Da Star Wars ad Alien e Il cavaliere oscuro: l'importanza dei dettagli nei film

Un viaggio alla scoperta di alcuni dettagli presenti in varie pellicole famose, capaci talvolta di farci riflettere sui temi più disparati.

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Un singolo particolare visto in un film, per quanto effimero e all'apparenza insignificante, in realtà può nascondere un vero e proprio insieme di sotto-testi, capaci il più delle volte di aprire uno spiraglio su alcune riflessioni appartenenti ai temi più disparati. Alcuni dettagli, talvolta molto difficili da scorgere o recepire alla prima visione di un'opera, sono però in grado di aggiungere una profondità inedita a una determinata scena, così da permettere allo spettatore di scoprire o riscoprire un determinato film anche a distanza di anni sotto una luce nuova e diversa.
Qui di seguito verranno quindi analizzate alcune particolari sequenze tratte da varie pellicole, cercando di porre l'attenzione non tanto sul significato della scena all'interno del film, quanto invece su quello che il momento in questione rappresenta in modo archetipico.

La sigaretta con filtro invertito - Il Quinto Elemento

Nei primi minuti de Il Quinto Elemento, film diretto da Luc Besson, il protagonista interpretato da Bruce Willis compie un'azione semplicissima: fuma una sigaretta.
La sequenza, pur nella sua brevità, riesce a descrivere perfettamente l'estro visionario del regista, capace di donare a un oggetto comune una valenza simbolica in grado di racchiudere una visione sul futuro consona a tutto quel filone della fantascienza che vede la tecnologia assumere un ruolo non salvifico ma a tratti invasivo.
La sigaretta fumata del protagonista viene presa da uno speciale oggetto che impedisce all'utilizzatore di fumarne molte in sequenza; lo spettatore viene quindi trasportato in un mondo in cui la domotica non è una tecnologia in via di sviluppo ma, anzi, una certezza consolidata. Il macro-tema della casa intelligente viene quindi presentato attraverso una serie di dettagli capaci di collegarsi a un contesto molto più ampio, in grado di farci riflettere su un sacco di storture della società moderna che sono comunque entrate a far parte del nostro vivere quotidiano.
La sigaretta assume quindi il ruolo di una risorsa indispensabile per il protagonista, che però, pur di non abusarne, accetta una limitazione auto-imposta dalla sua abitazione intelligente. Nella sequenza in questione quindi, la macchina diventa quasi una forza salvifica che tenta di preservare la salute del suo ospite, in apparenza tentando di aiutarlo a smettere di fumare.
Il confine però che si cela tra una mera buona azione compiuta da una I.A. e una società distopica in cui tutto viene controllato non più dagli esseri umani ma da un'intelligenza superiore (o semplicemente diversa) in realtà diventa molto labile.
Senza contare l'effetto puramente straniante del vedere una sigaretta con il filtro invertito, in grado di giocare anche con una delle tematiche tipiche della fantascienza: la mancanza di risorse. In questo modo Luc Besson ci porta da subito nel suo folle mondo, così fantascientifico da sembrare vicinissimo alla nostra realtà, prassi d'altronde di moltissimi film di genere sci-fi, capaci senza problemi di descrivere in maniera lucida (e a tratti inquietante) il nostro presente.

Il bicchiere vuoto - Il Cavaliere Oscuro

Il sequel di Batman Begins, diretto sempre da Christopher Nolan, vede Joker, storica nemesi dell'Uomo Pipistrello, ordire elaborati piani per mettere Gotham in ginocchio. Il villain principale della pellicola, pur dimostrando di essere in grado di pensare in maniera estremamente lucida in molte occasioni, in altrettante numerose sequenze si lascia invece travolgere da veri e propri attacchi di rabbia e follia incontrollata, particolare in grado di trasformarlo in una vera e propria mina vagante impossibile da contenere. A un certo punto, quando Joker irrompe in un party terrorizzando i presenti, compie un'azione in grado di descrivere perfettamente la sua personalità deviata: dopo aver strappato di mano un bicchiere ad uno degli invitati, decide di bere dal bicchiere solo dopo averlo svuotato.
Questa azione a tratti illogica, strana e straniante per la quasi totalità delle persone, in realtà per Joker ha perfettamente senso: secondo la sua visione del mondo, infatti, non esistono regole o leggi prestabilite. Quello che quindi può sembrare folle per il resto del mondo per lui non lo è; il personaggio può quindi essere tranquillamente svuotato dalla sua natura di villain, dato che quello che lo spettatore si trova davanti è semplicemente la rappresentazione della follia nella sua dimensione più pura e intrinseca.
Emblematiche da questo punto di vista le parole che il maggiordomo Alfred rivolge a Bruce Wayne: certi uomini non cercano qualcosa di logico come i soldi... non si possono né comprare né dominare... non ci si ragiona né ci si tratta... certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo.

Lo sporco - Alien

Nel capolavoro di Ridley Scott datato 1979, la minaccia incombente dello Xenomorfo è amplificata in modo esponenziale dall'ambiente in cui si trovano i protagonisti. La nave spaziale in cui si svolgono le vicende regala allo spettatore una sensazione realmente opprimente, in grado di andare a toccare tutta una serie di influenze tipiche del genere horror.

Lo sporco e la polvere che avvolgono i portelloni, i condotti e le pareti della nave, riescono a donare all'intero ambiente una sensazione di claustrofobia davvero accentuata, quasi come a trovarsi in una prigione malsana da cui è impossibile uscire. Senza contare che il sudore e il sudiciume che si accumulano sulla pelle di Ellen Ripley via via che lo scontro prosegue, sono in grado di trasmettere un senso di fatica senza precedenti.
Ogni movimento, ogni azione, ogni passo svolto dalla protagonista, mano a mano che ci si avvicina al confronto finale, si carica così di ulteriore tensione, dato che ogni più piccolo spostamento si trasforma in un'impresa titanica. La scelta di sporcare e di rendere "vivo" l'ambiente risulta quindi vincente, ed è un particolare che troppo spesso molte produzioni (anche ad altissimo budget) dimenticano. Il soffermarsi sullo sporco che ricopre il corpo di Ripley (e l'intera nave) non è quindi un mero esercizio stilistico ma un vero atto d'amore per il cinema, capace proprio grazie ai dettagli di trasformare una scena da accettabile a indimenticabile.

Lo scontro finale tra Qui-Gon Jinn e Darth Maul - Star Wars: Episodio I

Una delle scene più riuscite dell'episodio I di Star Wars (purtroppo una delle poche), è sicuramente lo scontro che vede confrontarsi il maestro Jedi Qui-Gon Jinn contro il Sith Darth Maul , per la seconda volta.
Il dettaglio in grado di dare una marcia in più all'intera sequenza non è però da ricercare nella parte finale della battaglia quanto in quello che succede poco prima. Nella sequenza in questione, che vede Qui-Gon e Darth Maul costretti a una pausa forzata dettata da una barriera laser che impedisce a entrambi di colpirsi, viene infatti fuori la loro vera indole.

Da una parte Qui-Gon decide di sedersi e meditare, cercando nella pace e nella tranquillità la chiave per uscire vittorioso dallo scontro. Nonostante infatti il suo avversario si trovi a meno di un metro da lui, il rigore a tratti marziale che riesce a mantenere è realmente degno di un maestro Jedi (o di un asceta).
Dall'altra parte Darth Maul si muove invece costantemente, continuando a spostarsi avanti e indietro quasi come se non riuscisse a stare fermo. In questo frangente viene fuori più che mai il suo animo a tratti ferale e, di conseguenza, la sua irrequietezza spirituale.
Il diverso approccio dei due personaggi al combattimento ci fa quindi capire la loro vera natura; ovviamente la scena può anche essere decontestualizzata, andando anche a eliminare il dualismo bene/male che i due personaggi rappresentano in modo molto marcato. Nella sequenza dei laser ci troviamo semplicemente di fronte a due mondi diversi; opposti o complementari, non ha importanza. Il confronto li unisce.

Il desiderio proibito - The VVitch (attenzione: spoiler sul finale del film)

Negli ultimi minuti di The VVicht, il film horror diretto da Robert Eggers, una delle protagoniste parla con il Diavolo. Quest'ultimo, per distruggere qualsiasi barlume di resistenza morale ancora presente nella giovane ragazza, le promette che se deciderà di servirlo potrà permettersi di viaggiare per il mondo indossando bellissimi vestiti.
Prima di tutto però, il Diavolo tenta la povera malcapitata dicendole che può farle scoprire il sapore del burro.
L'autore dell'opera, con un vero e proprio tocco di classe, riesce quindi a far capire allo spettatore quanto poteva essere dura la vita dei contadini nel 1600 (anno in cui si svolgono gli eventi del film).
Il Diavolo decide di fare breccia nella mente della sua vittima offrendogli per prima cosa un alimento, un bene di prima necessità a ben vedere neanche prelibato, ma assolutamente adatto allo scopo preposto, in grado di superare per importanza qualsiasi altra richiesta.
Così, in una realtà rurale in cui ogni giorno poteva essere l'ultimo, un piccolo desiderio innocente viene qui utilizzato per far crollare definitivamente le difese, fisiche e psicologiche, della protagonista. Con una semplice frase, l'autore del film è quindi riuscito a descrivere perfettamente l'essenza del Maligno nella sua forma più subdola, capace di far leva sui nostri desideri più nascosti e personali, anche se futili o all'apparenza insignificanti per il resto del mondo. Ma d'altronde non è forse vero che il Diavolo sta nei dettagli?