David Ayer, l'uomo dietro la Suicide Squad

Uno scrittore dalle forte scelte autoriali, un regista dai rapporti tesi con gli studios, fino agli scontri aperti con la critica. Ecco a voi, Mr.Ayer

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È l'uomo che ha elegantemente mandato la Marvel a farsi friggere (anche se la frittura non era contemplata, in fondo, nel suo invito); è l'uomo che ha sfidato i critici e le loro recensioni negative, e che, almeno al primo weekend di sfruttamento, pare averla spuntata lui, con uno schiaffo morale da oltre le 200 milioni di cucuzze; è un tipo tosto. Non per niente, la Warner gli ha affidato un gruppetto di gente che tanto stabile di mente non è. Stiamo parlando di David Ayer, cari lettori e lettrici, e quale momento migliore per una corsa sfrenata e schizofrenica, come la sua Suicide Squad, fra i suoi lavori più importanti? Non siamo qui a raccontarvi dov'è andato all'asilo, se è stato picchiato dai bulli con dei fumetti arrotolati dell'Uomo Ragno, o il suo primo due di picche. Lasceremo che a parlare siano solo i suoi lavori, non la sua biografia; e magari vi permetteremo di scoprire qualcuno dei suoi exploit più meritevoli, che, magari, ancora non conoscevate. Ribadiamo che la scelta dei suoi lavori presentati è completamente arbitraria, e non esaustiva, ma che abbiamo ritenuto esser rappresentativa, in qualche maniera, del suo lavoro.

Gli inizi come script-doctor

I primi lavori accreditati come sceneggiatore furono delle scritture che Ayer operò sulle prime stesure di U-571, film del 2000 di Jonathan Mostow, che ci racconta di un sottomarino tedesco della seconda guerra mondiale, abbordato da alcuni soldati americani sotto copertura, che hanno il compito di sottrarre ai nazisti una macchina Enigma, fu uno strumento elettro-meccanico adoperato dall'esercito tedesco per cifrare e decifrare messaggi (quello di The Imitation Game, per intenderci) . Ayer incorporò nelle revisioni del testo le sue esperienze come marinaio di un sottomarino della U.S. Navy. Questo suo primo lavoro fu, comunque, oggetto di controversia per quanto concerne l'accuratezza storica. Nel 2006, lui stesso, parlando dell'esperienza nella stesura dello script, ammise che nello scrivere U-571 aveva distorto la Storia, e promise di non ripetere più un errore del genere. Ayer raccontò ad un programma della BBC Radio di non sentirsi con la coscienza a posto, nell'aver suggerito che siano stati gli Americani, e non i Britannici, ad aver sottratto il cifratore Enigma, com'è accaduto in realtà: "È stata una distorsione della verità... una decisione mercenaria... creare questa versione parallela della Storia per renderla più appetibile ad un pubblico americano. Entrambi i miei nonni erano ufficiali durante la seconda guerra mondiale, ed io stesso sarei personalmente offeso se qualcuno distorcesse i traguardi che hanno raggiunto." Di certo non è mai mancata la sincerità, al regista della Suicide Squad. David Ayer prosegue la sua carriera di script-doctor su altre grosse produzioni come Fast and Furious e S.w.a.t., ma in cosa consiste il lavoro di uno script doctor? Di solito uno script doctor è uno sceneggiatore, spesso alle prime armi e non di certo con un nome grosso alle spalle, ingaggiato da un produttore, televisivo o cinematografia che sia, per curare un copione esistente, riscrivendolo o fermandosi ad un livello di rifinitura, intervenendo su una o più caratteristiche quali la struttura, i personaggi, i dialoghi, il ritmo, il tema e altri elementi. Lo spiega meglio lo stesso Ayer, quando ci parla del lavoro che ha effettuato sulla sceneggiatura di James Ellroy Indagini Sporche - Dark Blue: ci spiega come la prima sceneggiatura di Ellroy parlava delle sommosse nelle periferie di LA del 1965, e che lui ha dovuto riadattare ed aggiornare lo script per raccontare le sommosse del '92. Come avviene il passaggio del testimone da uno sceneggiatore all'altro? Il regista fa un'interessante analogia, paragonando la scrittura ai primi Pony Express: se un cavallo si stanca, ne selli uno fresco e continui ad andare avanti fino alla consegna del pacco: si fa tutto quello che si può per finalizzare un film, anche portare avanti la sceneggiatura per decenni, di mano in mano, di riscrittura in riscrittura, fin quando il film non sarà realizzato. Nello spiegare, nello specifico, in cosa consisteva il suo lavoro di riscrittura David racconta a Screenwriter's Utopia: "Ellroy aveva già scritto la storia di base, ma era molto romanzata. Estremamente densa, tante storyline separate, il mio compito era quello di scremare ed eliminare il superfluo e renderlo più film e meno romanzo, scegliere su quali storie focalizzarsi. Dovevo consolidare i personaggi."

Poliziotto buono e poliziotto cattivo

Ma il grande salto, l'esplosione di notorietà, e l'affermazione presso gli addetti ai lavori, arriverà con la sua prima sceneggiatura originale, quel gioiello di tensione che è Training Day, film di Antoine Fuqua del 2001, sceneggiatura che frutterà un meritato Oscar a Denzel Washington come miglior attore protagonista, per il suo detective Alonzo Harris, ed una nomination come miglior attore non protagonista per Ethan Hawke. David Ayer scrisse la prima stesura nel 1995, molto prima che lo scandalo Rampart scoppiasse a livello mediatico (più di 70 poliziotti dell'unità anti-gang Rampart, della polizia di Los Angeles, furono accusati di comportamenti non etici, negligenza professionali, corruzioni, spaccio, diffusione di false prove per incastrare soggetti innocenti, una storia già di per sé surreale). Nella prima stesura, il detective Alonzo era un ufficiale di origini latine, che lavorava nella narcotici, per la divisione Rampart, nella zona controllata da gang di Pico-Union; il detective, nelle intenzioni iniziali di Ayer, doveva esser un solitario, isolato da tutti per la sua cattiva reputazione di poliziotto corrotto e razzista; con la divulgazione dello scandalo Rampart, l'autore rielaborò la storia in una chiave di corruzione più sistemica, e non concentrata solo di un personaggio; gli elementi di base di Alonzo erano però già lì, nonché altre caratteristiche peculiari come quella di indossare vistosi gioielli e guidare una Monte Carlo del '79. David Ayer fu l'unico autore a metter mani allo script, il che rappresenta, come abbiamo già spiegato, una rarità nel mondo hollywoodiano. Sempre a Screenwriter's Utopia racconta di come è nato Training Day: "Scrissi quella sceneggiatura in preda alla frustrazione. All'epoca, stavo tentando di vendere degli script mediocri, provando a prevedere ciò che gli Studio avrebbero potuto comprare. Training Day lo scrissi per me. Ero stanco di assecondare la corrente del sistema e decisi che avevo qualcosa da dire." La cosa più sorprendente, continua Ayer, è che gran parte della sceneggiatura originale rimase integra durante lo sviluppo del progetto. Quello che fu modificato fu il finale; fu aggiunta più azione, perché avrebbe garantito più biglietti venduti. Quindi si rinunciò ad un finale più artistico dove (spoiler) il personaggio Ethan Hawke avrebbe incastrato il detective di Washington, inducendolo al suicidio, per andare verso un finale più frenetico, con la resa dei conti fra poliziotto buono e poliziotto cattivo, con relativo diluvio di proiettili e sangue. L'autore scherza sul finale originale, definendolo come quello di un "art movie version" che nessuno avrebbe mai visto, perché quando si lavora ad un progetto con un grosso studio, non si può prescindere dal discorso commerciale, si lavora sempre per un profitto, e bisogna esser realisti. Se lo studio vuole un finale BANG-BANG tu gli dai un finale pieno di BANG-BANG. È sempre bello sentire parlare un autore con brutale onestà, e ad Ayer questa non manca, come dicevamo. Prima di andare oltre, un'altra piccola curiosità su questa sceneggiatura. Quando il film uscì, molti spettatori e critici furono scettici riguardo alle scene in cui Jake Hoyt fumava erba tagliata con allucinogeni sotto pressione di Alonzo, che gli spiegava di come un poliziotto non potesse rifiutarsi di prender droghe che gli sono state offerte in strada, perché lo identificherebbe come sbirro e sarebbe stato l'equivalente di una condanna a morte. In tal senso Ayer rispose alle critiche in un'intervista citando una sezione del regolamento del LAPD che stabilisce che in situazioni particolari sotto copertura agli ufficiali è consentito l'impiego di sostanze narcotiche, il che conferiva una certa credibilità a ciò che Alonzo spiegava a Jake. Insomma il regista della Suicide Squad ha sempre avuto un rapporto burrascoso con la critica, e non le ha mai mandate a dire.

Il salto alla regia

David Ayer esordisce alla regia nel 2006 con Harsh Times - I giorni dell'odio, film che finanzierà in parte lui stesso mettendo un'ipoteca sulla propria abitazione. La storia drammatica che il regista ci narra è sempre ambientata sulle strade degradate della South Central Los Angeles, e ci mostra come l'uso delle droghe e le passate esperienze durante il servizio militare possano influenzare i tentativi di una persona di condurre delle vite normali. Secondo le parole dello stesso autore, la sceneggiatura per Harsh Times, fu completata nel 1996, dieci anni prima. La scrisse di getto subito dopo aver completato lo script di Training Day; il racconto è semi-autobiografico, e basata sulle sue esperienze di vita: come il personaggio di Jim, interpretato da Christian Bale, Ayer è cresciuto nella zona sud di L.A., e si è arruolato per la marina america. Dopo il servizio militare, David rientra a Los Angeles, e, come per Jim nel film, si fa trascinare in piccoli crimini, e passa le sue giornate a "cazzeggiare" con gli amici. Mentre David è riuscito a rimettere insieme i pezzi della sua esistenza, alcuni suoi amici non ce l'hanno fatta, e quindi è nato dalla sua penna il personaggio di Jim, che incorpora in sé sia alcuni tratti della personalità di Ayer che quelli di alcuni suoi amici, la cui deriva è stata irreversibile. Ayer si decise a fare il film dopo un live reading al Sundance Institute Screenwriters Lab Script, davanti ad una platea di 350 persone, che accolsero molto positivamente la lettura. Lo scrittore/regista quindi presentò la sceneggiatura a varie compagnie, e prima di finalizzare l'accordo con la Bauer Martinez Entertainment, Ayer riuscì a vendere lo script ad un altro studio, che però gli chiese di apportare dei cambiamenti che l'autore rifiutò di implementare. Volevano diversi flashback che sottolineassero il profondo legame che i personaggi di Jim (Christian Bale) e Mike (Freddy Rodríguez) avevano fin da piccoli; volevano inoltre meno profanità, e (spoiler) un happy ending in cui Jim sopravvivesse e rimettesse in sesto la sua vita disastrata. Ayer si rifiutò di effettuare questi cambiamenti e riacquistò lo script. Fa ancora più strano sentire in questi giorni tutte queste voci sulle ipotetiche interferenze della Warner Bros in fase di montaggio del film, visto quanto ha lottato in queste occasioni per difendere le sue scelte stilistiche. Anche se questo fa il paio con le sue dichiarazioni precedenti, sul piegarsi ad alcune logiche commerciali pur di portare un film nelle sale. Un soggetto controverso questo Ayer, no? Saltiamo a piè pari La notte non aspetta del 2008 ed arriviamo a quello che, per noi, è la sua migliore opera.

Bel posticino in cui vivere, L.A. eh?

Nel 2012 arriva sugli schermi End of Watch - Tolleranza zero, anche questa volta scritto e diretto da David Ayer, che ci racconta la storia di Brian Taylor e Miguel Zavala, rispettivamente Jake Gyllenhaal and Michael Peña, due poliziotti dell'LAPD che lavorano nella cara vecchia South Central Los Angeles; il film si concentra sulla quotidianità dei due, sulle loro routine lavorative, sulla gestione dei rapporti con i membri delle gang, ed un assaggio delle loro vite, un attimo dopo aver dismesso la divisa. Anche in questo sforzo creativo, Ayer ha messo molto della sua vita vissuta fra le strade della zona sud di L.A., non solo: è anche ricorso all'aiuto di alcuni suoi amici che lavorano per LAPD; questa volta decide di ribaltare le prospettive che aveva usato per i suoi precedenti lavori, in cui già aveva dipinto foschi affreschi della forza pubblica, spesso deviata e corrotta. No stavolta i protagonisti sono due bravi ragazzi, onesti, e più in generale viene analizzata la vita in un dipartimento nella sua accezione più cruda e semplice, ed in questo si denota la scelta di adottare l'approccio documentaristico nel raccontare l'amicizia tra Taylor e Zavala, la cui chimica è quella che prepotentemente emerge nella visione, mettendo alle volte in secondo piano tutte le vicende poliziesche. La camera indugia più nelle reazioni, in quei pugni allo stomaco che arrivano allo spettatore, ma prima ancora ai due protagonisti, durante i vari snodi narrativi della vicenda. Non vi riveliamo nulla, gran parte della bellezza della visione nel film, è proprio nell'imprevedibilità nella normalità, qualcosa che ci si aspetta, ma non per questo ha meno impatto, anche e soprattutto per come si è scelto di raccontare questa storia. Ayer ha scritto questa storia nell'arco di 6 giorni, con la supervisione e l'aiuto di Jaime FitzSimons, un ex agente di polizia, la cui esperienza ha ispirato Ayer in alcune svolte del film. Le riprese sono state fatte negli stessi luoghi descritti dallo script, infestati dalle gang, conferendo ancora maggiore realismo alla pellicola; le riprese sono durate 22 giorni, con un budget di soli 7.5 milioni di dollari. Da un punto di vista tecnico, Ayer ha scelto di catturare ogni scena mediante quattro camere simultaneamente: lo stesso Gyllenhall ha effettuato delle riprese intere, con l'aggiunta di alcune camera applicate alle uniformi dei due protagonisti, e delle riprese dalla macchina dei due poliziotti. Questa volta, in sede sceneggiatura, il nostro Ayer ha deciso di contenersi (SUPER SPOILER): nella stesura originaria entrambi i poliziotti ci lasciavano le penne, ma l'autore ha pensato che questo fosse troppo dark come finale, quindi ha deciso di modificarlo nella versione finale. È stato il suo film più amato dalla critica, addirittura il fu Rogert Ebert, critico severissimo del Chicago Sun-Times, lo definì come uno dei migliori film polizieschi degli ultimi anni, ed il miglior quarto film, per lui, del 2012. In molti hanno lodato l'energia, la devozione ai personaggi, l'ottima performance degli attori, e per quanto concerne, la scelta del found footage misto ad una tradizionale fotografia, alcuni hanno apprezzato come questo approccio abbia permesso di andare più in profondità nei personaggi, di darne un'immagine più intima.

I suoi lavori più recenti

Suicide squad non è stato il primo ensemble movie con gente poco raccomandabile che David Ayer ha dovuto gestire: è del 2014 Sabotage , diretto da lui e scritto insieme a Skip Woods. In realtà dello script originale di Woods è rimasto ben poco, se non l'idea centrale, che è quella di un gruppo di poliziotti che vengono fatti fuori uno per uno. In pratica questo è stato il tentativo di Ayer di prendere Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie, e di ambientarlo in un gruppo operativo speciale della DEA, deviato, diviso al suo interno da dubbi e sospetti per la sparizione di 10 milioni di dollari, rubati a dei signori della droga, che dovevano spartirsi fra loro, ed incalzati da misteriosi assassini che ne stanno sfoltendo le fila. Personalmente riteniamo questo film come l'opera meno riuscita del regista cresciuto a L.A.: mentre in molti hanno criticato l'eccessiva e cruda violenze e i troppi personaggi poco abbozzati, e troppo poco gradevoli per creare un legame empatico con il pubblico, quello che a noi ha convinto meno è stata la sceneggiatura alquanto sfilacciata, svolte narrative che appaiono innaturali e molto forzate, e infine un bilanciamento tra la componente thriller e quella action abbastanza confuso, rendendo il tono del film difficilmente interpretabile: vuole esser un "whodunit", cioè un giallo deduttivo, che ti porta gradualmente a scoprire il mistero dietro il motore degli eventi, oppure un action duro e puro, con una violenza grafica che non si tira indietro quando serve? Ci dà una risposta lo stesso Ayer, affermando che Sabotage è stato pesantemente tagliato dallo studio, in fase di montaggio, affinché si desse più enfasi alla parte action sacrificando di molto gli ingredienti thriller che il regista aveva cucinato; Ayer, poi, lascia intendere che il montato iniziale del film era di 3 ore, e che il tono è stato irrimediabilmente compromesso con la versione finale voluta dallo studio. Molto meglio è andata con Fury, sempre uscito nel 2014, almeno dal punto di vista della critica. Anche in questo caso Ayer "è andato alla guerra" con la critica, ben consapevole di aver realizzato un film quantomeno polarizzante. Innanzitutto dopo aver definito Sabotage un lavoro su commissione, non nato da una sua idea originale, afferma che Fury è figlio della propria passione, un lavoro d'amore. E si vede da un punto di vista squisitamente visionario: dal desolato campo di battaglia iniziale, dove facciamo la conoscenza dei quattro sopravvissuti del carro armato Fury, alla splendida sequenza in cui i quattro tank vanno in soccorso di alcuni soldati caduti in un'imboscata, che mano a mano si allineano dietro i carri armati, per sferrare un assalto ai soldati tedeschi nascosti all'interno di un bosco; ma anche l'arrivo al campo base, i trattori che raccolgono le masse di cadaveri, lo scontro con l'inarrestabile Tiger tedesco, e... insomma, non vogliamo raccontarvi tutto il film in questa sede. Se volete farvi un'idea (prima di decidere se vedere la sua Suicide Squad o meno) di quello di cui può esser capace David Ayer, di che talento visivo disponga, non resta che farvi una passeggiata nella Germania del 1945, in compagnia di Wardaddy e la sua crew.

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