Dalla carta al cinema: 5 fumetti che un giorno potrebbero diventare un film

Storie di fantascienza allucinata, amori incredibili e droghe improbabili: possibili giuste risposte agli inflazionati cinecomic Marvel e DC.

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È un periodo davvero florido per il fumetto, sia sul piano qualitativo che dei semplici incassi, con opere in continua uscita firmate dai più grandi autori contemporanei come Warren Ellis, Grant Morrison o Daniel Clowes. Non che prima il mercato non avesse i suoi stimati esercenti e il suo interessato pubblico, solo che dall'arrivo dei cinecomic tutto ha preso una piega virata molto al mainstream, anche se poi tantissime graphic novel non sono semplicemente alla portata di tutti. In fondo stiamo pur sempre parlando di arte, e anche la narrazione per immagini contempla la catarsi e la profondità stilistica di un letterato moderno, quindi sì, aperta a tutti sul mercato, ma in parte ermetica e diretta intellettualmente a pochi. Ciò non toglie l'interesse che il grande pubblico ha cominciato a rivolgere negli ultimi 5 o 6 anni a storie che trascendono il mero racconto supereroistico per adagiarsi su rive più complete e meglio strutturate a livello espressivo, dove a dominare è a volte una marcata sperimentazione e una creatività senza freni, libera da molti ostacoli che il media in sé permette automaticamente di scavalcare, dando modo di elaborare storie coraggiose e di genere che incantano il lettore. Racconti che gli occhi di un attento fruitore osservano sulla carta immaginandoli già sul grande schermo, trasposti in adattamenti che potrebbero fungere da contraltare agli inflazionatissimi cinecomic Marvel e DC.

Tra grande e piccolo schermo

Sia chiaro: già storie di grandissimi autori come Mark Millar (Kick-Ass, Kingsman), Bastien Vives (Polina) o Alan Moore (V per Vendetta, Watchmen) sono arrivate al cinema, ma parliamo ad esempio nel primo caso di uno scrittore brillante che ha compreso anzitempo la stretta della forbice tra cinema e fumetto, iniziando a concepire direttamente le sue opere come possibili trasposizioni cinematografiche, mentre per quanto riguarda Moore ci spostiamo su di un piano definibile di "grande pignoleria", essendo i suoi lavori considerati immensi con adattamenti sempre e comunque poco felici sia per lui che per i fan più accaniti. Tutto questo per dire che sì, il cinema è pieno di trasposizioni riuscite, fallimentari o in corso d'opera, ma anche che tantissimi altri fumetti o graphic novel dovrebbero essere a loro volta opzionati per sfondare sul grande schermo in tutta la loro poesia, bellezza e assurdità. E in realtà ce ne sarebbero molti da enumerare, come Paper Girls di Brian K. Vaughan o Black Hammer di Jeff Lemire, ma è forse la televisione il giusto approdo per storie del genere, che al cinema sarebbero meno approfondite rispetto alla narrazione a episodi. Basti pensare che Preacher, The Boys, Invincible o Scalped sono già stati adattati o lo verranno molto presto in tv, altro sostanziale media che sempre grazie alla Marvel sta scoprendo l'importanza delle storie a fumetti, acquistando i diritti di sfruttamento di un disparato numero di comics. E allora, dopo una piccola cernita, vogliamo proporvi oggi cinque fumetti che potrebbero invece funzionare anche e forse meglio in sala, per questioni come budget, dimensioni del racconto o lirica delle immagini.

Airboy

Edito in america dalla sacra Image Comics (che tornerà spesso all'interno del pezzo) e portato in Italia da Saldapress, Airboy è un metaracconto intriso di fallimento, ubriacature moleste, sesso, droga e voglia di riscatto. La geniale e fulminante idea di James Robinson è stata qui la particolarità di scegliere il racconto autobiografico, lasciando al lettore e alle sue sinapsi il compito di decidere se gli avvenimenti narrati all'interno dell'opera siano realmente accaduti o siano stati fortemente romanzati. Tutto comincia quando a Robinson, ormai privo di creatività, stanco e schiavo dei suoi vizi, gli viene affidato dalla Image il compito di rilanciare Airboy, un eroe aviatore in auge durante la Golden Age. Peccato che lui odi Airboy! Da qui inizierà un percorso auto-distruttivo in compagnia del disegnatore Greg Hinkle, in un susseguirsi di eventi che porteranno i due a decisi abusi di sostanze psicotrope fino alle fin troppo cristalline visioni a occhi aperti di Airboy, che li trasporterà anche all'interno del fumetto per renderli partecipi della missione finale contro i nazisti. Tutto si regge sul piano dell'incredulità e della menzogna, spacciata con intelligenza per verità in una graphic novel che distrugge pagina dopo pagina le certezze del lettore, lasciandolo annegare nello sboccatissimo lessico dell'autore e negli avvenimenti a volte credibili e altre astrusi dell'opera, forte, diretta e autoconclusiva. Capite bene che un taglio del genere, privo di compromessi, potrebbe funzionare magnificamente al cinema, magari diretto da un James Gunn o dalla coppia Seth Rogen ed Evan Goldberg, trasposto nello stesso modo crudo e mantenendo intatta l'incertezza del pubblico.

Lo Scultore

La mano è qui del grande Scott McCloud, saggista e fumettista di enorme esperienza nel settore con l'invidiabile capacità di scrivere storie che si legano indelebili all'anima, emotivamente conturbanti e con uno stile dannatamente autoriale e cinematografico, perfette quindi per essere trasposte in sala. È infatti il caso de Lo Scultore, che vede protagonista David Smith, artista depresso e senza un soldo che stringerà un patto con la morte: 200 giorni per creare la sua opera definitiva in cambio della sua anima. Senza nulla da perdere e dedito solo ed esclusivamente al suo lavoro, passione di una vita, David accetta, scoprendo di essere ora capace di modellare con le sole mani qualsiasi materiale. L'amore lo coglierà però nel momento peggiore, facendolo sentire per la prima volta felice e desiderato e mettendo in discussione il valore della sua arte e del suo patto con la morte rispetto alla prospettiva di una lunga vita comune insieme alla persona amata.

C'è in gioco tutto: sentimento, dramma, comicità, sogni e temi come omosessualità o elitarismo sociale. Un'opera gigantesca che invita a respirare a pieni polmoni e a vivere ogni istante come fosse l'ultimo. Un inno alla felicità e all'amore narrato attraverso la depressione. Un racconto che specie di questi tempi meriterebbe il buio della sala per riempire di luce tanti cuori soffocati dall'angoscia di un'esistenza creduta spenta. E a dirigere qui ci vedremmo un cineasta dalla marcata profondità emotiva come Todd Haynes.

Nameless

Esoterismo, horror e sci-fi: questi i tre elementi che corredano Nameless, sempre edito dalla Image ma opera del geniale Grant Morrison, che coadiuvato dalle tavole del bravissimo Chris Burnham regala ai lettori una storia indelebile e allucinante, dove il senso logico degli avvenimenti si perde nelle spire di un caos grottesco e mai equilibrato, per un'esperienza fumettistica mistica con vibrazioni alla Carpenter o alla Lynch - anche se minori. Una storia affascinante e dall'impatto visivo quasi commovente che racconta di un gruppo di esperti con il compito di impedire all'asteroide denominato Xibalba di impattare con la Terra. Da questa apparentemente semplice premessa in stile Armageddon si sviluppa però un'intricata trama che tira in ballo scienza e fede, in un susseguirsi di eventi tra l'incubo e la veglia senza esclusione di plot twist incredibili e inaspettati. È un continuo ribaltamento della realtà, degli elementi in gioco e delle prospettive; un esercizio mentale e macabro a cui Morrison invita a giocare, convinto delle sue capacità. E allora un'opera così gigantesca sul piano visionario meriterebbe sicuramente un adattamento horror sci-fi di tutto rispetto, con un investimento adeguato alla potenza immaginifica. Ma non siamo certo sognatori, e quindi un progetto più indipendente per una IP praticamente sconosciuta come questa andrebbe benissimo, magari tra le mani di un regista competente nel genere come Scott Derrickson, che ha alle spalle un'esperienza importante anche in un blockbuster del calibro di Doctor Strange.

Patience

Daniel Clowes è già sbarcato al cinema con Wilson, che vede protagonista Woody Harrelson, ma ci auguriamo che molto presto anche la magnifica storia di Patience possa essere opzionata per un adattamento, avendo tutte le carte in regola per divenire un grandissimo cult. Quando si parla di Clowes la prima cosa a cui si pensa è il suo stile di disegno anni '50-60, accesissimo e in alcuni passaggi psichedelico, facciata di storie di grande umanità e profondo realismo emotivo.

Patience, infatti, oltre ad essere pieno di tavole memorabili, ha anche una trama che definire monumentale è usare un eufemismo, perché completa di commedia, dramma, romanticismo e avventura in un genere come quello della fantascienza qui usato perfettamente per creare un thriller sorprendente con dei protagonisti sopra le righe, caratterizzati divinamente dalla penna dell'autore. La graphic novel è una love-story articolatissima che si sviluppa su più piani temporali, tra viaggi nel tempo e paradossi del caso, con uno dei prologhi più belli degli ultimi anni, che solo immaginarlo in sala prima dei titoli di testa fa bene al cuore. Ma dentro c'è anche la detective-story, il revenge movie e una copiosa ironia che viaggia costante nelle arterie della narrazione, rendendo il dramma più fruibile e adattissimo ad esempio alle corde di Shane Black, capace di rispetto e visione contemporaneamente. E sapete cosa? In realtà di una trasposizione si è già parlato grazie alla Focus Features, con Clowes alla sceneggiatura, ma purtroppo questo succedeva ben 3 anni e mezzo fa, addirittura prima dell'uscita dell'albo (qui edito da Bao Publishing in un'edizione stratosferica). Non è chiaro quindi come procedano i lavori o se si siano interrotti in vista di tempi migliori, ma una cosa è certa: ci vuole "Pazienza"!

Descender

E per finire, diciamocelo: è ormai tempo che il cinema possa fregiarsi di altre, gigantesche epopee fantascientifiche come Star Wars o Alien, storie che hanno segnato molte generazioni di cinefili che sì, continueranno ancora per un bel po' a sfornare capitoli su capitoli, ma che anno dopo anno arrivano sempre più stanche alla meta. E allora è il momento di guardare anche altrove, e a quale altro, meraviglioso posto se non ai fumetti si può volgere lo sguardo per una simile ricerca? Beh, forse alla letteratura di genere, che ha ancora tantissimo da offrire -basti pensare ad Asimov-, ma è indubbiamente interessante anche la produzione sci-fi in ambito comics, che già solo grazie a Saga di Brian K. Vaughn sta vivendo annate memorabili. Ma allora perché non inserire proprio Saga nell'articolo? Avete ragione, ma nella travagliata cernita operata da chi scrive, l'opera di Vaughan sarebbe preferibile come serie TV, essendo già di suo molto lunga e con una caratterizzazione dei personaggi che andrebbe approfondita con episodi magari incentrati su di un solo protagonista, in stile Lost -anche se l'esempio non è proprio calzante. Arriviamo così al bellissimo Descender di Jeff Lemire, uno dei più apprezzati autori di fumetti contemporanei (sue opere come Il Saldatore Subacqueo, che tra l'altro dovrebbe arrivare al cinema grazie a Rian Gosling) il cui lavoro nulla ha da invidiare allo stesso Vaughn, che anzi loda il collega definendolo un "visionario".

Descender è un fumetto sontuoso nel quale Lemire è riuscito a creare un Universo fantastico fatto di cyborg, esseri intergalattici e pianeti descritti nella loro funzionalità in modo sorprendente. Tra Astroboy e Star Wars con tonalità decisamente più virate al dark, la storia dell'opera racconta dell'androide Tim-21, del suo creatore, Dottor Quon, e di un evento di proporzioni cataclismatiche che ha colpito i maggiori pianeti della United Galactic Council, la prospera "federazione" letteralmente spazzata via in un giorno. Al suo posto si sono creati invece nuovi schieramenti e si sono riaccese ostilità sopite da tempo, mentre Tim e un gruppo di viaggiatori composto da un droide minerario, un cane robot e il Capitano Tesla -esponente militare di ciò che resta della UGC- viaggiano nello spazio alla ricerca della vera origine dell'evento che ha distrutto le vite di tutti. Anche qui, come per Patience, gli studios di Hollywood si sono dati letteralmente battaglia per l'acquisizione dei diritti, ancora prima dell'uscita del primo volume del progetto, editato ormai due anni e mezzo fa. Nulla da allora è stato rivelato e date le vendite al ribasso dell'opera e la vicina conclusione, forse molto ancora dovremo attendere prima di vedere al cinema la storia di Tim-21 e compagni. Il fatto poi che i diritti siano infine stati acquistati da Sony Pictures non è buon segno, essendo la major in difficoltà economiche ormai da anni e con produzioni blockbuster qualitativamente sotto la media. La speranza è che Lemire e Dustin Nguyen sfruttino a dovere la libertà concessa da Sony nello sviluppo dell'adattamento, facendo pressione per cospicui investimenti: è infatti a mani basse che vi diciamo che potremmo trovarci di fronte a un nuovo, gigantesco e fenomenale franchise cinematografico.

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