Disney vs libertà di stampa: la ore che hanno fatto tremare gli USA

Si chiude con un lieto fine l'annosa questione fra la Disney e il LA Times, bannato dalle anteprime stampa di Star Wars: Gli Ultimi Jedi, ma che rischio...

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Nelle ultime ore il giornalismo americano ha fronteggiato, e per certi versi sta ancora fronteggiando, una situazione davvero molto grave dovuta ad alcune scelte discutibili della Disney. Protagonisti di questa storia sono, oltre al gigantesco studio, il Wall Street Journal, il Los Angeles Times e in minor parte il New York Times. Il primo quotidiano si sarebbe macchiato di una colpa gravissima, sempre secondo la Disney: l'aver pubblicato e diffuso linee guida della gestione interna all'azienda. Azienda che, in prossimità dell'uscita di Star Wars: Gli Ultimi Jedi poco prima di Natale, aveva stilato una serie di regole che gli esercenti (dunque le sale cinematografiche) avrebbero dovuto seguire alla lettera. Il Wall Street Journal ha parlato di ricavi pari al 65% su ogni biglietto venduto al posto del classico 55%, inoltre sembra che lo studio volesse il suo film nella sala più grande di ogni cinema e per ben quattro settimane, quasi da forzare i guadagni. I cinema inoltre non avrebbero potuto eliminare un singolo spettacolo dal cartellone senza l'autorizzazione della Disney stessa, non sottostare a una sola di queste regole avrebbe portato la quota di guadagno dello studio al 70% per ogni biglietto venduto.

Il lato oscuro della forza

Inutile dire che negli USA, ma non solo, è scoppiato un caso mediatico senza precedenti appena la notizia è stata diffusa. Non è finita qui, perché a poche ore dal disastro la casa di Topolino ha escluso i giornalisti del Los Angeles Times dalle anteprime di Star Wars: Gli Ultimi Jedi. Il quotidiano californiano ha subito scritto un articolo avvisando i lettori che la tradizionale rubrica Holiday Movie Sneaks di quest'anno - in cui vengono recensiti tutti i film di Natale - non avrebbe avuto l'ultimo film di Star Wars perché così aveva deciso, forzatamente, la Disney. "Recensiremo il film quando arriverà in sala, lo vedremo insieme al pubblico" chiosava amaramente l'articolo. Nel frattempo il New York Times si univa al boicottaggio del film Disney, dichiarando che non avrebbe garantito copertura mediatica qualora i critici del Los Angeles Times non fossero stati riammessi alle anteprime. Un caos davvero senza precedenti che ha dimostrato quanto uno studio tanto amato dal pubblico, e legato per tradizione ai personaggi più innocenti della nostra infanzia, potesse in realtà peccare di presunzione e arroganza.


Un epilogo agrodolce

A mettere alle strette lo studio fondato da Walt Disney ci hanno pensato le associazioni dei critici di Los Angeles, New York, Boston e la National Society of Film Critics, che tramite un comunicato hanno annunciato l'esclusione di tutti i film Disney da qualsivoglia competizione o premio, almeno finché sarebbe durato l'ammutinamento del Los Angeles Times. Se c'è una cosa che gli USA ci hanno insegnato è che la libertà di stampa è un valore sacrosanto, senza il quale vi sarebbe solo un gran caos generale, su ogni fronte. Le associazioni dei critici hanno sottolineato proprio questo, come i provvedimenti intrapresi dalla Disney fossero profondamente anti liberali, utili soltanto a creare un pericoloso precedente nella storia americana (e non solo, probabilmente). La scelta di escludere i film Disney dagli Oscar e da qualsiasi altra competizione, cosa che avrebbe causato un gravissimo danno all'immagine dello studio, ha effettivamente sortito l'effetto sperato e poche ore fa la Disney ha rimosso il ban rivolto ai critici del Los Angeles Times, concedendo un'altra vittoria schiacciante alla libertà di stampa. Libertà che, a quanto pare, è costantemente sotto attacco, non bisogna abbassare la guardia neppure un istante.

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