Da Into the Wild a Captain Fantastic: la difficoltosa sfida alla vita

Andiamo alla riscoperta di due film profondi e particolari, in grado di farci riflettere su vari temi, fra cui quello dell'alienazione dell'uomo moderno.

Da Into the Wild a Captain Fantastic: la difficoltosa sfida alla vita
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Il confronto tra uomo e natura è stato ripreso in innumerevoli opere differenti, facendo riflettere gli spettatori collegandosi a molti altri temi parecchio stratificati e profondi, tra cui l'alienazione dell'uomo moderno.
La stessa tecnologia, che ha ovviamente portato immensi benefici all'intero genere umano, ha fatto emergere anche i suoi lati più oscuri, tra cui la spersonalizzazione dell'individuo e, in taluni casi, lo stesso scollamento dalla realtà, forse più che mai proprio nell'ultimo decennio.
Se parliamo di società contemporanea, è a tratti impossibile non puntare lo sguardo al capitalismo e al consumismo, in grado di far parte del nostro vivere quotidiano in maniera totale, così come all'intero mondo dei social, pieni di punti di forza ma anche di qualche vistosa criticità.
Si potrebbe quindi dire, seppur semplificando molto la questione, che numerose persone nate nel nord del mondo - non dovendo spesso far fronte a problemi legati strettamente alla sopravvivenza per mancanza di risorse strutturali del proprio paese d'origine - si sono trovate a vivere in un contesto sociale dai binari se vogliamo preimpostati, in cui un percorso di studi standard, seguito dagli obbiettivi di farsi una famiglia e di trovarsi un lavoro stabile ne sono diventati la base fondante.
Eppure, questo clima di apparente benessere, in cui è possibile comprare quello che si vuole, ha in realtà portato sempre più alcune persone a non vedere di buon occhio determinate storture attualmente presenti nella nostra società, talvolta esageratamente materialista.
Into the Wild e Captain Fantastic, due film usciti rispettivamente nel 2007 e nel 2016, hanno provato, a loro modo, a focalizzarsi sulla questione. Scopriamo insieme come, analizzando tanto i punti di forza che di debolezza delle scelte di vita, estremamente radicali, effettuate dai protagonisti delle pellicole.

Una ricerca infinita

Nel film Into the Wild, diretto da Sean Penn e basato sulla storia vera di Christopher McCandless (tratta dal libro di Jon Krakauer Nelle terre estreme), vediamo un giovane benestante scegliere consapevolmente di lasciarsi tutto alle spalle (amici, beni materiali e affetti più cari) dopo essersi laureato.
La scelta che il protagonista compie all'inizio del film basta da sola ad aprire un numero davvero alto di considerazioni sulla nostra stessa società moderna, sempre più veloce e spesso esageratamente schiava del capitalismo.
Il viaggio di Alexander Supertramp (questo lo pseudonimo che decide di usare il giovane ventiduenne) ci porta così alla scoperta di noi stessi, provando in primis a farci riflettere su tutto ciò che ci circonda e su quello che diamo assolutamente per scontato.
Il concetto stesso di compromesso diviene così probabilmente fondamentale per capire il bisogno di evasione del protagonista, visto che è proprio il mondo a costringerci, per così dire, ad adeguarci alle più basilari regole della civiltà, per non essere trattati semplicemente come dei disadattati, degli eremiti o dei folli. Compromesso che però alle volte diventa insostenibile.

Decidere di lasciare tutto, così, di punto in bianco, oltre a essere una scelta molto coraggiosa diviene allo stesso modo un'opzione fortemente estremista e a tratti sconsiderata, seppur la stessa figura di Chris non venga mai dipinta attraverso venature eroiche o solenni, lasciando agli spettatori il compito di valutare al meglio le sue scelte da qualunque punto di vista.
Scelte che, oltre ai pericoli che possono nascondere, racchiudono in loro anche una certa propensione all'avventura molto marcata.
Il protagonista, sentendosi letteralmente soffocare da un mondo e da una famiglia con cui non riesce a integrarsi appieno, sceglie di compiere un viaggio verso l'ignoto, l'inesplorato, l'insondabile.
Alla base del viaggio di Chris vi è però uno scopo nobile, cioè la ricerca della propria felicità o, forse, del suo significato primigenio.
La pellicola, presentata per capitoli, si pone quasi come una sorta di romanzo di formazione postmoderno, in cui vediamo il personaggio principale venire letteralmente al mondo per la seconda volta, attraverso un percorso intimo e profondo di crescita personale fatto di incontri con altre persone (da cui riuscirà ad apprendere sempre qualcosa di utile confrontandosi al tempo stesso con sé stesso) e di soste solitarie negli aspri territori dell'Alaska, sua meta finale.

Quello che superficialmente potrebbe apparire solo come il desiderio eccentrico di evasione di un giovane benestante, nasconde forse in realtà un qualcosa di molto più profondo, radicato nel concetto stesso di esistenzialismo.
Il macrotema del riavvicinamento alla natura da parte dell'uomo moderno, per quanto difficile e a tratti impossibile ai giorni nostri, in Into the Wild trova un ottimo punto di riferimento, mostrandoci a tratti le meraviglie che può offrire la natura incontaminata e di quanto possa essere salutare, alle volte, distaccarsi da qualsiasi bene materiale per partire alla ricerca del nostro vero io, mettendo da parte le sovrastrutture sociali.

In Captain Fantastic, film del 2016 diretto da Matt Ross, troviamo il padre di famiglia Ben Cash (interpretato da Viggo Mortesen), che ha deciso di vivere lontano dal caos della città insieme a i suoi numerosi figli, riuscendo a sostentarsi attraverso la caccia, l'agricoltura e cercando il più possibile di non scendere a compromessi con la civiltà.
A seguito però di un tragico evento che avviene nella primissima parte del film (sua moglie, costretta a un ricovero ospedaliero nel tentativo di curare un disturbo bipolare dell'umore, si suicida), Ben decide di recarsi insieme ai suoi figli al funerale della sua dolce metà, partendo per il Nuovo Messico in un'avventura, ancora una volta, dal forte sapore di classico formativo postmoderno.

I figli di Cash, cresciuti stando lontani dalla civiltà, risultano comunque estremamente preparati tanto da un punto di vista didattico che fisico, riuscendo senza problemi a intavolare le discussioni più disparate, così come a essere agili e scattanti per via dei numerosi allenamenti a cui si sono sottoposti.
Il viaggio per raggiungere la defunta madre li porterà però a scontrarsi con il mondo reale, particolare in grado di far sorgere più di un dubbio a tutti i giovani sul loro modo di vivere, visto che il confronto con i propri parenti, ma anche con i semplici estranei integrati alla normale società, li spingerà a riflettere sul loro modo di approcciarsi al mondo.

Seppur di natura corale, l'opera pone un focus proprio sulla figura di Ben, un padre severo e inflessibile che vuole comunque molto bene ai propri figli, ma incapace di fare della sana autocritica sul suo modo di comportarsi.
In ogni caso, anche in Captain Fantastic vediamo quanto possa essere importante ritrovare il contatto con la natura, talvolta capace di accoglierci anche per permetterci di approfondire e studiare un numero elevato di dubbi esistenziali e questioni filosofiche, vivendo liberi da ogni stortura della società moderna, senza però ovviamente trascurare il rovescio della medaglia.

Oltre il limite

La ricerca della propria felicità, che per i protagonisti delle opere in questione passa dal desiderio incrollabile di allontanarsi il più possibile dalla civiltà per come la conosciamo arrivando addirittura a rinnegarla, assume così una valenza a tratti utopica, in cui un ideale ecosistema fatto solo di singolarità inglobate perfettamente al mondo naturale diviene un qualcosa di molto più vicino a una concezione astratta del vivere.
Se infatti sono da sempre esistiti gli eremiti, arrivare a una scelta tanto drastica comporta ovviamente anche tutta una serie di annosi problemi capaci di portare lo stesso essere umano oltre i suoi limiti.
Lo stesso Christopher McCandless, riuscito in qualche modo a ritrovare una sorta di serenità interiore proprio sperimentando sulla sua pelle le meraviglie date dal ritorno alla natura e a uno stile di vita molto più vicino a quello dei tempi antichi che a quelli moderni, si ritrova però, in seguito a una tragica fatalità, a non poter più lasciare il suo campo base, arrivando al pensiero ultimo che la felicità può essere reale soltanto se condivisa.

È lo stesso Ben Cash, a un certo punto del film, nonostante la sua intransigenza, a rendersi conto di essersi spinto troppo oltre con il suo modo di pensare e di fare, non tanto riguardo la sua persona ma verso l'incolumità dei propri figli, visto che fondamentalmente gli ha imposto un solo modo di vivere, il suo.
I concetti di estremismo e compromesso ritornano così preponderanti in tutte e due le pellicole, fornendoci degli utili strumenti per farci sviluppare singolarmente un punto di vista personale (e sicuramente stratificato) sull'argomento.

Queste due opere sono quindi in grado di metterci davanti a un bivio, mostrandoci i lati positivi di un modo di pensare fuori dagli schemi, di spingere molto sull'autodeterminismo, in cui siamo noi e solo noi a scegliere come vivere, ovviamente a patto di essere consapevoli di tutti i rischi che determinate scelte comportano.
Ma l'inclinazione a non voler scendere in nessun modo a patti con il mondo che ci circonda per i più svariati motivi (perché non ci piace, perché non lo comprendiamo, perché non riusciamo davvero a farne parte) ci porterà inesorabilmente verso un percorso in salita che, purtroppo, ci spingerà molto più vicini all'autodistruzione che all'automiglioramento.

Il compromesso, forse, rimane quindi la strada maggiormente percorribile, permettendoci così di non esagerare né da un lato né dall'altro, ma riuscendo comunque a farci sviluppare un sano spirito critico necessario ad affrontare al meglio le numerose sfide che la vita ci porrà sempre e comunque davanti.

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