Da Star Wars a Storia di un Matrimonio: il periodo stellare di Adam Driver

The Report, L'Ascesa di Skywalker e Storia di un Matrimonio: tre performance che confermano Adam Driver come uno dei migliori attori della sua generazione.

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Nel 2015, quando gran parte degli spettatori ha visto per la prima volta il suo volto dietro l'ingombrante maschera di Kylo Ren, Adam Driver in realtà si era già affermato come uno dei talenti emergenti del panorama cinematografico. Ex Marine diventato attore dopo una vita di sacrifici, dal (disastroso) tentativo di trasferirsi a Hollywood senza un soldo all'impegno riversato nella Arts in the Armed Forces, organizzazione no-profit che ha creato per promuovere l'arte e la cultura tra i militari degli Stati Uniti. L'attore al tempo si era già fatto notare vincendo la Coppa Volpi a Venezia 2014 per la sua brillante performance in Hungry Hearts di Saverio Costanzo.
Da lì, oltre al ruolo da antagonista principale di Star Wars: Il Risveglio della Forza, l'attore in tre anni ha provato definitivamente il suo talento con una serie di ruoli memorabili in film di altrettanto spessore: Paterson di Jim Jarmusch, Silence di Martin Scorsese, La truffa dei Logan di Steven Soderbergh, Star Wars: Gli Ultimi Jedi di Rian Johnson, L'uomo che uccise Don Chisciotte di Terry Gilliam e infine BlacKkKlansman di Spike Lee, grazie al quale ha ottenuto la sua prima nomination all'Oscar.

Dopo aver collaborato nuovamente con Jarmusch ne I morti non muoiono, film che forse non è riuscito a rendere giustizia alla sua anima più comica (quella che per esempio abbiamo visto di recente nel nuovo sketch di "Kylo Ren boss in incognito"), Adam Driver lo scorso dicembre è tornato nelle sale (e in streaming) con una tripletta di interpretazioni tra loro molto diverse ma che senza dubbio hanno lasciato ancora una volta il segno. Vediamo perché.
[Attenzione, seguono spoiler sui film citati]

Daniel Jones - The Report

Scritto e diretto da Scott Z. Burns, The Report racconta lo scandalo che ha coinvolto la CIA nel post-11 settembre attraverso la prospettiva di Daniel Jones, membro dello staff della senatrice Dianne Feinstein a cui è stata affidata l'indagine sui brutali metodi di tortura utilizzati dall'agenzia di spionaggio in risposta agli attentati del 2001. Come per il suo ovvio riferimento, l'imprescindibile Tutti gli uomini del presidente di Alan J. Pakula, il film si concentra esclusivamente sull'inchiesta tramite una recitazione distaccata e sottrattiva del suo protagonista, ed è qui che entra in gioco Adam Driver.

Il suo Daniel Jones è freddo, concentrato e determinato a perseguire il suo obiettivo, con un'ombra di disperazione che cresce nel suo sguardo man mano che capisce a cosa sta andando incontro e non riesce ad ottenere ciò che vuole. Non c'è spazio per la sua sfera emotiva, non ci interessa scoprire cosa ha fatto o cosa farà della propria vita al di fuori dell'indagine, vogliamo solo vederlo arrivare fino in fondo.

Kylo Ren/Ben Solo - Star Wars: L'Ascesa di Skywalker

Nell'ultimo capitolo della saga degli Skywalker, Adam Driver interpreta per l'ultima volta (a meno di grosse sorprese) il personaggio più riuscito dell'intera trilogia sequel, l'unico che non sembra aver sofferto minimamente il continuo cambio di regia: dalla sua introduzione ne Il Risveglio della Forza, passando per il conflittuale Gli Ultimi Jedi e arrivando infine al sacrificio finale ne L'Ascesa di Skywalker, Adam Driver accompagna il suo Kylo Ren in un viaggio di redenzione che lo riporta a essere Ben Solo.
Nel terzo film in particolare, l'attore rende alla perfezione l'animo tormentato del personaggio già sviluppato nei capitoli precedenti - esemplare il nuovo confronto con il padre Han Solo - per poi calarsi nei panni del degno erede della famiglia Solo/Skywalker in vista del suo primo e unico atto eroico. Una performance che fa entrare Kylo Ren di diritto nell'olimpo dei più grandi personaggi della saga.

Charlie Barber - Storia di un matrimonio

Con Storia di un matrimonio, Adam Driver firma la sua migliore interpretazione dell'anno e una delle più intense della sua intera carriera. Diretto da Noah Baumbach e al fianco di un'altrettanto straordinaria Scarlett Johansson, l'attore riesce infatti a trasmettere tutta la sofferenza di un uomo che non riesce a stare al passo con un divorzio improvviso e il conseguente allontanamento dal figlio.

Nelle situazioni di tutti i giorni, nei dialoghi con gli avvocati e in particolare nell'emozionante confronto con Nicole, il suo Charlie risulta il componente della famiglia che più sta subendo le ripercussioni di questa separazione nonostante la prospettiva di 50/50 che vuole offrire il film (o forse di 55/45, visto il punto di vista autobiografico del regista): questo grazie all'abilità dell'attore nel fare immedesimare gli spettatori anche nei momenti più difficili. Insomma, se il 9 febbraio Driver dovesse trionfare agli Oscar su Joaquin Phoenix, Leonardo Di Caprio, Antonio Banderas e Jonathan Pryce noi non avremmo nulla da ridire.

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