Da Colazione da Tiffany a Lost in Translation: i sentimenti a confronto

Quanto può essere difficile raccontare una storia romantica senza farsi catturare dai cliché? Scopriamolo insieme.

Da Colazione da Tiffany a Lost in Translation: i sentimenti a confronto
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La storia d'amore tra due personaggi è probabilmente uno dei fulcri narrativi più comuni in assoluto. Fin dai tempi antichi, l'amore, manifestato in tutte le sue possibili declinazioni, ha fatto capolino nelle opere teatrali e nelle poesie, così come nei libri, nelle canzoni, successivamente nei film, tanto attraverso i suoi lati più benevoli ed emozionanti così come in quelli maggiormente tragici o drammatici.
Il cinema, ovviamente, ha puntato molto su questo sfaccettato genere, spaziando da pellicole intramontabili come Via col vento per arrivare a reinterpretazioni (post)moderne della commedia romantica come il Diario di Bridget Jones, senza comunque avere problemi nello strizzare l'occhio anche alla fantascienza nel piccolo grande capolavoro Se mi lasci ti cancello firmato da Michel Gondry e Charlie Kaufman.
Lo stesso Colazione da Tiffany, uscito nel 1961, è entrato nell'immaginario collettivo per la sua capacità di arrivare (e saper parlare) a un'ampia fascia di pubblico raccontando una storia di stampo sentimentale classico unita alla commedia, allo stesso modo dell'ormai cult di Sofia Coppola Lost in Translation, in grado di puntare anche su numerose note dolceamare capaci di non idealizzare il concetto stesso di storia romantica.
Ed è proprio su questi ultimi due film che proveremo a concentrarci, nel tentativo di analizzarli sia da un punto di vista tematico che contenutistico, proseguendo nella nostra analisi dedicata ai generi e sottogeneri cinematografici più famosi.

Una colazione particolare

Una tra le più iconiche scene dell'opera di Colazione da Tiffany, quella in cui vediamo la protagonista Holly Golightly (interpretata da Audrey Hepburn) fare colazione davanti all'omonima gioielleria, è entrata nel nostro immaginario collettivo, capace in pochi minuti di emozionarci attraverso un mood a tratti malinconico e profondo, che in realtà ritroveremo comunque più avanti nel film.
L'opera mette al centro delle vicende l'incontro/scontro tra Holly Golightly e Paul Varjak (interpretato da George Peppard) due personaggi accomunati dall'incertezza del vivere quotidiano ed entrambi in cerca del proprio posto nel mondo, all'apparenza felici ma in realtà dall'animo in subbuglio.
L'opera, puntando molto anche sui toni della commedia, riesce in maniera intelligente a focalizzarsi su alcuni temi classici dei racconti di stampo sentimentale, facendo un focus sulla ricerca della felicità dei protagonisti e del modo in cui si attivano per ottenerla.
Entrambi i personaggi, in apparenza in pace con il mondo, sono in realtà costretti dalle circostanze a vivere una vita perfetta solo in superficie, puntando su rapporti sentimentali legati in primis ai beni materiali dei loro partner.

Questo sarà uno dei nuclei fondamentali del racconto, capace se vogliamo di rifarsi a una struttura da romanzo sentimentale ottocentesco rapportato al presente dell'epoca, in cui ai puri sentimenti si contrappongono i benefici materiali derivanti da un matrimonio con il classico "buon partito".
Colazione da Tiffany, seppur rappresentando in pieno il genere della commedia, grazie a tutta una serie di scene buffe e a una caratterizzazione dei personaggi improntata sulla leggerezza, non lesina comunque di fornire agli spettatori anche una chiave di lettura più profonda, che proprio con la prosecuzione del film diverrà sempre più importante.
Il legame che unisce i due personaggi principali si rafforzerà, così come la loro maturazione caratteriale.
Molto buono il lavoro svolto anche sulla stessa Holly Golightly, non solo attraverso i suoi lati più esuberanti e se vogliamo superficiali, ma anche capace di mostrarsi indecisa e turbata sul suo futuro, arrivando in alcuni momenti a risultare quasi senza speranza e sconfitta dalle avversità, seppur capace, anche grazie alla forza dei sentimenti provati per Paul, di ritrovare la strada perduta.
Difficile quindi rimanere impassibili di fronte all'emozionante finale, in grado di puntare al massimo sulla dimensione amorosa/sentimentale e di racchiudere in sé un altro dei momenti più toccanti e ricchi di pathos dell'intero film.

Perdersi e ritrovarsi

Visto l'enorme numero di film appartenenti al genere, raccontare una storia a sfondo romantico in maniera originale non è certamente un'impresa facile, seppur Sofia Coppola, con il suo Lost in Translation (che ha girato, scritto e prodotto), sia riuscita a giocare con il genere in maniera ammirevole, reinterpretando a suo modo il concetto puntando sul confronto tra l'attore disilluso e ormai quasi a fine carriera Bob Harris (Bill Murray) e la giovane Charlotte (Scarlett Johansson).

Quella messa in piedi dall'opera potrebbe essere definita come una storia d'amore asincrona, in cui i due protagonisti, seppur incontrandosi per caso in un lussuosissimo albergo di Tokyo, si ritrovano a confrontarsi a sprazzi sui temi più disparati legati al vivere, riuscendo a trovare tra loro una sintonia fin lì forse solo immaginata.
Bob è infatti un attore, in città per girare degli spot in cui non crede veramente (ma che possono fargli guadagnare molti soldi in poco tempo), sintomo della sua disillusione esistenziale che non gli permette in realtà neanche di provare piacere nel sentire la propria moglie o i propri figli.
Il personaggio risulta così profondamente solo, così come la stessa Charlotte, ritrovatasi a Tokyo semplicemente per accompagnare il marito fotografo in uno dei suoi infiniti lavori.
La ragazza in più momenti appare visibilmente trascurata dal suo partner e incapace di trovare conforto presso i propri amici e parenti (anche solo via telefono), particolare che da subito ammanta la sua figura di una profonda nota malinconica.

L'incontro tra i due personaggi risulta così per entrambi a tratti salvifico ma anche struggente, come testimoniato dalla varie sequenze in cui vediamo sia Bob che Charlotte immersi nella loro solitudine nei momenti in cui non si trovano uno a fianco dell'altro per dialogare, incapaci di salvarsi dai loro dispiaceri in maniera definitiva.
Eppure, la sintonia che nasce tra loro risulta quasi miracolosa (visto che appunto sono due perfetti sconosciuti), quasi come se entrambi fossero entrati in una sorta di mondo delle favole, una realtà alternativa che diventa la Tokyo contemporanea, fatta di luci al neon e stravaganza, dove tutto può accadere e , almeno in apparenza, si può risolvere.
Ancora una volta però, la felicità dei protagonisti fin dall'inizio sembra destinata a non durare per sempre, quasi come se entrambi si rendessero conto di trovarsi di fronte a un sogno a occhi aperti, forse troppo bello per essere vero.
Il film risulta una piccola pietra miliare del cinema recente per la sua capacità di sfruttare il genere sentimentale senza però idealizzarlo ma, anzi, mostrandone tanto i suoi punti di forza che di debolezza, cercando il più possibile di allontanarsi dai cliché romantici per sorprendere lo spettatore con trovate originali.
Ben orchestrato, anche in questo caso, il finale, in grado di racchiudere in pochi momenti l'intera poetica del film, molto delicato in alcuni frangenti, ma al tempo stesso profondamente malinconico.

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