Da Star Wars all'ipotesi di suicidio: storia dell'attore dietro Jar Jar Binks

Dietro la genuina stupidità di un personaggio come Jar Jar Binks si nasconde una triste vicenda umana: la storia personale di Ahmed Best.

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Sin dall'uscita di Episodio IV - Una Nuova Speranza, primo capitolo ufficiale della trilogia originale di Star Wars, l'autore George Lucas ha collegato elementi epici a una sferzante ironia. Nel corso dei primi tre film della saga, quest'ultima è sempre stata appannaggio di Han Solo, il personaggio mitico affidato allo sguardo beffardo e al sorriso sornione di Harrison Ford, mascalzone spaziale d'altri tempi (accompagnato dalla fidata spalla Chewbacca).
Con l'inizio della seconda trilogia però, il regista californiano ha ben pensato di inserire altre figure deputate a istillare genuine risate nel pubblico, ed è così che è nato lo strambo Jar Jar Binks. Un alieno della specie dei Gungan dalla voce stridula e dall'intelligenza ridotta, con lunghe orecchie ridicole e occhi sporgenti. Ogni sua scena in Star Wars Episodio I - La Minaccia Fantasma è caratterizzata da una profonda codardia e dalla sua incapacità a reagire alle situazioni, aspetto che lo rende figura d'intralcio utile a far divertire il pubblico e alleggerire la narrazione.
Il buon vecchio Jar Jar è rimasto in effetti nel cuore di molti, che negli ultimi anni lo hanno addirittura eletto a leggenda, creando siti internet e pagine Facebook attorno alla sua bizzarra figura.
Non per tutti però la sua presenza è stata una festa, non a caso dietro la genuina stupidità del personaggio si nasconde una storia colma di tristezza, appartenente all'attore che gli ha prestato movenze e voce: Ahmed Best.

Macchine del fango

L'interprete ha più volte raccontato di come Jar Jar Binks abbia profondamente cambiato la sua vita e la sua carriera, svelando nelle ultime ore come abbia persino pensato al suicidio. Dopo La Minaccia Fantasma, al suo indirizzo sono arrivate montagne di insulti, anche violenti: i fan più "puri" e sfegatati di Star Wars lo hanno accusato di aver reso il personaggio (e, di rimando, la saga tutta) una macchietta, una stupida caricatura, completamente inutile ai fini della narrazione.
Un inserto utile soltanto a sollazzare i bambini e a vendere più pupazzi (chi ha detto Porg...?). Qualcuno ha persino aperto un sito chiamato JarJarMustDie.com poco dopo l'uscita del film, mentre i fan più radicali sono arrivati a rimontare la pellicola eliminando le scene con Jar Jar presente.
Siamo franchi, spesso la saga di Star Wars è stata attaccata per via di alcune scelte, come lo stesso Lucas ha più volte affermato: è successo con gli Ewok, con Lando Calrissian, persino con Chewbacca, appena sopra abbiamo poi ricordato il più recente caso legato ai Porg, animaletti deliziosi sugli scaffali dei negozi ma poco funzionali all'interno de Gli Ultimi Jedi.
Sin dalla loro genesi le Guerre Stellari sono state create anche per vendere action figure, sarebbe ipocrita non ammetterlo, come ben racconta l'episodio dedicato a Star Wars de I Giocattoli della Nostra Infanzia (disponibile su Netflix). Con Jar Jar però a essere colpito è stato soprattutto un uomo, arrivato a maturare una macabra idea di suicidio in seguito agli attacchi feroci del pubblico.

Affacciati sul baratro

Pubblicando una emozionante fotografia su Twitter, in compagnia del figlio, Ahmed Best ha ricordato di esser stato minacciato di morte sul web, ha raccontato della gente che si presenta a lui ancora oggi dicendogli "Hai distrutto la mia infanzia" (aneddoti raccontati a Wired.com).
Tutti elementi di un trauma lungo 19 anni, che spesso torna a farsi sentire. Nella didascalia dello scatto, che mostra sullo sfondo il mare, Best scrive: "Il prossimo anno ne saranno passati 20 da quando affrontai un enorme attacco mediatico, capace di condizionare la mia carriera ancora oggi. Questo è il posto in cui sono quasi arrivato a finire la mia vita. Sono sopravvissuto e questo piccolo ragazzo è la mia ricompensa."
Parole che stringono un nodo in gola e che fanno riflettere su come il pubblico riesca (talvolta) a trasformarsi in una deforme massa di odio puro - con i social network che negli ultimi dieci anni hanno amplificato e peggiorato ulteriormente le cose. La storia di Ahmed Best gode di un lieto fine, quante altre volte però arriveremo al bordo più estremo del baratro?

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