Creed: dopo la famiglia Drago, il futuro sarà dedicato a Clubber Lang?

Il secondo film della saga dedicata ad Adonis Creed uscirà nelle sale italiane a gennaio, ma già si parla di un terzo capitolo e di graditi ritorni.

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In Italia bisognerà attendere ancora due mesi, prima di poter vedere l'atteso Creed II in sala, ma in America il sequel con protagonista Michael B. Jordan è già un successo. La critica oltreoceano si è infatti espressa in termini generalmente positivi sul film, pur sottolineando "la marcata assenza di Ryan Coogler alla regia", che lascia un po' i fianchi scoperti a puntualizzazioni di tipo stilistico. Quello diretto da Steven Caple Jr. è un prosieguo muscolare e vincente, che scava ancora più a fondo nella personalità di Adonis Creed e punta sul confronto/scontro generazionale, sia fuori che dentro il ring. Motore di questo slancio narrativo primario è il ritorno di Ivan Drago, interpretato nuovamente da Dolph Lundgren, che al contrario di Rocky all'inizio del primo Creed non ha appeso i guantoni al chiodo, ma ha continuato la sua carriera nel pugilato allenando il figlio, Viktor Drago (Florian Munteanu).
Si intuisce immediatamente come, sul quadrilatero, la penna e l'intuito di Stallone abbiano voluto inserire la tematica dell'eredità dei padri che ricade sui figli e della vendetta, giocando sul tratto emotivo del ritorno di Drago ma mettendolo all'angolo, a curare e consigliare esattamente come Rocky il suo "pupillo". Il passaggio di testimone è chiaro, forse anche più candido e centrale rispetto al primo film, ma una volta giocata questa carta non si può riutilizzare all'infinito. Per cui la domanda sorge spontanea: cosa potrebbe regalarci un possibile Creed III?

Pugni dal futuro

Niente ritorno in pompa magna del comunismo e - quasi sicuramente - niente Drago, per il futuro, perché i piani potrebbero essere ben diversi. Non possiamo parlare nel particolare di Creed II, non avendo avuto ancora la possibilità di vederlo, ma è chiaro come - prendendo spunto dalla saga - ogni capitolo di questa nuova serie sia in continuity da una parte ma funzioni allo stesso tempo da episodio a se stante dall'altra. Un incontro alla volta, insomma, con la giusta preparazione atletica alle spalle e tutte le parti emotive accessorie o intime relative alle due parti in gioco, che sono ancora una volta l'America e la Russia, questa volta però estrapolate dal contesto "guerra fredda". Drago è il passato che ritorna sotto una nuova forma - e di passato, Rocky, ne ha un bel po' da affrontare, questa volta come insegnante e figura paterna per Adonis però, ormai "braccio" della saga.
Su tutti, come rivelato dallo stesso Caple Jr, a interessare la produzione e persino il regista è la figura di Clubber Lang, il campione del mondo di Rocky III interpretato dal possente Mr. T, Laurence Tureaud, il mitico P.A. Baracus di A-Team. Quasi scontato che il personaggio susciti interesse sia in Caple che in Coogler, produttore esecutivo. In fondo, si tratta di un'iconica figura della saga - anche se meno di Drago - e per di più afroamericana, minoranza di appartenenza sia del regista che del produttore, che amano approfondire e sviluppare in modo centrale in ognuno dei loro film.
Difficile capire come possa tornare in scena, specie nel mondo del pugilato a così tanti anni di distanza e senza imitare la storyline di Ivan Drago, ma Caple Jr. è sicuro: "Adoro cercare di capire se dei personaggi un tempo iconici abbiano ancora spazio nel mondo, se siano interessanti come allora. Abbiamo cercato di rendere umano persino Ivan Drago: perché non provarci con Clubber?".

A dire il vero, per stessa ammissione del regista, l'idea di riproporlo nel mondo di Rocky era saltata fuori proprio durante la lavorazione di Creed II, "per avarizia", poi abbandonata per non sfilacciare troppo le fila del racconto, lasciandolo quindi coeso e narrativamente focalizzato sulle tematiche anticipate poco sopra.
L'idea era quella di mostrare Clubber con una figlia, trasferitosi nel New Mexico, con una nuova vita: "Abbiamo pensato a moltissime cose, per rivedere Clubber" - spiega il regista - "ma ora come ora non so esattamente cosa succederà in futuro".
Di figure da tirare nuovamente fuori dal cilindro, nell'universo Balboiano, non ne sono rimaste ormai tante, quindi un terzo capitolo che possa riportare in qualche modo sulle scene il Clubber di Mr. T non sarebbe per nulla sgradito, sempre che si riesca a trovare un metodo narrativo funzionale al suo ritorno.

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