Da Shining a Ready Player One: i classici del cinema sono intoccabili?

Cosa lega Shining, uno dei tanti capolavori di Kubrick, a una delle scene più iconiche di Ready Player One? Scopriamolo insieme.

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Il grande cineasta si riconosce per la sua bravura nel creare un prodotto artistico capace di emozionare, sfruttando talvolta il proprio background personale per focalizzarsi su uno specifico genere di riferimento. Il genio, oltre a questo, riesce anche a spaziare su più fronti diversi, senza mai tralasciare il fattore legato alla qualità.
La grandezza di Kubrick, oltre ovviamente al suo stile di regia, risiede proprio nell'essere riuscito a creare numerosi capolavori del cinema cimentandosi ogni volta con un genere narrativo diverso, così da aumentare a dismisura l'aura di sacralità che da sempre avvolge il suo nome.
Una sacralità che però è diventata un qualcosa di quasi inarrivabile quanto intoccabile, particolare che ha portato sempre più persone a considerare numerosi film appartenenti alla storia del cinema - non solo ovviamente girati da Kubrick - come dei preziosissimi monumenti, sì stupendi, ma ai quali non ci si può neanche minimamente sognare di avvicinarsi.
Steven Spielberg con Ready Player One ha deciso di ignorare tutto questo riuscendo a rielaborare a suo modo anche Shining, dando vita a una particolare sequenza tra le più importanti dell'intero film, soprattutto a livello concettuale.

Dal libro al film, e poi al sequel

Il famosissimo film di Stanley Kubrick del 1980, tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King uscito qualche anno prima, si è guadagnato con il tempo numerosi riconoscimenti, annoverato oltretutto dalla critica mondiale come uno dei migliori film horror della storia del cinema.
È innegabile constatare quanto l'opera sia riuscita nel corso dei decenni a sedimentarsi in maniera indelebile, citata ovviamente innumerevoli volte attraverso i più disparati contesti.
Il capolavoro intramontabile di Kubrick ci trasporta all'interno delle vicende vissute da Jack Torrance e la sua famiglia, dato che il protagonista si ritroverà a vestire i panni di guardiano dell'Overlook Hotel (un'immensa struttura isolata dal resto del mondo) per far fronte alla sua difficile situazione economica.
Oltre ovviamente alla straordinaria messa in scena del regista visionario, a colpire è sicuramente l'atmosfera via via sempre più claustrofobica e mortifera presente nell'opera, anche perché con l'avanzare dei minuti la dimensione horror diverrà sempre più accentuata.

Shining fa quindi della tensione crescente uno dei suoi centri nevralgici, rifacendosi alle istanze dell'horror psicologico, focalizzandosi sempre più sulla follia (forse insita da sempre) in Jack Torrance, che proprio durante l'isolamento perderà totalmente il controllo di sé.
L'apparente calma prima della tempesta ci viene suggerita fin dalle battute iniziali del film, grazie a un'atmosfera placida e tranquilla dove però non mancheranno dei momenti in cui sarà abbastanza semplice comprendere come l'Overlook non sia in realtà un hotel normale, visti i destabilizzanti fatti avvenuti al suo interno, tra cui dei brutali omicidi.
Numerose le scene cult, tra cui la celeberrima sequenza in cui Torrance/Nicholson sfonda con l'accetta la porta del bagno dove si è barricata sua moglie (interpretata da Shelley Duvall).
Di grande impatto anche le sequenze con protagonista Danny Torrance, su cui probabilmente svetta in quanto a iconicità il momento in cui, a bordo del suo triciclo, si avventura per lo spettrale Overlook e i suoi sconcertanti segreti.
Visto il grandioso successo di pubblico e di critica ottenuto dal film nel corso dei decenni, ricalcare le sue atmosfere si è da sempre configurato come un obiettivo assai rischioso, perché quando si decide di tornare a distanza di anni su opere così fortemente radicate nell'immaginario collettivo, il rischio è quello di non riuscire poi a catturarne pienamente l'essenza originale.

Doctor Sleep, il sequel uscito nel 2019 e diretto da Mike Flanagan, non è infatti riuscito a imporsi come forse avrebbe dovuto a livello di pubblico, regalandoci un prodotto sì godibile ma assolutamente non in grado di riproporre i contenuti tanto stratificati quanto profondi del primo film.
Le stesse sequenze atte a puntare in maniera marcata sull'effetto nostalgia, partendo dall'inizio fino a mostrare il protagonista Danny Torrance, ora cresciuto, riavventurarsi nell'Overlook Hotel (basando oltretutto l'intero marketing promozionale proprio su questo aspetto) hanno assunto nel film più una strizzata d'occhio ai fan che un vero e proprio omaggio sentito alla saga.
Ma la sacralità del primo film non ha comunque impedito a Steven Spielberg di pensare all'impensabile, andando a rielaborare alcuni tra gli elementi più iconici della saga senza alcun tipo di timore reverenziale proprio attraverso Ready Player One, arrivando a un risultato a tratti sorprendente.

Shining oltre Shining

Nel 2011 arriva Ready Player One, romanzo a sfondo sci-fi capace di omaggiare un numero davvero elevato di opere appartenenti alla cultura pop, trasposto su schermo nel 2018 da Steven Spielberg.
Il film, in realtà narrativamente molto semplice, risulta interessante per l'enorme quantità di personaggi fittizi presenti al suo interno, spaziando dai film alle serie tv, dai videogiochi agli anime del passato e del presente.
Un'operazione di questo genere, virtualmente impossibile da mettere in scena per via dei costi proibitivi legati ai diritti di sfruttamento, necessitava per forza di cose di una persona capace di fare da tramite per ottenere determinate licenze.
Spesso, infatti, quando parliamo di diritti di sfruttamento legati a una particolare opera di finzione, oltre al mero tornaconto economico subentra anche il fattore squisitamente umano, in cui magari determinati eredi di un particolare autore diventano restii nel lasciare in mano a perfetti sconosciuti (o quasi) il loro personaggio più famoso.
Steven Spielberg, uno tra i registi più amati e apprezzati delle ultime decadi, è comunque riuscito (sicuramente non senza fatica) a portare su schermo un numero davvero elevato di personaggi iconici, passando da King Kong a Gundam senza soluzione di continuità, ottenendo il benestare di un numero davvero alto di marchi, aziende e persone.
In questo tripudio di elementi e personaggi pop spesso non solo accennati ma mostrati per intero (anche per svariati minuti), una sequenza in particolare ha colpito molte persone più di tante altre, cioè il momento in cui i protagonisti si ritrovano all'interno dell'Overlook Hotel di kubrickiana memoria.

Spielberg ha così deciso di "dissacrare" l'opera originale rimettendo in scena tutti gli elementi più iconici della pellicola rivisitandoli in chiave postmoderna, spingendosi là dove molti altri cineasti non si sarebbero mai sognati di andare neanche per scherzo.
Nella particolare sequenza, improntata su un forte gusto per l'iperdinamicità, lo spettatore viene così trasportato in un luogo tanto familiare quanto a tratti totalmente nuovo, diverso, sconvolgente, risultando un ottimo omaggio alla pellicola nonostante si tratti di un enorme giocattolone.
La grande abilità di Spielberg è stata quella di unire due mondi apparentemente agli antipodi ma che in realtà da sempre fanno parte dello stesso universo concettuale, cioè il cinema d'autore e i blockbuster.
Il regista ha trovato in modo ammirevole una sintesi univoca per unire almeno tre diverse generazioni di spettatori attraverso quella meravigliosa arte capace di emozionarci da ormai più di un secolo chiamata cinema, dove anche l'impossibile, alle volte, può diventare realtà.

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