Speciale Creare Inception

Christopher Nolan parla di Inception e del processo creativo dietro ai suoi film

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Anche se il mondo visionario creato da Christopher Nolan per Inception può non aver pienamente convinto la totalità degli spettatori e dei critici, è comunque innegabile il fatto che abbia portato una ventata di aria fresca in un periodo (quello estivo/autunnale dell'anno scorso) che vedeva in prevalenza l'uscita di seguiti o remake di franchise già conosciuti. Un lavoro non facile, un enorme sforzo produttivo dalla lunghissima gestazione (l'idea Nolan la portava avanti da ben dieci anni), che però alla fine è stato ricompensato con un altrettanto enorme successo: sicuramente gli 825 milioni di dollari guadagnati in tutto il mondo ne sono un'evidente conferma. In una lunga intervista rilasciata a Deadline Hollywood, Nolan parla del processo produttivo dietro a questa pellicola, e di come sia stato lui il primo a doversi tuffare in questo mondo di sogno prima di poterci portare noi spettatori.

Creare Inception

DEADLINE: Come è stato ideare Inception per te?NOLAN: Quello che io cerco di fare è scrivere dall'interno. Provo letteralmente a saltare nel mondo del film e dei personaggi, provo ad immaginare me stesso in quel mondo, piuttosto che immaginarlo come un film che sto guardando su di uno schermo. A volte, questo significa che sto scoprendo le cose allo stesso modo del pubblico, con i personaggi e la storia. Altre volte, si crea la trama con diagrammi, adottando una visione molto oggettiva. Scrivere, per me, è una combinazione di entrambi i metodi. A volte si prende un approccio oggettivo nell'affrontare la storia, altre volte si prende un approccio soggettivo: ciò ti consente di trovare un'esperienza emotiva per il pubblico. Questo è stato uno di quei progetti che mi ardeva dentro da tanto tempo, ma non direi in maniera del tutto unica. Prima di questo avevo fatto un film intitolato The Prestige. Per quattro o cinque anni, quel film mi è arso dentro. E' stato qualcosa che volevo veramente sviscerare insieme a mio fratello Jonah, e alla fine ci siamo riusciti. Certamente, poste nel fondo di un cassetto, ho altre idee che non sono stato ancora in grado di sviscerare in cui vedo un grande potenziale. Non sai mai su cosa ritornerai e come cercherai di farlo funzionare. Non sai mai da dove arriverà il desiderio di finire qualcosa, o di ritornare su qualcosa con un nuovo punto di vista. Ogni volta che ho finito un film e sono tornato indietro a guardarlo, ero cambiato come persona. Lo script era ormai una cosa diversa per me. E, alla fine, chi ero come scrittore, come regista, e cosa lo script dovesse essere, erano tutte cose che coincidevano. D.: Quale svolta ha messo fine al periodo di gestazione di 10 anni di Inception?N.: L'ultimo pezzo del puzzle per me, con la sceneggiatura che avevo cercato di finire per circa 10 anni, è stato capire come connettersi emotivamente con il personaggio principale in un modo che avrebbe potuto rendere la storia più emozionante. Il motivo per cui mi sono fatto prendere da ciò è che io avevo dapprima messo a punto le regole di quel mondo, utilizzando il genere dei film heist (ovvero quelli del "colpo grosso") per entrarci dentro. Quel genere abbraccia anche l'esposizione (dei fatti) e quindi va bene per insegnare una nuova serie di regole al pubblico. Il problema è che i film "sulle rapine" tendono ad essere un po' superficiali, glamour e divertenti. Non tendono ad essere emotivamente coinvolgenti. Quello che ho realizzato, dopo aver sbattuto la testa contro un muro per 10 anni cercando di finirlo, è che quando hai a che fare con il mondo dei sogni, della psiche, e del potenziale di una mente umana, ci deve essere una posta in gioco emotiva. Hai a che fare con questioni sulla memoria e sul desiderio. Ho trovato il legame emotivo del personaggio centrale con il pubblico, concretizzandolo nel suo viaggio verso casa, verso i suoi figli e nel suo amore per la moglie. Quelli erano veramente i pezzi finali del puzzle che mi hanno permesso di finire lo script.D.: Mentre eri in attesa di quella soluzione, ci sono stati dei film nel mentre che ti hanno convinto che c'era la tecnologia per tradurre le tue visioni su schermo?N.: Su The Dark Knight abbiamo veramente provato a spingere noi stessi per realizzare un sacco di effetti su larga scala dal vivo, per creare realmente un mondo riprendendo in loco, in giro per il mondo, e facendo riprese in-camera dall'ampio respiro, come ribaltare un camion da 18 ruote su una trafficata strada del centro. Uscendo da quella esperienza ed essendomi divertito tanto quanto ho fatto, ero rimasto con l'idea che avevamo avuto un grande team di persone che avrebbero potuto concepire e riprendere questo tipo di immagini. Me ne sono andato sentendomi ben "attrezzato" per affrontare il mondo di Inception e il tipo di immagini bizzarre che avrebbe richiesto. La maggior parte della tecnologia utilizzata per le immagini di Inception è abbastanza vecchio stile. C'è qualche nuova tecnologia che i ragazzi di Double Negative hanno portato con loro. Gli aspetti che più mi intimidivano degli effetti speciali, erano sempre basati sulle riprese dal vivo, come il raggiungimento della gravità zero con la costruzione di scenografie con orientamenti diversi e facendo trucchi con i cavi. Tali tecniche erano basate sulla visione di 2001 di Stanley Kubrick che avevo avuto da ragazzino, dove mi ero innamorato degli inganni e dei trucchi di magia usati per convincere il pubblico che ci fosse totale assenza di gravità. La cosa che mi ha dato davvero fiducia nel prendere in mano il film aveva più a che fare con la mia esperienza personale, che con la tecnologia presente in film di altri registi. Riguardava di più l'avere avuto l'opportunità di fare del cinema in grande scala e prendere confidenza con la grande macchina (produttiva) che è coinvolta in questi progetti per potere avere una migliore comprensione su come spingere i propri limiti con quello che saremmo stati capaci di fare sul set e durante le riprese.D.: Quali vantaggi ti ha dato scrivere conto visione?N.: Mi ero incontrato con la Warner Bros anni prima, subito dopo che avevo finito Insomnia, e avevo descritto il progetto quando lo stavo cominciando a scrivere. Volevano assumermi e poi farmelo scrivere, ma ho rifiutato da questa opportunità. Ho realizzato che con un progetto come Inception avrei attraversato alcuni confini tra generi e mi sarei spinto oltre i limiti di quello che viene permesso ad un film mainstream di fare con il pubblico. Per me è stato molto importante aver sviluppato la sceneggiatura da solo. Dovevo assolutamente mettere tutto nero su bianco, così almeno ci sarebbe stato un documento specifico e chiaro da dare allo studio riguardo ciò che questo film sarebbe stato. Il vantaggio di scrivere conto visione è stato quello di dover venire a capo da solo su come far funzionare queste cose, per poi offrirlo allo studio per il sostegno e la collaborazione. Non credo che sarei stato in grado di sviluppare questo con qualcun altro. Avevo bisogno di scrivere almeno la prima bozza utile per conto mio per poi portare lo studio all'interno del processo (creativo).D.: Danny Boyle ha recentemente raccontato a Deadline che ammira come tu riesca a prendere 160 milioni di dollari facendoli sembrare 320 milioni. Quale è la cosa più stressante quando devi governare una così grande scommessa creativa?N.: La parte più stressante e difficile di governare un film dalle grande ambizioni come Inception è che si sta assumendo la responsabilità di comunicare con un pubblico molto ampio. Non ti puoi sempre nascondere dietro l'idea di 'Bene, non lo capiscono,' o 'Certe persone proprio non lo capiscono.' Bisogna tenere a mente le dimensioni del tuo pubblico, e devi comunicare in un modo che li faccia entrare all'interno. Ciò può essere difficile quando si sta cercando di fare qualcosa di più impegnativo. C'è davvero un delicato equilibrio tra presentare alle persone elementi a loro meno familiari, ma dandogli allo stesso tempo un'esperienza divertente per la loro volontà a salire con te su questa corsa e accettare un certo grado di confusione. Questa è la cosa più difficile, ma è anche una sfida che mi ha molto divertito nel corso degli ultimi film (che ho fatto).D.: La Warner Bros e la Legendary Pictures hanno detto subito di sì dopo aver letto lo script o hai dovuto prima mostrargli loro qualcosa?N.: Cerco di avere tutti a bordo di un progetto semplicemente attraverso la parola scritta e la mia spiegazione di quello che vedo, come ho intenzione di mettere sullo schermo queste cose e cosa loro proveranno. E così, il processo per ottenere il via libera con Inception fu coinvolgere un vasto gruppo di persone alla Warner Bros, dalla distribuzione alla produzione, dai creativi al marketing. Tutti hanno letto la sceneggiatura. Poi sono entrato io e mi sono messo a rispondere ad un sacco di domande su come sarebbero stati fatti alcuni effetti visivi, e quale sarebbe stata la sensazione del film, e di come il pubblico sarebbe stato in grado di porsi verso la pellicola. Questo è stato sempre una preoccupazione per tutti coloro che hanno letto la sceneggiatura. Sono stato felice di parlare di questo, come avremmo usato il design dei diversi livelli del sogno per aiutare il pubblico ad orientarsi mentre il film si sviluppava in più furiosi incroci (di realtà) nell'ultimo terzo.D.: Come hai spiegato loro i tre livelli dei sogni?N.: Ho detto loro che uno dei livelli del sogno è sotto la pioggia, uno è in un interno di notte, uno è fuori nella neve. Ciò significava che anche in un primo piano, si sarebbe potuto capire in quale livello ti trovavi. Erano consapevoli della natura rischiosa del progetto, ma erano veramente eccitati all'idea di poter vedere il film.D.: Quali controlli e contrappesi usi per far sì che non ti stai ripetendo dal lato creativo?N.: Con The Dark Knight era necessario trovare un equilibrio di familiarità con il pubblico. Si tratta di un sequel, e quindi vogliono elementi familiari, le cose che gli sono piaciute dal primo film. Ma bisogna sempre essere consapevoli del fatto che il pubblico è estremamente spietato nella sua richiesta di novità e freschezza. In fase di sceneggiatura, abbiamo davvero cercato di venire a capo di tutto questo - stiamo trovando quel giusto equilibrio? Per Inception è stato molto simile. Stavamo cercando di trovare un equilibrio tra una certa familiarità e zona di conforto in termini di genere, e di come il pubblico vede un film. Questo è stato raggiunto propendendo verso gli elementi formali della struttura dei film "di rapina". Stavamo cercando di trovare un equilibrio tra il dare al pubblico elementi familiari a cui aggrapparsi, e il cercare di ri-contestualizzare tali elementi in qualcosa che il pubblico non aveva mai visto prima. Abbiamo affrontato una cosa del genere anche con Memento - un film che con la sua cronologia inversa presentava una struttura insolita. Ho scritto la sceneggiatura in modo da avere un ritmo di sottofondo molto familiare, una struttura convenzionale in tre atti in termini di come il pubblico ottiene informazioni dal principio alla fine. Quindi c'è questa sottostruttura di familiarità con il genere del film noir e la struttura in tre atti al di sotto di questa più complicata sovrastruttura dalla cronologia inversa. E' qualcosa a cui sempre ho cercato di prestare attenzione. Se stai cercando di sfidare il pubblico facendogli guardare gli elementi in modo diverso, devi dare loro un contesto familiare a cui aggrapparsi.D.: Hai permesso agli attori di leggere per intero lo script di Inception prima che accettassero?N.: La sfida è trovare un equilibrio tra consentire all'attore di andare a lavorare al progetto per sentirsi parte del processo, e renderli dei veri e propri collaboratori creativi. Quando vai da un attore come Leonardo DiCaprio devi essere estremamente rispettoso del suo ruolo creativo nei vari aspetti (del progetto). Devi accoglierlo come un vero e proprio collaboratore. E' stato molto importante mostrargli uno script completo e parlare con lui per diversi giorni, spiegandogli ogni aspetto di ciò che stavo per fare. Ma un ragazzo come Leo è lieto di farlo in un contesto di riservatezza, e lui è stato molto gentile nel farmi capire che se non voleva fare il film, non sarebbe andato in giro raccontando tutto a tutti riguardo la storia. Dovete crederci nelle persone. Per me, entrare in collaborazione con un attore è una questione di fiducia, in entrambe le direzioni. E' stato un grande piacere lavorare con gente nuova come Leo su questo film. Abbiamo avuto una buona collaborazione creativa sullo script una volta salito a bordo; è diventato una parte estremamente importante del processo. Non mi piace mai di sentirmi nella posizione di dire ad un attore di fidarsi di me che ho intenzione di fare qualcosa di interessante. Sento la responsabilità di esprimere chiaramente ciò che ho intenzione di fare. Che sia mostrargli uno script completo o sedersi con loro descrivendogli in dettaglio le mie idee. E' per me un onere molto sano come regista essere in grado di esprimere con chiarezza ciò che voglio fare, per ispirare gli attori, piuttosto che dire semplicemente di accettare sulla fiducia che sarò in grado di fare qualcosa di interessante.

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D.: Come mai non hai girato usando il 3D che studio come la Warner Bros hanno reso una priorità?N.: Abbiamo pensato a girare Inception in 3D e abbiamo deciso che saremmo stati troppo limitati dalla tecnologia. Non saremmo stati in grado di girare su pellicola nel modo che avremmo voluto. Abbiamo pensato anche ad una post-conversione, facendo pure alcuni test dal risultato molto buono. Ma non avevamo tempo di fare una conversione che ci avrebbe pienamente soddisfatto. Inception ha a che fare con la soggettività, associazioni piuttosto profonde tra il pubblico ed il percepito stato di realtà dei personaggi. Nel caso dei due Batman, li ho visti come film iconici, lirici, che trattano di personaggi quasi mitici. L'intimità che l'illusione di parallasse 3D impone non è molto compatibile con tutto questo. Stiamo ultimando la nostra storia sul prossimo Batman (che è stato confermato da poco verrà girato a Detroit, oltre che a New Orleans, e non più a Chicago. Ndr), e vogliamo essere coerenti con il look dei film precedenti. C'è stata più di una discussione per un film come Inception. Ho visto film in 3D come Avatar, e sono eccitanti. Ma, per me, la cosa più eccitante di Avatar è stata la creazione di un mondo, l'uso degli effetti visivi, del motion capture, del performance capture, queste cose qui. Non credo che Avatar possa essere ridotto alla sua sola componente 3D, aveva molte più innovazioni al suo interno, il che è estremamente eccitante. Il 3D è sempre stato un interessante formato tecnico, un modo di mostrare qualcosa al pubblico. Ma bisogna anche guardare alla storia che stai raccontando: giusto?D.: Inception è stato lodato da Hollywood vista la sua dose di originalità in un'estate che ne era totalmente priva. Gli studio fanno molto affidamento sui franchise, ma sono preoccupati anche dell'originalità?N.: Non sono sicuro che metterei la mano sul fuoco sul fatto di fare affidamento ai soli franchise. Forse sarà in particolare lavorando con la Warner Bros, ma nella mia esperienza con lo studio system, loro hanno sempre compreso la necessità di freschezza e non solo di qualcosa che il pubblico aveva già visto prima. Non sono sicuro di identificarlo necessariamente sull'affidamento che uno studio fa sui franchise, perché penso che sia possibile sia fare audaci piccoli film che dar vita ad audaci franchise. Infatti, la verità è che quando si guarda alcuni dei successi più originali degli ultimi tempi, concettualmente molti di loro sono dei franchise, da Star Wars a Avatar.D.: Vedi la possibilità di tornare a visitare il mondo di Inception con un sequel?N.: Mi è sempre piaciuto il potenziale del mondo (di Inception). Si tratta di un infinito, o forse dovrei dire un infinitesimale, mondo che mi affascina. Al momento stiamo esplorando (l'idea di) un videogioco, che è qualcosa a cui sono stato interessato per diversi anni. Si presta bene a quel mondo. Per quanto riguarda il sequel, penso ad Inception come ad un film unico, ma questo è il modo in cui approccio tutti i miei film. Quando stavo facendo Batman Begins, di certo non avevo alcuna idea riguardo un secondo film su Batman, e tanto meno un terzo. Non sai mai dove i tuoi interessi creativi ti porteranno, ma quando stavo girando Inception, l'ho pensato come un singolo film.D.: Visto che siamo in periodo oscar, puoi descrivere cosa ha significato per te quando Heath Ledger vinse la statuetta per The Dark Knight poco dopo la sua morte?N.: Sono stato estremamente lieto nel vedere le persone rispondere (positivamente) ad un lavoro che sapevo grande. Ed ero molto orgoglioso di aver preso parte alla sua creazione, o almeno alla creazione di un mondo in cui un grande artista poteva davvero mostrare quello che poteva fare. E' stato un grande onore essere in qualche modo coinvolto in questo progetto.

Inception Parafrasando una celebre citazione, 'Da una grande mente deriva una grande responsabilità'. Una frase che probabilmente, dopo aver letto questa intervista, ben rispecchia un autore come Christopher Nolan, il suo modo affrontare il progetto, dalla creazione concettuale alla realizzazione concreta: al momento forse uno dei pochi registi in grado di dare vita a blockbuster che si potrebbe arrivare a definire "con un'anima".

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