Da The VVitch a The Lighthouse: estasi e ascesa nel cinema di Robert Eggers

Confrontiamo i finali di The Witch e The Lighthouse alla ricerca dei punti di contatto e rottura nella poetica filmica dell'autore prodigio statunitense.

speciale Da The VVitch a The Lighthouse: estasi e ascesa nel cinema di Robert Eggers
Articolo a cura di

Insieme a Damien Chazelle, Ryan Coogler e Ari Aster, Robert Eggers è uno degli astri nascenti del cinema statunitense, soprattutto di genere. In particolare con Aster condivide una spiccata sensibilità per l'horror, che ha infatti affrontato e sviluppato con un certo piglio autoriale nei suoi primi due film, The VVitch e The Lighthouse. Entusiasta e con un bagaglio culturale di peso, Eggers è riuscito a costruirsi in quattro anni di carriera un nome di tutto rispetto, introiettando nelle sue opere le sensibilità artistiche a lui più vicine, da quelle filmiche alla letteratura, senza dimenticare il grande valore simbolico della pittura.

È così che per The VVitch e The Lighthouse ha operato un'intensa ricerca storica per mettere in piedi una ricostruzione fedele e credibile delle atmosfere del XVII e XIX secolo: nel primo caso andando a recuperare giornali, diari e resoconti giudiziari dell'epoca, correndo invece sulle spalle di un gigante come Edgar Allan Poe nel secondo, essendo l'ispirazione principale di The Lighthouse, un racconto incompiuto del geniale autore americano.
Oltre a questo, nelle sue opere sono rintracciabili l'arte di Mantegna, l'utilizzo delle luci di un Caravaggio, la poesia di Coleridge e la letteratura di Melville, la mitologia greca, quella pagana, Hitchcock, Lovecraft e tutta un'altra serie di stimoli più o meno evidenti. Sono lampanti il suo estro e la sua lirica, come sono chiare le sue intenzioni tematiche, dirompenti e suggestive specialmente nei finali, che trovano al contempo comunione e spaccatura d'intenti attraverso due grandi elementi: l'estasi e l'ascensione.
[ATTENZIONE, SPOILER A SEGUIRE]

Bene e male si confondono

Eggers sfrutta il mezzo cinematografico per raccontare - in definitiva - l'esperienza mistica dell'individuo al centro delle sue storie. L'estasi è proprio questo: uno stato mentale e psichico in cui si viene trasportati oltre, elevati al di sopra dell'oggetto contemplato, alienandosi dal corpo, uscendo dalla realtà. In quanto stato massimo di percezione sensoriale e psicologica della "cosa", grado estremo di identificazione con Dio o con la vitalità della natura, l'Estasi è in buona sostanza punto d'arrivo, la sensazione a cui si tende, motivo che spinge l'autore statunitense a chiudere i suoi film con i protagonisti in questa condizione. Pur essendo dichiarata l'dentica volontà d'esaltazione dell'inconoscibile in The VVitch e The Lighthouse, lo scopo di Eggers è drasticamente differente. Prima dell'Estasi, in entrambe le opere c'è però l'Ascensione. Arriva sempre dopo la morte di individui secondo o terzi, quando il personaggio al centro del racconto resta ormai solo, pronto a credere e conoscere qualcosa di superiore e inspiegabile a cui ha sempre teso.

Nel primo film arriva dopo la scomparsa dell'intera famiglia di Thomasin (Anya Taylor-Joy), quando la ragazza sceglie di svestirsi finalmente della sua identità cristiana e cedere al fascino di Satana e del male, prima di quel momento velato, più ammaliante che diretto, messo in discussione come contraddittorio alla salda fede di William e del resto dei familiari della protagonista.

Dopo essersi abbandonata completamente al demonio, denudatasi e liberatasi da ogni protezione o dogma divino che l'ha sempre costretta a una certa pudicizia in vita per elevarsi poi nella morte, Thomasin raggiunge il Sabba delle streghe nel bosco. Qui il contrappasso narrativo la lascia ascendere verso l'alto, completamene estasiata dall'esperienza e sospinta paradossalmente dalla forza maligna che agisce dal basso. In sostanza a elevarla è il male, a renderla libera e fiera, mentre la religione professata fino a quel momento l'ha dichiarata reietta e pericolosa, relegandola lentamente nelle tenebre.

Si può quasi affermare che la cecità della fede abbia aperto gli occhi all'anima più oscura della protagonista, che in quanto essere umano, alla fine, deve pur sempre credere in qualcosa, anche se nel film si tratta del male, corrotto e manipolatorio. Narrativamente importante è anche il fatto che Thomasin è l'unica a poter infine scegliere il suo destino, perché più dubbiosa (anche se ugualmente timorata) della presenza di Dio o di Satana. Tutti gli altri personaggi sono invece morti nella più totale riverenza del Signore, che non ha potuto ovviamente salvarli, abbandonandoli a se stessi per i peccati da loro commessi contro la stessa e ancora innocente figlia. La repressione come più forte strumento di auto-determinazione.

La storia di Prometeo

In The VVitch bene e male si confondono e si alternano costantemente, in un gioco di follia e seduzione inquietante e ammaliante confinato in una piccola e fatiscente fattoria del New England, circondata da ettari di foresta. La solitudine e l'isolamento giocano un ruolo fondamentale nel cinema di Eggers, tanto che ce lo dimostra anche nel suo secondo film The Lighthouse, sempre ambientato nel New England ma duecento anni dopo, su di un'isola vicino alla costa.

La fattoria lascia il posto al Faro e la foresta diventa acqua, comunque di incantevole e malizioso richiamo. Qui troviamo Ephraim Winslow (Robert Pattinson) e Thomas Wake (Willem Dafoe), due guardiani che hanno il compito di gestire il Faro per quattro settimane. Il primo è l'aiutante del secondo, che sceglie di relegarlo costantemente a compiti più infimi, mentre lui gode dall'alto della struttura dell'unica fonte vivace di luce dell'Isola, quella della Lente di Fresnel.

Ephraim è costretto a spalare letame, oliare gli ingranaggi alla base del Faro, disinfettare la cisterna o pulire la sirena da nebbia, confinato "all'ombra" della Luce, per lui inavvicinabile.

Tra strane visioni e un rapporto tossico e conflittuale con Thomas, vecchio lupo di mare, il personaggio di Pattinson comincia lentamente a sprofondare nella paranoia, chiuso nelle strette e lerce mura dell'abitazione e anche nel formato 4:3 scelto dal regista, forse per dare ancora di più la sensazione di claustrofobica prigionia allo spettatore. Ed è sempre in un'escalation finale che assistiamo all'ascensione, all'estasi e alla conclusione ricercate dall'autore, in perfetta armonia con The VVitch eppure totalmente agli antipodi.
Ormai stanco di subire le angherie di Thomas, dopo aver perso completamente la testa (cosa che a Thomasin non accadeva, restava anzi lucida) e ormai irretito dai fumi dell'alcool (amico sempre presente nel film), Ephraim uccide il supervisore, ruba le chiavi della Lente di Fresnel e sale in cima al faro. L'ascensione è qui guidata dalla pura e morbosa curiosità, essendo lo stesso personaggio un peccatore, ladro e bugiardo. Dal basso delle tenebre dove Thomas lo aveva relegato, il protagonista raggiunge finalmente la grande lanterna del faro, che aprendosi svela il suo lato inconoscibile.

Eprhaim è incredulo ed estasiato. Sembra quasi avere un orgasmo e prova a toccare la Luce che risplende portentosa e accecante, tanto da trasformare il bianco e nero espressionista in un negativo, ricacciando bruscamente un Eprhaim urlante alla base del faro, dove infine trova la sua morte. L'ultimo frame richiama in modo indubbio il destino di Prometeo, che nel tentativo di rubare il fuoco agli dei e donarlo all'uomo viene punito da Zeus, incatenato nudo a una roccia e con un'aquila mandata a mangiargli il fegato giorno dopo giorno. L'ossessione come più forte strumento di auto-eliminazione.

Mentre Thomasin viene sospinta all'ascensione e all'estasi dal male, lei figura proveniente dal bene, Ephraim è un uomo corrotto e immorale invece respinto con brutalità verso il basso dal bene, dalla Luce Divina che non merita. Resta accecato e punito per questo atto oltraggioso, anche se Eggers sostituisce la roccia con uno scoglio e l'aquila con un paio di gabbiani, così da simboleggiare al contempo la furia del mare.

In entrambi i casi si avverte una tensione costante all'inafferrabile, eppure nel caso di The VVitch è soprattutto involontaria, non per forza ricercata, mentre in The Lighthouse è il motore centrale dell'opera, quello che dà corpo e peso al film. Come tutti i grandi artisti, Eggers è metaforico, allegorico, citazionista, con un'idea precisa di cinema, filologico e filosofico, intellettuale nel senso più puro e pieno del termine. È un paesaggio in tempesta di William Turner che incontra luci e ombre di Rembrandt e parla di odio, follia, amore e colpevolezze come farebbe un Dostoevskij, con la stessa cura per la profondità formale e cinematografica di Hitchcock o dei maestri tedeschi del XX secolo. Concettualmente ineccepibile e straordinario.

Quanto attendi: The Lighthouse

Hype
Hype totali: 27
84%
nd