Da Alita a Bohemian Rhapsody: negli studi Fox per un assaggio dei film in arrivo

Siamo stati "in gita" negli uffici 20th Century Fox per vedere in anteprima alcune scene dei titoli in arrivo, da Predator a 7 Sconosciuti a El Royale.

speciale Da Alita a Bohemian Rhapsody: negli studi Fox per un assaggio dei film in arrivo
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Spesso si dice che l'attesa del piacere sia essa stessa un piacere, un aforisma che può essere benissimo applicato anche al cinema. Sono in effetti molti i progetti che attendiamo di vedere con ansia entro la fine di quest'anno o nel corso del 2019, e fare una "gita fuori porta" presso gli uffici della 20th Century Fox non ha fatto che aumentare l'hype rispetto ad alcuni titoli di grido di prossima uscita.
Abbiamo infatti avuto la fortuna di visionare, in anteprima assoluta, diverse scene di Alita - Angelo della Battaglia, Predator, The Hate U Give, 7 Sconosciuti a El Royale e Bohemian Rhapsody, il film dedicato alla vita di Freddy Mercury e alla sua lunga, fondamentale parentesi con i Queen. Le immagini saranno diffuse in via ufficiale dalla Fox solo con l'avvicinarsi delle varie uscite, proviamo però a tradurre in parole ciò che abbiamo visto e sentito.

Un angelo chiamato Alita

Probabilmente molti fra voi sono cresciuti con il manga di Alita - Angelo della Battaglia fra le mani. Il manga scritto e illustrato da Yukito Kishiro nel 1991 sta per avere il suo adattamento live action, diciamo così, anche se moltissimi elementi del film sono ricostruiti in digitale - a partire dalla dolce e determinata Alita.
Il 23 luglio la 20th Century Fox ha pubblicato ufficialmente il primo trailer del film, dandovi una prima infarinatura di ciò che sarà il progetto finale, noi però abbiamo visto quattro spezzoni appartenenti ad altrettanti momenti del film. Partiamo dalla caratterizzazione di Alita, la protagonista indiscussa dell'opera: la presa di coscienza del suo nuovo stato, ovvero l'essere una ragazza cyborg con potenzialità Berserker, è stata trattata da sceneggiatori e regista (Robert Rodriguez) con estrema delicatezza, in una lunga sequenza priva di dialoghi in cui Alita scopre il suo corpo, le sue mani meccaniche, i suoi occhi grandi.
Dal risveglio ai primi passi, fino a studiarsi con curiosità allo specchio, mentre dalla finestra una forte luce di taglio riscalda l'atmosfera. Un momento colmo di sensibilità, che crea all'improvviso una profonda empatia con Alita stessa, una creatura tanto fragile quanto incredibilmente forte, all'occorrenza.
Scopriamo la sua forza successivamente, scendendo fra le strade di una Iron City barocca e piena all'inverosimile di elementi cyberpunk. La città sembra essere un personaggio a se stante, in grado di vivere e respirare in maniera autonoma.
Un luogo in cui non mancano i pericoli, con grandi robot meccanici che pattugliano la metropoli palmo a palmo incutendo timore nei cittadini.
Proprio uno di questi mette a repentaglio la vita di un piccolo cucciolo per strada, con Alita pronta a rischiare la sua stessa incolumità pur di trarlo in salvo: una sequenza che mette in risalto un tratto distintivo della personalità dell'androide, la sua incredibile umanità.
Una parola che non si traduce autonomamente in fragilità, tutt'altro: quando il Dr. Dyson Ido, colui che crea materialmente la "nuova Alita", si caccia in un brutto pericolo, è proprio la cyborg ragazzina a salvarlo, lasciando fuoriuscire dal suo corpo una forza ai limiti del credibile.

Il salvataggio viene raccontato attraverso una sequenza oscura, con sfumature noir, che prima instilla nello spettatore un senso di ansia e di dubbio, poi fa esplodere un'importante componente action, con combattimenti coreografati e violenti.
Questo ci porta a parlare anche della figura del Dr. Ido, un Christoph Waltz che sembra essere tornato ai fasti di un tempo: la sua è una recitazione misurata eppure estremamente ambigua, in grado di nascondere segreti come di mostrare la più pura dolcezza. Sull'attore austriaco riponiamo davvero tantissima fiducia, speriamo che le ottime sensazioni del footage siano confermate dal prodotto finale.
Arriviamo così a parlare dell'ultima sequenza vista, scendendo nel sottosuolo. Qui ci ritroviamo in un altro ambiente dark, sconosciuto e inospitale, il posto peggiore in cui combattere un villain: ovviamente è qui che ha luogo uno scontro feroce con l'antagonista principale, nella sua "forma peggiore" e arrabbiata. Una montagna di artigli e meccanismi idraulici contro la piccola Alita, che dovrà riporre tutta la fiducia possibile nelle arti marziali e nei suoi riflessi - dando vita a una vera e propria danza, più che a uno scontro.
Il footage ci ha permesso anche di apprezzare un buon uso del 3D, come non succedeva da anni, speriamo che l'ottima stereoscopia regga per l'intera durata del film. Per scoprirlo dobbiamo aspettare, per ricollegarci all'inizio di questo articolo, fino al gennaio 2019.

Prede e predatori

Di Predator purtroppo non abbiamo visto molto, una sola sequenza, ma particolare. Abbiamo assistito a uno strano scontro "fra alieni", come si intravede anche nell'ultimo trailer, abbastanza inusuale poiché gli extraterrestri non dovrebbero attaccarsi fra di loro. Questo ci ha portato a pensare che un umano abbia subito un'evoluzione, un innesto, diventando a sua volta una creatura "viscida" e offensiva. Come se l'uomo abbia provato a mettersi alla pari con il Predatore, fallendo però miseramente.
Questa teoria è interamente da dimostrare, il footage però ci ha mostrato delle sfumature gore che sinceramente non ci saremmo aspettati. Le creature arrivate dallo spazio sono davvero violente e non hanno paura a dimostrarlo materialmente, staccando arti e teste con ferocia. Proprio alla luce di questo, chissà che non arrivi per il film un rating R, ciò che molti appassionati adulti sperano. Predator sarà nelle sale italiane dal 27 settembre 2018.

Amore e odio

Cambiamo totalmente registro e passiamo a The Hate U Give, un prodotto che si preannuncia delicato e sensibile. Adattato partendo dal romanzo omonimo di Angie Thomas, il film racconta due mondi opposti e contrari: il primo è bianco, ricco e patinato, il secondo di colore, immerso nella povertà e nel pericolo. Seguiamo da vicino la complessa vita di Starr Carter, ragazzina afroamericana interpretata da Amandla Stenberg, che sin da piccola entra a contatto con le profonde differenze che separano la sua famiglia dal "mondo esterno".
Dalle prime schermaglie con il padre, fiera Pantera Nera, all'apice drammatico della sua adolescenza, ovvero la morte dell'amico Khalil per mano di un giovane, inesperto poliziotto bianco (come si scopre sin dal trailer): le scene che abbiamo visto sembrano girate con estrema cura, si percepisce una tensione di fondo che tiene alta l'attenzione dello spettatore, bisogna però stare molto attenti alla retorica spicciola, sempre in agguato quando si trattano tematiche di un certo tipo.
La speranza è che George Tillman Jr. sia riuscito a tenere a freno questo aspetto, girando un film appassionante e pregno di significato.

Sette sconosciuti

Merita grandissima attenzione, poi, 7 Sconosciuti a El Royale, nuovo thriller di Drew Goddard che promette spettacolo e poesia. Al di là del superbo cast, che vede impegnati Chris Hemsworth, Dakota Johnson, Jeff Bridges, Nick Offerman, Cailee Spaeny e Jon Hamm, a colpirci è stata soprattuto al forza della messa in scena. Nella sequenza che abbiamo visionato in anteprima, il personaggio di Hamm ci porta a esplorare il motel del titolo in maniera approfondita, svelando non poche sorprese.

Una scena magistrale montata a regola d'arte, senza dialoghi ma ricca di suoni e voci, come provenienti da "un'altra dimensione" - guardando il film capirete cosa vogliamo dire. Pochi minuti di un'intensità incredibile, colmi di mistero, che potrebbero davvero essere parte di uno dei migliori titoli del prossimo ottobre (uscita prevista per l'11 del mese in questione).

Re e regine

La nostra scampagnata presso la 20th Century Fox è finita nel migliore dei modi, visionando alcune scene tratte da Bohemian Rhapsody, titolo "musicale" atteso soprattutto dai fan dei Queen. Al centro di tutto vi è, com'è facile immaginare, la figura di Freddy Mercury più che la band in generale: la camera segue costantemente il cantante, dalle origini agli attimi finali e tragici della sua vita, alimentando quella che è a tutti gli effetti una leggenda senza tempo. Il film di Bryan Singer però mette in luce anche l'uomo dietro il "marchio di successo", un essere fragile dallo strano accento inglese (Mercury è in realtà nato a Zanzibar con il nome di Farrokh Bulsara), esplosivo sul palco ma pieno di insicurezze a riflettori spenti.
Quella che si preannuncia è un'opera tenera e dolorosa, che prenderà il cuore di molti appassionati, anche grazie alla potenza della musica originale dei Queen - in diversi momenti ci siamo ritrovati con il cuore in gola. Ad amplificare la forza del progetto, un cast a dir poco perfetto, da cui emergono Gwilym Lee nei panni del chitarrista Brian May e Rami Malek, che dona occhi e baffi a Freddie Mercury.

Malek, volto simbolo della serie di successo Mr. Robot, ha svolto un lavoro a dir poco incredibile sul suo corpo e sulla sua voce: alle spalle, è praticamente indistinguibile dal Freddie Mercury reale, inoltre l'accento che riproduce caratterizza il personaggio in maniera davvero particolare, bisogna dunque essere estremamente ottimisti rispetto alla riuscita del progetto.
A colpire sono anche le ricostruzioni dei vari concerti dei Queen, dai primi quasi improvvisati ai bagni di folla al Wembley Stadium, coreografati con precisione quasi documentaria. Rami Malek può guardare alla prossima Awards Season con estrema sicurezza, noi invece non dobbiamo fare altro che stringere i denti fino al prossimo 29 novembre - e rispolverare una discografia piena zeppa di capolavori senza tempo.

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