Da Uncut Gems e Frozen II: i principali esclusi agli Oscar 2020

Tante nomination a Jojo Rabbit e nessuna al secondo film dei fratelli Safdie, mentre latitano nelle principali categorie altri titoli importanti.

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Non ci sono state sorprese inaspettate nel corso delle Nomination agli Oscar 2020 di qualche giorno fa, se non vedere Joker di Todd Phillips candidato in ben 11 categorie, proprio come Il Signore degli Anelli: Il Ritorno del Re. Tutto questo ci ha impressionati perché a ridosso dell'uscita del film con Joaquin Phoenix, voci di corridoio sostenevano che l'Academy "Non avesse particolarmente apprezzato il cinecomic", con qualche membro che si sarebbe addirittura rifiutato di visionarlo.
Sappiamo adesso quanto fossero esagerati quei rumor e quanto, in realtà, il titolo sia piaciuto non poco alla stessa Academy, a differenza di altri (forse persino più meritevoli) che invece non ce l'hanno fatta a ricevere un posto ufficiale in una delle categorie principali.

In un anno ricco e denso di tanto cinema di qualità, dal Parasite di Bong Joon-ho al C'era una volta a... Hollywood di Quentin Tarantino, senza dimenticarci poi di Le Mans '66 di James Mangold o di The Irishman di Martin Scorsese, la cernita non dev'essere stata per nulla facile, anche se questa volta ha lasciato fuori dai giochi titoli di grande impatto cinematografico, apprezzati tanto dalla critica quanto dal pubblico.

Cernite complicate

Si tratta di scelte e di maggioranza, ma è ormai chiaro da un decennio come gli Oscar siano diventati non solo una cassa di risonanza politico-sociale del mondo culturale americano, anche un palco dove è praticamente impossibile avere enormi sorprese. La presenza in gara di 1917, Storia di un matrimonio, Jojo Rabbit o dei titoli sopra citati era praticamente cosa certa. Mentre C'era una volta a... Hollywood, The Irishman o Joker rappresentano i big di questa edizione, i film di Sam Mendes, Noah Baumbach, Taika Waititi e Greta Gerwig sono appena al di sotto dei primi, impossibili onestamente da ignorare in diverse categorie di peso. Una concorrenza importante e spietata, quest'anno, che ha visto altri piccoli squali annegare nel mare magnum di una bontà cinematografica davvero elevata.
Cozzando forse con il gusto della maggior parte dei membri dell'Academy, magari per una sua costruzione rigidamente di strada, fatta di linguaggio sporco, close up insistiti, movimenti di macchina veloci e un montaggio davvero frenetico nella sua stabilità concettuale, il bellissimo Diamanti Grezzi dei fratelli Safdie non ce l'ha fatta a ricevere alcuna nomination. Tagliato fuori da ogni possibilità in partenza, perché il mercato indipendente aveva già trovato rappresentanza nel bel Jojo Rabbit.

A parità tematica, diciamo così, il mondo ebraico più corrotto, venale e grottesco di Diamanti Grezzi non ha potuto vincere la partita, probabilmente anche a causa delle diverse vittorie di Jojo Rabbit in diversi circuiti-premi stagionali. Niente miglior regia o miglior sceneggiatura, per i Safdie, che non hanno potuto accontentarsi neanche di nomination minori. La cosa che fa più male è però vedere l'assenza di Adam Sandler nella cinquina dei Migliori Attori Protagonisti, non avendo avuto assolutamente nulla da invidiare né a Leonardo Di Caprio né a Jonathan Pryce; solo che il primo è Di Caprio e il secondo uno degli interpreti più sottovalutati della sua generazione, e purtroppo il comico Sandler che abbandona i panni del commediante per vestire - benissimo - quelli dell'interprete drammatico hanno interessato poco o nulla i membri dell'Academy.

Fari, eroismo ed eccentricità

Altra grande - ma anche questa giustificata - assenza nelle categorie attoriali e miglior regia è quella di The Lighthouse, che impossibilitato a entrare nelle cinquine principali è stato inserito in quella per la Miglior Fotografia, comunque importante. Willem Dafoe e Robert Pattinson hanno regalato due performance incisive e incredibili nel film di Robert Eggers, che essendo però un horror di matrice psicologica e fortemente legato a un discorso di credenze pagane, anche inquietante e carico di un'iconoclastia artistica e intellettuale di peso, era già per sua natura impossibile vedere tra i nominati. Un gran peccato, essendo forse il titolo di genere più sorprendente del 2019 e già applaudito in lungo e in largo, da Cannes al Toronto Film Festival, tranne che in Italia (dove comunque ne è stato ultimato il doppiaggio).
Un po' meno chiara è l'assenza del meraviglioso Richard Jewell, ultima, misurata e sorprendente fatica di Clint Eastwood, forse uno dei suoi titoli più riusciti. La sua assenza come Miglior Film è comprensibile, ma un posto nelle categorie Miglior Sceneggiatura Non Originale e Miglior Attore Non Protagonista la meritavano tanto Billy Ray quanto un gigantesco Sam Rockwell. La dura presa di posizione contro le istituzioni americane e la deontologia professionale delle forze dell'ordine devono però aver fatto tremare qualche cuore estremamente a destra e poco aperto alla messa in discussione della bontà del sistema.

Altrimenti un Eastwood tanto equilibrato sarebbe stato preso maggiormente in considerazione come già successo - ad esempio - con American Sniper, dove però l'elogio alle forze armate deve aver fatto decisamente più colpo. Almeno Kathy Bates si è presa la candidatura a Miglior Attrice non Protagonista, riconoscimento più che meritato.
Tra i live action esclusi dispiace molto anche per l'eccentrico Rocketman di Dexter Fletcher, specie per una marcata assenza di un eccezionale Taron Egerton tra i migliori attori, dato che la sua interpretazione gli è valsa anche un Golden Globe e il plauso generale di critica e pubblico.

Dopo il trionfo di Rami Malek lo scorso anno per la sua interpretazione di Freddie Mercury, fa una certa rabbia che Egerton non sia neanche stato considerato per la sua performance non solo camaleontica ma sinceramente impressionante.

E infine arriviamo all'animazione, dove Missing Link, Dov'è il mio corpo? e il superlativo Klaus hanno spinto fuori con prepotenza Frozen II - Il Segreto di Arendelle dalla cinquina per il Miglior Film Animato. Non fa così impressione vedere un film Disney fuori dai giochi, però, perché in partita resta comunque Toy Story 4, tendenzialmente molto più apprezzato del sequel di Frozen. Nell'impossibilità di ignorare il lavoro tecnico di Klaus o la profondità concettuale alle spalle di Dov'è il mio corpo?, l'Academy ha scelto di esclude il film "meno riuscito", una scelta probabilmente adeguata.

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