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Disney e Sony su Spider-Man: separazione momentanea o divorzio definitivo?

Il sodalizio per la co-gestione proficua e funzionale di Spider-Man sembra giunto ormai al termine, nonostante qualche orizzonte di riconciliazione futura.

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Quando finisce una relazione, inizia il tempo delle domande: cosa abbiamo sbagliato? Dove non ha funzionato il rapporto? Perché? Tutti interrogativi che sia la Disney che la Sony non si stanno probabilmente ponendo in questo momento, vista la limpidezza dei motivi che hanno spinto i due studios a non proseguire oltre il loro accordo sulla co-gestione dei diritti di Spider-Man. Anche se la Sony ha immediatamente rimbalzato la palla alla Disney, mentre quest'ultima ha invece adottato la tecnica del silenzio (almeno nel momento in cui scriviamo), è chiaro come la luce del sole come tutta questa crisi agostana sia stata innescata per capitalizzare il successo di Spider-Man: Far From Home, mettendo tutti i puntini sulle "i" e scoprendo sul tavolo tutte le reciproche carte.
Motivi di natura puramente economica, dunque, a loro modo coerenti e giusti con i rispettivi modelli produttivi e di policy, situazione che ricorda per giunta da vicino la crisi di governo attualmente in corso nella nostra Italia.
Il quadro della situazione è comunque molto complesso e non è chiaro quale possa essere il futuro prossimo del franchise dell'Arrampica-Muri, contando l'arrivo di possibili nuove trattative in itinere e tutta una serie di fattori che, se ignorati nell'equazione pro-profitti da entrambe le parti, potrebbero portare a conseguenze del tutto sfavorevoli. Proviamo ad analizzare nel dettaglio l'intero scenario.

Una tela già sfilacciata

Prima ancora che si arrivasse a questa separazione, i rapporti tra Disney e Sony non sono stati per nulla facili, specie nel mentre della produzione di Far From Home. L'idillio iniziale consumatosi con Captain America: Civil War e successivamente con Spider-Man: Homecoming è infatti lentamente sfumato a causa di due elementi contingenti: la fretta della Sony e la volontà "dittatoriale" della Disney. Da una parte lo studio di Un nuovo universo voleva accelerare frettolosamente i tempi d'uscita di Far From Home, tentando di spingere per una velocizzazione della promozione del cinecomic; dall'altra i Marvel Studios si imponevano fermamente nel rispettare una precisa tabella di marcia distributiva, per non intaccare continuity e successo del loro Marvel Cinematic Universe.
Il clou della scontro è stato raggiunto nel dicembre 2018, quando la Disney ha costretto la Sony a ritardare la diffusione del trailer di Far From Home (la cui campagna marketing era rimessa interamente alla Sony) per non ledere la bontà della promozione di Avengers: Endgame, essendo i due titoli profondamente legati e rischiando dunque degli spiacevoli spoiler colposi.

Forse proprio in quell'occasione la Disney ha dimostrato di essere il solo elefante nella stanza, suscitando un moto di inferiorità tra i piani altri della Sony, in sostanza ostracizzati dai colleghi e incapaci (per contratto, probabilmente) di far valere il proprio modello promozionale e le loro decisioni comunicative.

Questa la scintilla dell'attuale incendio, anche se mentre in casa Marvel Studios uscivano Avengers: Infinity War, Captain Marvel e Avengers: Endgame, dalle parti della Sony si lavorava alacremente per sviluppare un Universo Supereroistico Cinematografico sfruttando i personaggi detenuti grazie al diritti di sfruttamento dell'IP Spider-Man. Il primo titolo di questo progetto è stato Venom, diretto da Ruben Fleischer e con Tom Hardy nei panni di Eddie Brock, frutto di una visione produttiva molto "primi anni '10" sotto l'egida di Avi Arad, dimostrandosi un grandissimo successo ai botteghini nonostante la critica, forte di 856 milioni guadagnati, uno dei titoli migliori in termini di introiti per lo studio.

La scintilla diventa fuoco e divampa tra i corridoi della Sony, alimentata anche dall'ottima ricezione critica riservata allo splendido Spider-Man: Un nuovo universo, primo cinecomic animato dedicato a Spider-Man e apripista di un secondo universo cinematografico dedicato al personaggio e a tutti i co-protagonisti e nemici in mano alla compagnia. Costato 90 milioni di dollari (escluse le spese di marketing), il film ha incassato nel mondo 375 milioni di dollari (guardando al budget e al profitto reale, meglio di Ralph Spacca Internet della Disney), dimostrandosi un prodotto vincente su tutta la linea e dando ancora più confidenza e sicurezza a un rinato modello creativo in casa Sony Pictures.
Passando direttamente allo scorso luglio, infine, con il raggiungimento di 1 miliardo e 110 milioni di dollari da parte di Spider-Man: Far From Home, la compagnia ha definitivamente compreso di avere in qualche modo il coltello dalla parte del manico, essendo questo il suo franchise di maggior successo e avendo in sostanza assimilato il più possibile (almeno così crede attualmente) le idee produttive di Kevin Feige, lasciando scoppiare tranquillamente la bomba mediatica di cui stiamo parlando.

L'azzardo della sicurezza

Arriviamo al presente e alla problematica attuale, che vede ora in aperto contrasto le due società. Come già spiegato, gli interessi dei fan e del pubblico più affezionato, così come questioni di coerenza e rispetto concettuale e artistico, non rientrano neanche per sbaglio in questa lite tra pessimi genitori che ignorano totalmente il benessere del figlio, in questo caso di Spider-Man. Più semplicemente, il successo dell'IP e il malessere creatosi nel corso dell'ultimo anno hanno spinto la Sony e la Disney a separarsi in vista di un possibile divorzio, lasciando l'Uomo-Ragno in mezzo a questa bagarre, e non tanto sul piano legale. "L'affidamento" dell'IP è sempre stato in mano alla Sony, infatti, anche se poi sono stati in realtà i Marvel Studios a crescere e nutrire il franchise nel corso degli ultimi quattro anni, ricevendo in cambio soltanto la possibilità di vederlo nel MCU in aggiunta a qualche spicciolo (il 5% degli incassi) per il suo mantenimento. O così, in unione e congiunzione d'intenti, o la Marvel poteva anche dire addio all'opportunità di allevare Spidey nel proprio universo. C'è da dire che nel 2014, nel momento della sottoscrizione dell'accordo, la Sony usciva da poco dal #SonyGate e i Marvel Studios affrontavano con poco spirito l'insuccesso critico di Thor: The Dark World, il che significa mutuo guadagno per entrambe le parti, seppur con interessi differenti (la Sony apertamente economici, i Marvel Studios creativi e qualitativi).

I tempi sono però cambiati: la Sony è riuscita adesso a confezionare un suo preciso progetto per lo sviluppo di cinecomic di successo, mentre la Disney sfiora gli 8 miliardi al box office mondiale soprattutto grazie ad Avengers: Endgame, coronamento da 2 miliardi e 795 milioni di dollari di un lavoro durato più di un decennio - che continua a dare ottimi frutti. Questo, a dire la verità, anche grazie all'accordo per la co-gestione di Spider-Man, ormai parte importante del MCU, praticamente il personaggio considerato erede di Iron Man. Consapevoli di entrambi i ruoli, i due studios si sono allora incontrati per ridiscutere i termini dell'affare, fin troppo conveniente per la Sony e poco riconoscente dell'operato di Kevin Feige e dei Marvel Studios, che volevano più che giustamente "guadagnare" di più da questo accordo comunque a loro favorevole.

Hanno allora proposto un'equa divisione 70 - 30 dei profitti, neanche lontanamente presa in considerazione dalla Sony, poco propensa a lasciare che il più grande colosso dell'intrattenimento incassasse ancora più soldi di quanto già non facesse, per giunta togliendoli dalle loro tasche e dal franchise di maggior successo del loro listino.

Ragionando in termini puramente settoriali e di guadagno, è quasi impossibile dare torto alla Sony: la Disney è troppo potente e anche i Marvel Studios lo sono per lasciargli altri margini di incasso. Il punto fermo dello studio è comprensibile e strategicamente valido, almeno sulla carta, perché in realtà in questo modo, facendo perdere a Feige il controllo di Spider-Man e tirandolo brutalmente fuori dal MCU, le ritorsioni contro la Sony non hanno tardato a farsi sentire - e anche al box office, dovesse uscire tra due anni Spider-Man Home-qualcosa 3, si risentiranno. Al momento sono cinque le petizioni dei fan contro la Sony, l'hashtag #BoycottSony è ormai trend topic su Twitter, Jeremy Renner e Simu Liu attaccano apertamente lo studio via Instagram e Tom Holland ha smesso di seguire la compagnia sui social, non essendo per giunta obbligato contrattualmente a procedere nel rapporto lavorativo con la società. I fan insorgono e anche tra le fila degli attori del MCU c'è grande malcontento, perché prima di tutto la Sony sta pensando al solo interesse personale, dimenticandosi che gran parte del successo dei nuovi Spider-Man (i migliori, in termini di incasso, della storia dell'IP cinematografica) è dovuta soprattutto al controllo artistico dei Marvel Studios. Il raggiungimento del miliardo di Far From Home (che nel contratto era persino la conditio sine qua non per sviluppare un terzo film) non sarebbe mai avvenuto se prima Feige non avesse ottenuto l'egida creativa del personaggio, scelto poi un attore come Holland e un regista come Jon Watts per declinare Spidey in chiave adolescenziale, rivolto com'è alla Generazione Z e con due dei migliori villain dell'intera storia del Marvel Cinematic Universe.

L'appunto ai Marvel Studios è infine correlato alla troppa sete di guadagno, irrinunciabile (apparentemente) anche a fronte di una perdita tanto consistente. Perché, con tutti i soldi in entrata e i profitti generati da Endgame, Black Panther, Infinity War o Captain Marvel (tutti superiori al miliardo di dollari) non si potevano mantenere le cose così come stavano? Il motivo potrebbe essere esterno all'accordo e persino ai Marvel Studios, correlato invece alla fusione con la Fox, che sta costando migliaia di posti di lavoro e che ha portato in casa Disney più di 12 miliardi di debiti. Ci si aggrappa ovunque, insomma, per tirare su introiti reali e rientrare nei costi di un affare multimiliardario con molti strascichi negativi, considerando anche la cancellazione di progetti in fase pre-produttiva avanzata come Mouse Guard, ad esempio.
La speranza è che tutto questo possa risolversi con un nuovo accordo da stipulare il prima possibile, che vada incontro alle esigenze di guadagno della Sony e a quelle artistiche e percentuali della Disney. Sembra l'unica soluzione adottabile per far rientrare il polverone e sperare di continuare a racimolare miliardi con Spider-Man e non perdere la faccia e il supporto dei fan dopo quattro anni di ottimo lavoro. Lo dicono gli esperti di box office, lo vuole il pubblico, lo detta la legge del buon senso.

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