spesso e volentieri con temi, elementi e generi del tutto differenti tra loro, con risultati altalenanti. Contrariamente alle tre fasi iniziali del grande disegno a lungo termine partorito da Kevin Feige, è evidente che, dopo la spettacolare chiusura della saga dell'Infinito con Avengers: Endgame, i Marvel Studios avevano bisogno di rinnovamento. Doctor Strange nel Multiverso della Follia rappresenta veramente quel corso alternativo dall'impronta più oscura che può realmente inaugurare un filone dedicato o è solo la consueta formula, in parte ancorata alle solite linee guida portate avanti oramai da 14 anni? Vi avvertiamo che a seguire ci sono alcuni spoiler sul film!

Un film che vive di invenzioni, ma è troppo radicato al suo sistema produttivo

Doctor Strange nel Multiverso della Follia (a tal proposito vi consigliamo di 5 cose da sapere prima di vedere Doctor Strange nel Multiverso della Follia) non rivela fin da subito la sua natura orrorifica: all'inizio la deriva dark rimane sullo sfondo, ma mano a mano che la pellicola prosegue, l'anima torbida e violenta di Raimi prende sempre di più il sopravvento.

Il film è senza dubbio tra i progetti recenti dell'universo marvelliano che ha sperimentato di più, ma la sua audacia, per quanto sia apprezzabile, è fine a se stessa. La macchina produttiva alla base, che ha dato tanta libertà all'autore, ha ripreso il controllo su dei punti cardine del titolo, interrompendo a tratti quel flusso demoniaco e folle che l'artista aveva iniziato. Sequenze come il dream walking del cadavere di Dr. Strange (Benedict Cumberbach), le uccisioni splatter di Wanda (Elizabeth Olsen) o il terzo occhio del protagonista sono interessanti trovate, "purificate" però dalla chiusura di alcuni archi dei personaggi, dall'utilizzo di battute un po' fuori contesto e soprattutto dall'obbligatorietà di far sentire il pubblico parte di qualcosa di più grande che manovra tutto dall'alto. In alcuni momenti del lungometraggio, infatti, si può comprendere facilmente quali lati siano interamente frutto della mente di Raimi e quali, invece, derivino dal piano a lungo termine di Feige.

Questa commistione non è un problema in senso assoluto, ma è sicuramente lontana da una prospettiva del tutto nuova dell'MCU, perché è chiaro che la sostenibilità del piano cinematografico ha la precedenza su tutto. Per quanto si possa giocare con i generi, come hanno fatto WandaVision, Loki e Moon Knight, se si continuano a seguire le stesse regole in ogni progetto e si offre solo una parvenza di cambiamento, è difficile che il Marvel Cinematic Universe si trasformi del tutto. Perché per innovare realmente bisogna reinventare le fondamenta, non solo alcuni dettagli.

Un futuro incerto, con degli ottimi spunti

Con Doctor Strange nel Multiverso della Follia sicuramente sono stati fatti dei piccoli passi avanti e Sam Raimi (con il supporto della produzione) ha sicuramente lasciato aperti degli spiragli che possono essere ripresi in futuro per portare avanti il filone horror in modo ancora più intenso e significativo. Tornare alle origini della Dimensione Oscura con il personaggio di Clea (Charlize Theron), ad esempio, è stata una mossa intelligente perché può arrivare a delle strade insolite, rivelando ancora di più l'oscuro regno di Dormammu.

Anche esprimere appieno la rabbia e il caos che risiedono all'interno di Scarlet, facendo vedere quanto il suo desiderio di vedere i suoi figli la spingono verso la crudeltà, è uno spunto che potrebbe essere utilizzato con altri personaggi dell'MCU, che avevano raggiunto raramente dei picchi così insani di cattiveria. La potenzialità più grande, però, risiede nell'utilizzo, da parte di Raimi, di tutto quel linguaggio universale del mondo horror, da demoni spaventosi, non morti e magia nera che sinergicamente funziona perfettamente con l'universo di Strange. Tale prospettiva può essere presente anche in progetti successivi del Marvel Cinematic Universe, magari proprio in un ipotetico terzo lungometraggio dedicato al mago (o in una serie), o può essere accostata al film su Blade con Mahershala Ali di prossima uscita - abbiamo sentito la voce di Blade in una scena post credit di Eternals.

In conclusione, nonostante Doctor Strange nel Multiverso della Follia abbia solamente raschiato la superficie dello sperimentalismo orrorifico, sono già state tracciate delle linee che ci auguriamo possano essere solcate con più profondità e ardore nei prossimi anni, spingendo il piano produttivo della Casa delle Idee ancor più verso l'insano e l'oscuro.

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