Creed 3, può esistere un capitolo senza Sylvester Stallone?

Analizziamo brevemente le ultime novità sul terzo e attesissimo film della saga sequel di Rocky, diretto e interpretato da Michael B. Jordan.

Creed 3, può esistere un capitolo senza Sylvester Stallone?
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Il viaggio cinematografico di Rocky Balboa è iniziato nel 1976, con il primo film della carriera di Sylvester Stallone da lui stesso interamente sceneggiato. Tra cameo non accreditati e ruoli di poco peso, all'epoca Sly era ancora un attore poco conosciuto che già tentava di sbracciare nel grande oceano hollywoodiano come interprete e sceneggiatore, puntando davvero tutto su stesso. Oltre alla sua immortalità filmica, dovuta a sequenze indimenticabili e momenti entrati di diritto nella cultura pop, Rocky è un titolo fondamentalmente importante perché lanciò in patria e anche internazionalmente il volto di Stallone, che da quel momento in poi divenne uno degli attori più conosciuti del panorama cinematografico mondiale nonché rinomato scrittore.

Al suo primo film di livello, infatti, ricevette due nomination agli Oscar come Miglior Attore Protagonista e per la Miglior Sceneggiatura Originale, dando così via a un franchise di successo che conta oggi sei capitoli principali e due sequel/spin-off dedicati ad Adonis Creed, figlio del defunto Apollo Creed, amico e rivale di Rocky. L'arrivo del terzo film dedicato alla saga dell'eredità della famiglia Creed, da poco annunciato e che sarà diretto da Michael B. Jordan, al suo esordio dietro la macchina da presa, ha però gettato un'ombra non di poco conto sull'intero franchise, e questo perché è stato confermato che sarà il primo capitolo della storia senza Stallone nel ruolo di Rocky.

Eredità a tutto tondo

La notizia non è stata del tutto inaspettata ma è comunque la vera game changer della saga. Rocky è sempre stato Stallone e viceversa, non solo in termini interpretativi ma proprio di costruzione stessa del personaggio e dell'evoluzione intrinseca della serie cinematografica. Passando dall'affermazione di se stessi attraverso duro lavoro, abilità e talento strategico nei combattimenti sul ring, fino agli incontri di vendetta o rivalsa con forti tematiche politiche al centro del racconto (Rocky IV in questo è stato emblematico), Sly ha sempre portato qualcosa di nuovo e diverso all'interno del percorso filmico di Rocky, affrontando anche di petto il peso della vecchiaia e del mutamento fisico (Rocky Balboa) e passando infine al ruolo di mentore.
I primi due capitoli di Creed, in questo senso, sono stati uno dopo l'altro il canto del cigno dello Stallone Italiano, entrambi progetti che hanno segnato una svolta essenziale nel percorso conclusivo di Rocky, ammorbidendo il suo lato più competitivo e abbracciando peso e rivelazioni della sua età. Quello nei confronti di Adonis è un atteggiamento paterno fino a quel momento inedito, tanto che nel secondo capitolo, dopo aver sconfitto il cancro e messo nuovamente in prospettiva il suo futuro, lo stesso Rocky decide alla fine di ritirarsi dal mondo della boxe dopo aver insegnato tutto ciò che sapeva a Creed Jr, soprattutto il rispetto verso se stessi e la capacità di rialzarsi dopo ogni sconfitta, gancio dopo gancio, un dritto dopo l'altro, urlando e attestando la propria forza tra sangue, lacrime e saliva.

Il suo addio, insomma, Stallone lo aveva già dato via Instagram, alla fine delle riprese di Creed II, e poi proprio nel film, sedendosi su quella seggiola a bordo ring a guardare con ammirazione e affetto il successo del suo "allievo", la promessa della boxe da lui forgiata per essere un uomo e uno sportivo migliore.

Perché Rocky ha sempre accavallato vita, sport e amore nei suoi intrecci, e consegnando l'eredità cinematografica del franchise in mano ai giovani, alla nuova generazione, la scrittura di Stallone non ha voluto rinunciare a questo aspetto, restando puntuale ed efficace anche nel reinventare per lo stesso Rocky un ruolo differente solo per salutarlo in modo appropriato. E il fatto che proprio lui torni infine ad abbracciare il figlio e a conoscere il nipote, dopo anni di distanza e problematiche di vario tipo, è la dimostrazione lampante che Stallone, con il suo addio, faceva sul serio.

Non una novità, dicevamo, quanto un punto ragionevolmente calcolato e preso per accompagnare il passaggio del franchise da una fase a un'altra, inizialmente magari persino inaspettata (il successo non era garantito) ma che adesso va affrontata di petto senza tornare sui propri passi per non distruggere quanto di buono finora costruito.

Può dunque esistere un capitolo di Creed senza Rocky? La risposta è sì, anche se sarà completamente diverso, pure se mancherà quel plus valore leggendario dato da Stallone in fase interpretativa e di scrittura. Ed è giusto che sia così: il ricambio generazionale è anche cinematografico, e una volta imparato tutto il necessario arriva il momento di abbandonare le spalle dei giganti per camminare sulla terraferma, ancorati alla realtà delle proprie capacità, facendo affidamento sulle proprie idee e su abilità differenti. Creed III sarà il film che sancirà probabilmente la validità connaturata di questa "legacy saga" di Rocky, nuovo bivio di un tragitto filmico lungo 45 anni dove Stallone non sarà lì a tenere la mano a nessuno ma solo a guardare se i suoi insegnamenti avranno attecchito a dovere nel cuore e nella mente del suo pupillo.

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