Speciale Dietro i Candelabri: Scott & Lee forever

Cosa c'è di vero nell'incredibile e scintillante storia raccontata al cinema da Steven Soderbergh?

speciale Dietro i Candelabri: Scott & Lee forever
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Valentino Liberace, la star più pagata al mondo negli anni Sessanta e Settanta, il primo performer totale del mondo, l’uomo che, in assoluto, ha scintillato più di qualunque altro su un palcoscenico e dietro la tastiera di un pianoforte. Con sopra un candelabro, ovviamente.
Liberace per gli amici più stretti era solo Lee. Lo era per Scott, suo pupillo, protegé come lo chiamava lui, in realtà suo amante segreto per cinque anni. Erano altri tempi, quelli in cui l’omosessualità per una star era qualcosa da nascondere a tutti i costi, specie poi con quaranta anni di differenza dal proprio toy boy.
Liberace aveva già fatto causa nientemeno che al Daily Mirror, nel 1950, perché aveva insinuato la sua omosessualità. Causa vinta con un “congruo” risarcimento a sei cifre, valuta in dollari. Più tutta una campagna mediatica con una serie di bugie e fidanzate inventate, storie d’amore mai esistite e una ostentata, falsa solitudine per non aver trovato “quella giusta”. È stato questo, non la storia d’amore in sé, ad attirare il produttore Jerry Weintraub per realizzare un film sulla storia d’amore tra Wladziu Valentino Liberace e Scott Thorson. “Ho voluto fare un film per mostrare quanto siamo cresciuti, per mostrare l’evoluzione sociale del nostro Paese, degli esseri umani riguardo questo argomento”, ha dichiarato. “Le unioni omosessuali sono riconosciute ormai, autorizzate nella maggior parte del mondo. Essere gay ha perso la sua ghettizzazione sociale”.

Dalla carta alla celluloide: cosa è cambiato

Dietro i candelabri è il titolo del libro scritto proprio da Scott Thorson, da cui Weintraub ha voluto trarre l’omonimo film, in uscita nelle sale italiane il 5 dicembre dopo il passaggio al Festival di Cannes. Per raccontare questa storia, assolutamente fuori da ogni convenzionalità sotto tutti i punti di vista, ha scelto un poker d’assi: tre premi Oscar, Steven Soderbergh alla regia e Michael Douglas con Matt Damon come protagonisti, e il nominato all’Oscar per la sceneggiatura de La leggenda del re pescatore, sua maestà il sovrano del melò Richard Lagravenese. Non a caso, poiché questa non è la biografia di Liberace, bensì il racconto della sua turbolenta storia con Scott, nascosta e insieme illuminata dietro i candelabri. Come scriveva Edgar Allan Poe nel suo racconto La lettera rubata, il miglior modo per nascondere qualcosa è metterla sotto gli occhi di tutti. Ecco che Scott era sempre con Lee, saliva sul palco con lui, vestiva come lui e a un certo punto ha anche iniziato a somigliare a lui!
Quello che il film non mostra è la giovane età di Scott Thorson: quando per la prima volta il biondo ragazzo orfano entrò nella lussuosa casa di Liberace, aveva solo sedici anni. Non era nuovo alla vita e al mondo, aveva trascorso i suoi anni tra una famiglia in affidamento e l’altra, e si trovava ancora presso una di queste. Nessuno aveva mai fatto qualcosa di clamoroso per prendersi cura di lui. Il giovane Scott era confuso, povero e dichiaratamente bisessuale. Da quella notte, si trasferì a casa del suo Lee, e vi rimase, prigioniero in una gabbia dorata piena di stucci e d’amore, per cinque anni. Matt Damon è decisamente più avanti con gli anni, ma del resto Hollywood non può mostrare un sedicenne e far passare il virtuoso del piano come un vecchio satiro, e per di più va detto che Damon somiglia molto al corpulento Scott, che oggi si palleggia tra penitenziari e centri di disintossicazione. Un amore così ti prosciuga, ti segna per il resto della tua vita, fa compiere a un ragazzo solo, debole e accecato dagli ori e dalla luce riflessa dai cristalli, delle scelte che poi si riveleranno irrevocabili. Pane per i denti di Lagravenese, sceneggiatore di storie potenti come I ponti di Madison County e L’uomo che sussurrava ai cavalli. Questo film è tanto suo quanto di Soderbergh.

The story so far

Il rapporto tra Scott e Lee è stato quello di un amore totale. Lo racconta proprio Thorson nel suo libro e nelle decine di interviste che non si fa pregare per rilasciare. Dice che rifarebbe tutto, se ricapitasse, perché nessuno si è mai preso cura di lui come il suo amato pigmalione. Anche se sotto molti altri aspetti fu un vero inferno: Scott viveva completamente nella piccola ombra che tutta la luce di Liberace proiettava, non poteva mai uscire di casa senza di lui, era sempre in sua compagnia e sotto il suo sguardo vigile. Quando Liberace era sul palco, Scott era con lui, dietro le quinte, a portata d’occhio. Tranne durante l’ultimo anno, quando fu proprio Lee a tradirlo, più volte, in modo sempre meno discreto, disprezzandolo per ciò che era diventato, anche se era stato lui a portarcelo.
Giovane e con una personalità decisamente più fragile di quella larger-than-life di Liberace, Thorson accettava dal suo amante gioielli e abiti, e intanto si faceva letteralmente plasmare. Tanto che arrivò a farsi decine di ritocchi per mano di Jack Startz, il più famoso chirurgo estetico dell’epoca. Dopodiché Lee lo volle anche più magro e Scott, che era robusto e muscoloso di costituzione, ebbe delle difficoltà ad accontentarlo, per la prima volta. Dove non arriva la natura, c’è la “medicina”, quindi Startz gli prescrisse la “dieta di Hollywood”, un mix di cocaina e anfetamine che lo rese un tossico all’ultimo stadio. Pochi mesi dopo, in piena notte, Scott si ritrovò fuori dal cancello della casa di Liberace, con addosso un pigiama di seta coperto da una pelliccia di visone. La fine di una storia che ancora oggi fa parlare di sé.

Le conseguenze della chirurgia estetica

Ma la plastica facciale portò molto altro al giovane Scott, che mai più potrà avere le sue reali sembianze. Undici interventi per somigliare a Liberace e dopo la gente lo scambiava per suo figlio. All’innamorato Lee non sembrava vero: propose di adottare Scott, per prendersi cura di lui per sempre, per “sistemarlo” e fare in modo che non conoscesse mai più la povertà. I due andarono da un avvocato (e le tempistiche nel film di Soderbergh sono un po’ falsate), ma quel contratto di adozione non andò mai in porto. C’è da dire che, secondo le leggi americane, Lee non avrebbe mai più potuto essere l’amante del suo Adone, come chiamava Scott, in quanto si sarebbe trattato di incesto. E un uomo sessualmente vivace come lui, almeno da quel che si evince dalle memorie di Scott - ma anche dai risultati dell’autopsia che ha rivelato l’effettiva esistenza della protesi ai genitali - non poteva accettarlo facilmente. Quindi attese, e nel frattempo i due amanti si lasciarono e Scott gli fece causa per avere gli alimenti.
Liberace e i suoi agenti non cedettero di un passo: l’omosessualità del grande entertainer non poteva essere rivelata (lo sarà dopo la sua morte, quando l’accanimento dei media non lascerà alcun credito alla versione ufficiale che voleva il pianista morto per arresto cardiaco. L’autopsia confermerà la sospetta morte per AIDS), e tutto ciò che Thorson ottenne furono 100.000 dollari, più gli abiti e i gioielli, che però nel frattempo si era già venduto per comprare la cocaina.
Una tossicodipendenza dalla quale non è mai voluto uscire, conoscenze con la mafia locale e un’amicizia con star del calibro di Michael Jackson. Ecco l’eredità di Liberace. Oltre alla faccia di plastica. La casa e i mobili di Scott non gli erano in realtà mai stati intestati.

Oltre il candelabro

Nel settembre 2013 Scott Thorson è stato per l’ennesima volta rilasciato dalla prigione. Era stato trovato al volante sotto l’evidente effetto della cocaina. La sua vita è stata a dir poco burrascosa: spaccio di droga, bordelli, giro di prostituzione. Si mise in affari con Eddie Nash, che gestiva nightclub, traffico di cocaina e di donne e che lo portò in un baratro vero. Forniva la droga a John Holmes, e quando il pornodivo non pagò, fu Eddie a ordinare l’omicidio di quattro persone a lui vicine. Scott si spaventò e iniziò a collaborare con l’FBI. Entrò nel programma di protezione dei testimoni, un’altra prigione, ma stavolta senza oro. Troppo per lui, che scappò e si mise di nuovo nei guai. Ci si caccia di continuo. Oggi non fa che ripetere che questo film gli dà la possibilità di riscattarsi e di raccontare la sua storia. Per la quale, a nostro avviso, si potrebbero scrivere altri due film, tanto è folle. Intanto lui sta scrivendo un altro libro, Beyond the Candelabra (Al di là dei Candelabri), in cui racconta proprio ciò che accadde dopo la rottura con Liberace. C’è anche un altro amante, ancora più in alto nel firmamento delle star. Scott sostiene che Michael Jackson ebbe l’idea di farsi le plastiche facciali e la fossetta (i fan di Michael sanno che è un omaggio a John Travolta) da lui, e che furono amanti, anche loro per cinque anni, come con Lee (“Michael era un uomo dolcissimo”, dice Scott). A essere sinceri, il tossico e poco onesto Thorson, per ora, ci sembra uno che voglia lucrare su storie raccontate riguardanti persone decedute, e quindi impossibilitate a ribattere. Uno senza talento che ha condotto sempre una vita parassitaria. La storia con Liberace però è autentica e comprovata, e Lagravenese la racconta in modo toccante e scintillante, oltre che esagerato. Dopotutto “Troppo di qualcosa di buono è sublime”.

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