Speciale Dall’Hitchcock dei poveri ai CineKult

Tensione ed erotismo da William Castle a Olga Bisera

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Era inevitabile che, all'interno di una rubrica come questa, si sarebbe arrivati a parlare, prima o poi, del newyorkese William Castle, nato nel 1914 e scomparso nel 1977.
Ma chi era Castle?
Secondo la leggenda, esordì come generico teatrale a Broadway, a soli quindici anni, spacciandosi per il nipote di Samuel Goldwin, per poi svolgere attività teatrale e radiofonica prima ancora di esordire cinematograficamente negli anni Quaranta come assistente alla regia, sceneggiatore e produttore.
E, seppur sempre infarcito di elementi umoristici, fu l'horror il genere in cui si specializzò, a partire da quel Macabro che, datato 1958 e da non confondere con l'omonimo lungometraggio realizzato molti anni dopo da Lamberto Bava, assicurava gli spettatori (ma non quelli sofferenti di cuore) per mille dollari contro la morte da spavento.
Soltanto uno degli assurdi, grotteschi stratagemmi escogitati da colui che viene simpaticamente ricordato come "l'Hitchcock dei poveri" al fine di coinvolgere pienamente il pubblico, che vide uno scheletro attraversare la platea durante le proiezioni de La casa dei fantasmi e sedette su sedie attraversate da leggere scosse elettriche nel corso di quella de Il mostro di sangue.
Un vero e proprio genio della Settima arte cui Joe Dante rese omaggio, nel 1993, con l'ottimo Matinee e del quale ci occupiamo grazie ad alcuni titoli della sua filmografia riscoperti da Sinister Film, tutti corredati di trailer e di introduzione di Luigi Cozzi. Ma diamo uno sguardo anche a due nuove prelibatezze nostrane recuperate dal dimenticatoio da CineKult.

5 corpi senza testa

Joan Crawford è Lucy, dimessa dalla clinica psichiatrica dove era stata rinchiusa per aver fatto a pezzi con un’ascia il marito e la sua amante e che, ospitata dal fratello e dalla moglie, trova in casa la figlia Carol alias Diane Baker, bambina all’epoca della tragedia.
Tra le due si ristabilisce un normale rapporto d’affetto, ma le cose si complicano quando un medico e un contadino vengono uccisi con le stesse modalità degli omocidi commessi vent’anni prima.
Diretto da Castle nel 1964, nasce sulla scia di Che fine ha fatto Baby Jane? di Robert Aldrich, interpretato dalla stessa Crawford, ma non manca neppure di evidenti similitudini con Psyco. Del resto, la sceneggiatura porta la firma del Robert Bloch che scrisse il romanzo da cui nacque il capolavoro hitchcockiano.

Homicidal

Con le fattezze di un'ottima Joan Marshall, la giovane infermiera Emily va a curare una anziana signora paralizzata che vive insieme una sorta di nipote adottivo la cui sorella Miriam alias Patricia Breslin avverte una torbida attrazione nata tra lui e la ragazza.
La donna, infatti, sa che Emily si è già macchiata dell'uccisione di un uomo e, timorosa che voglia fare lo stesso con lei e l'anziana signora, racconta i propri sospetti al fratello.
Fornendo le basi necessarie per un serrato thriller datato 1961 che, fortemente debitore - soprattutto per quanto riguarda la parte finale - nei confronti di Psyco, dell'anno precedente, pur essendo girato in bianco e nero mostra il sanguinolento omicidio di un giudice di pace, sebbene lo splatter sarebbe nato ufficialmente soltanto nel 1963, grazie a Blood feast di Herschell Gordon Lewis.
E il particolare tocco di Castle è questa volta rappresentato dal fright break, ovvero una sorta di contatore dei battiti cardiaci che, poco prima dell'epilogo, compare sullo schermo invitando lo spettatore a decidere se abbandonare o no la visione, a seconda di quanto si sente spaventato.

Gli occhi degli altri

"Ho visto quello che hai fatto e so chi sei" è la frase che Libby alias Andi Garrett, lasciata in casa da sola insieme alla sorellina e un'amica, si diverte a ripetere a coloro cui fa scherzi telefonici pescando a caso dall'elenco.
Fino al momento in cui a ricevere la telefonata è Steve, incarnato dal mitico John Ireland, il quale, a insaputa della piccola, ha appena ucciso sua moglie ed è convinto di essere stato scoperto, rivolgendo i suoi sospetti verso una sconosciuta.
Concepito nel 1965 con un cast comprendente anche la Joan Crawford che Castle già diresse in 5 corpi senza testa (vedi boxino), anche in questo caso non mancano riferimenti a Psyco (si pensi soltanto all'omicidio della doccia), ma l'elaborato in questione, decisamente teso e tra i migliori firmati dal regista, si presenta non poco affascinante e dotato di una propria, forte personalità.
Merito soprattutto di un avvincente ed innovativo plot che, derivato da un romanzo di Ursula Curtiss, mostra la capacità di anticipare tanto cinema thriller successivo; a partire da quello di Fred Walton, il quale, non a caso, ripropose la stessa storia nel televisivo Ho visto cosa hai fatto... e so chi sei!, del 1988.
Per non parlare della sequenza all'interno dell'automobile, di sicuro fonte d'ispirazione per quella analoga presente in Halloween - La notte delle streghe di John Carpenter.

Il diavolo a sette facce

Vittima di pedinamenti e aggressioni da parte di uno sconosciuto ad Amsterdam, Julie Harrison alias Carroll Baker decide di rivolgersi all'avvocato Dave Barton, ovvero Steven Boyd, man mano che si scopre che il motivo di tutto sembra essere un grave e non precisato pericolo che incombe sulla sorella gemella della donna: Mary, che si trova a Londra.
E' il semplice plot su cui Osvaldo Civirani - autore, tra l'altro, de Il figlio di Django - costruisce un thriller del 1971 che, nonostante fosse arrivato un anno dopo L'uccello dalle piume di cristallo, non si rifà alla allora appena esplosa moda argentiana delle vicende ad alta tensione infarcite di violenza grafica, ma si riallaccia, al contrario, ai precedenti, più "puliti" modelli che videro proprio la Baker tra le figure cardine.
Un thriller che, mentre aumentano le minacce nei confronti della protagonista, tira in ballo anche George Hilton nei panni di Tony Shane, aitante corridore automobilistico, fino a un inaspettato colpo di scena finale.
Lo stesso Hilton che troviamo in un'intervista di oltre venti minuti presente, accanto al trailer, nella sezione extra del disco edito da CineKult.

L'occhio dietro la parete

Anziano intellettuale costretto su una sedia a rotelle, Paolo, con il volto di Fernando Rey, possiede un marchingegno tramite cui può spiare l'inquilino dell'appartamento adiacente: il giovane Arturo, interpretato dal John Phillip Law di Diabolik.
Fino al momento in cui, per poter penetrare ancora più in profondità negli anfratti psicologici della vita del ragazzo, l'uomo si serve di Olga alias Olga Bisera, donna con la quale abita, spingendola a conoscere il vicino e a interagire con lui, anche sessualmente.
Ed è così che l'unico lungometraggio diretto dall'attore Giuliano Petrelli - visto, tra l'altro, ne La mala ordina di Fernando Di Leo - inscena un rischioso gioco dalle conseguenze ingovernabili che, a quanto pare ispirato al cinema di Luis Buñuel (per questo abbiamo Rey protagonista), non può fare a meno di apparire, allo stesso tempo, quale altamente erotica variante di quello di Hitchcock.
Datato 1977, CineKult lo propone con contenuti speciali che, al di là del trailer, includono un'intervista al regista e a Monica Zanchi, presente in un piccolo ruolo; oltre a un intervento telefonico della Bisera.