Da Gremlins a La storia infinita: 5 film fantasy anni '80 da rivedere

Andiamo alla riscoperta di cinque cult della cinematografia fantasy che hanno caratterizzato un'intera generazione durante gli anni '80.

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La decade che attraversa gli anni dal 1980 al 1989 è senza ombra di dubbio una delle più influenti per quel che riguarda l'esplosione pop e culturale che stiamo vivendo in questo periodo. Prodotti televisivi e lungometraggi cinematografici risentono di quello stile, richiamando in modo a volte esplicito ambientazioni, sonorità e tratti distintivi di quel mondo sempre più lontano ma paradossalmente allo stesso tempo più vicino. Tra i grandi film commerciali dell'epoca, trovò spazio ed ebbe grande importanza il genere fantasy che, mescolandosi con altri, diede vita a svariate opere diventate punti di riferimento ed eredità estetica di un periodo storico che ancora adesso risuona nei prodotti di successo.
Oggi andremo alla riscoperta di cinque pellicole cult che hanno lasciato il segno in quello che è considerato a tutti gli effetti il decennio pop per eccellenza.

La storia infinita (1984) - Il classico per antonomasia

Le grandi produzioni americane ogni anno davano vita a svariati film di genere fantasy, la maggior parte dei quali diventavano immediatamente dei cult, o magari più avanti nel tempo grazie al mercato dell'home video. Se c'è un film che è diventato il simbolo del genere e di un'intera generazione, molto probabilmente è La storia infinita - disponibile da marzo nel catalogo Netflix.
Frutto di una produzione tedesca - e in parte americana - la pellicola diretta da Wolfgang Petersen racchiude nella propria estetica tutti gli elementi più caratteristici del genere: un regno immaginario e la sua sovrana, un bambino, un eroe, creature fantastiche .
Il protagonista è Bastian, un bambino preso di mira dai bulli della sua città che si rifugia in una biblioteca. Qui entrerà in possesso di un libro che lo metterà in contatto con il mondo di Fantasia. Un regno da salvare, il pericolo di un'oscura essenza che rischia di porre fine a tutto e alla fantasia stessa del protagonista. Una metafora sul passaggio dall'età infantile a quella adulta tra le più riuscite.

Effetti speciali, per l'epoca, sorprendenti e in grado di restituire un mondo dai confini indefiniti, senza forma e sospeso nel tempo. La storia infinita è stato il piccolo grande kolossal per il cinema fantasy e per ragazzi degli anni '80. Una colonna sonora immediatamente riconoscibile diventata iconica come il film - tanto da aver dato vita alla Neverending Challenge di Stranger Things - ambientazioni evocative e personaggi realizzati con un'incredibile cura per il dettaglio.
Senza dimenticare la celebre scena tra Atreyu e Artax che ha distrutto i cuori di un'intera generazione.

Gremlins (1984) - Quando il fantasy incontra l'horror

Per ogni decade c'è un film caratterizzato da regole che diventano famose tanto quanto la pellicola. Durante gli anni '90 a imporsi furono le celebri otto di Fight Club, mentre nel 1984 toccò a Gremlins di Joe Dante. In molti ricorderanno i tre imperativi da rispettare per evitare il peggio: non esporlo alla luce del sole, non bagnarlo e non dargli da mangiare dopo la mezzanotte. Queste regole si riferiscono ovviamente al simpatico mogwai, la creatura fantastica al centro delle avventure del film.
Durante il periodo di Natale, l'imbranato inventore Rand Peltzer regala al figlio Billy uno strano animale comprato a Chinatown. Si tratta di un mogwai, un particolare essere che per vivere in serenità con sé stesso e con l'ambiente circostante deve sottostare alle tre sopracitate regole.
Le cose, naturalmente, non andranno secondo i piani e presto dal corpo di Gizmo - questo è il nome che riceve l'animaletto - spunteranno delle malefiche creature che porteranno scompiglio non solo in casa di Billy, ma in tutta la città.

La particolarità che caratterizza Gremlins dagli altri fantasy dell'epoca è la commistione di diversi elementi. Alla regia c'è Joe Dante, uno dei pilastri del cinema per ragazzi degli anni '80, insieme a Chris Columbus e Richard Donner, che nell'immaginario fantastico e favolistico del genere inserisce delle tinte horror che si fondono perfettamente con le dinamiche del film.
È presente l'attore Corey Feldman, figura iconica per molte pellicole cult dell'epoca (I Goonies, Stand By Me - Ricordo di un'estate) e tra i produttori spiccano i nomi di mostri sacri di Hollywood come Kathleen Kennedy, Steven Spielberg e Frank Marshall. Nel 1990 uscì anche un sequel, ma non raggiunse il perfetto equilibrio tra fantasy e horror che invece riuscì al primo film.

Ladyhawke (1985) - L'amore tragico

Fantasy e romantico sono due generi che si riflettono, a tratti speculari, e il più delle volte dotati di un grande impatto visivo quando i contrasti all'interno di un'opera si amplificano. Un regno incantato ammalia l'occhio dello spettatore quanto più questo appare distante dal mondo terreno, così come l'amore tra due personaggi è magnetico quanto più si cerca di trovare un contatto all'aumentare della distanza.
La polarizzazione all'interno dei due generi è anche quella di Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer, i volti di Isabeau D'Anjou ed Etienne Navarre. Due innamorati che, nella suggestiva ambientazione medievale - le riprese furono effettuate quasi completamente in Italia - si ritrovano divisi da una crudele maledizione.
Isabeau nella forma di falco durante il giorno ed Etienne trasformato in lupo durante la notte. Un viaggio tra luce e buio, mondo umano e animale, magia e realtà visto anche attraverso lo sguardo ingenuo del giovane Philippe, interpretato da Matthew Broderick.

Richard Donner, che durante lo stesso anno lavorò a I Goonies, firma la regia di questo cult del cinema fantasy degli anni '80, riuscendo a indovinare anche quella che probabilmente è la chiave di volta del film: la lotta contro il destino avverso.
Ladyhawke fa suo uno degli elementi cardine della tragicità e lo plasma intorno alle figure statuarie di Isabeau ed Etienne. Il fantasy si traduce in una presenza della magia che agisce come trait d'union tra i sentimenti dei due protagonisti, come confine invalicabile della parte razionale e quella istintiva. I due sono costretti a vivere separatamente, ma all'apice del momento estetico quel confine diventa labile e gli amanti si alternano nel passaggio dalla forma umana a quella animale, e viceversa.
Due volti, due esseri, un destino e una storia rimasti scolpiti nell'immaginario del cinema fantasy.

Labyrinth (1986) - David Bowie, l'icona pop per eccellenza

Gli anni intermedi si dimostrano nuovamente come un periodo particolarmente florido per il genere. È il 1986 quando nelle sale cinematografiche arriva Labyrinth, opera che racchiude in sé alcuni tra gli elementi più rappresentativi di quel periodo. Alla regia c'è Jim Henson, lo storico creatore dei Muppets, la sceneggiatura è opera del membro dei Monty Python, Terry Jones, e tra i produttori è presente George Lucas. L'elemento, però, che forse caratterizza maggiormente la pellicola è il cast con una giovanissima Jennifer Connelly e una delle icone pop per eccellenza, non solo degli anni '80: David Bowie.
Al centro della storia di Labyrinth troviamo Sarah, una ragazza che per salvare il proprio fratello ed evitare che si trasformi in un goblin deve recarsi da Jareth, il perfido re dei goblin che risiede in un castello posizionato al centro di un misterioso e tortuoso labirinto. È all'interno di esso che prenderà vita il viaggio di Sarah, attraverso la conoscenza di nuovi personaggi e ambientazioni surreali.

Così come ne La storia infinita, anche in Labyrinth è presente un libro, un oggetto di scena che fa da medium per l'immedesimazione con la storia, seppur con sviluppi completamente diversi. L'importanza degli oggetti e della loro materialità si esprime attraverso i cosiddetti pupazzi, resi vivi e tangibili grazie alla regia di Henson e alla maestria del team artistico che si occupò della realizzazione, tra cui è presente Brian Froud.
Suo figlio, Toby, nel 2019 prenderà parte alla serie Dark Crystal - La resistenza, prequel del film The Dark Crystal (1982) diretto sempre da Jim Henson.
Il viaggio di Sarah è il percorso simbolico di una ragazza che sta per entrare nel mondo dell'età adulta e lentamente inizia a prendere coscienza del possibile distacco dai sogni e dalla fantasia. Un film rimasto incastonato nella memoria di molti per gli effetti speciali, il design delle ambientazioni e l'indimenticabile presenza di Bowie.

Flash Gordon (1980) - Football, viaggi spaziali e i Queen

Chiudiamo questa carrellata di pellicole con un'opera più particolare; un mix di action, space opera e fantasy, nonché uno dei primi antenati dei moderni cinecomic: Flash Gordon. Siamo nel 1980, agli albori del decennio pop per eccellenza e l'Italia, nella figura di Dino De Laurentiis, è presente dietro questo ambizioso progetto di trasposizione cinematografica dell'omonimo fumetto americano.
Un vero e proprio kolossal che può contare sulla presenza di grandi star, come Max von Sydow (qui le sue migliori interpretazioni), Thimoty Dalton e Ornella Muti. Il protagonista, Sam Jones, che una star ancora non era, ma puntava a diventare tale dopo il film, veste i panni dell'eroe. Un coraggioso e a tratti incosciente giocatore di football che si ritrova, suo malgrado, all'interno del sistema Mongo, un mondo extraterrestre dominato dal perfido imperatore Ming, deciso a far schiantare la Luna sul pianeta Terra.

Per la realizzazione del film, per la rappresentazione di un pianeta così particolare, si puntò con decisione sui costumi di scena e sul trucco piuttosto che sugli effetti speciali. Quello che rimane di questa pellicola, infatti, è un comparto visivo esaltato dal design dei protagonisti e dei loro abiti e costumi, i brani musicali dei Queen e un riuscito ibrido tra diversi generi.
All'epoca, però, Flash Gordon non ottenne il successo sperato. Gli incassi non eccezionali impedirono la realizzazione di una trilogia e il film trovò maggiore gloria anni più avanti con il mercato home video. E no, Sam Jones non diventò mai una star del cinema.

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