Speciale Conferenza stampa romana di Kevin Munroe

Kevin Munroe risponde al fuoco incrociato dei giornalisti italiani

Speciale Conferenza stampa romana di Kevin Munroe
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La sala è discretamente gremita: tutti vogliono sapere cosa ha da dire Kevin Munroe, giovane regista canadese, sul suo ultimo lavoro, la trasposizione cinematografica di Dylan Dog.
Vista l'importanza meta-culturale del fumetto bonelliano per molti dei giornalisti presenti in sala, la conferenza stampa diventa una sorta di prova del nove, dove sfogare dubbi, polemiche e perplessità.
Le domande si susseguono incalzanti, le risposte di Munroe sempre precise e circostanziate.
Ma lasciamo la parola al botta e risposta.

Tratteggiare Dylan su celluloide

Può parlarci della genesi del progetto?

Circa un anno dopo che ho finito di lavorare al progetto TMNT, mi hanno proposto la sceneggiatura di Dylan Dog, che all'epoca si chiamava Dead o f Night. Mi piacque, perché c'era l'azione, il mistero, l'umorismo. Insomma, l'opportunità di portare in vita un mondo, un richiamo irresistibile per un regista.

È vero che ha collaborato alla stesura di una sceneggiatura basata su Martin Mistère, altro personaggio della Sergio Bonelli Editore?

Sì, è vero, ci ho lavorato per un po' di tempo molto prima di DD, è stato il mio primo approccio col fumetto bonelliano. Purtroppo non se n'è fatto più niente, visto che nel frattempo una società francese ha realizzato una serie tv a cartoni sul personaggio reclamandone i diritti.

Come saprà ci sono state molte polemiche, in Italia, a causa della mancanza o del rimaneggiamento, in questo film, di alcuni particolari distintivi del mondo di Dylan Dog. Lei com'è venuto a conoscenza delle differenze fra il fumetto italiano e l'adattamento statunitense?

Io ho letto prima gli albi in inglese, e chiaramente con l'adattamento spesso si perde parte dello spessore originale delle opere. Ho letto prima tutti i numeri pubblicati in originale della Dark Horse, prima di avvicinarmi agli albi originali italiani che appaiono subito più profondi, data la mancata necessità di dover andare incontro ad un vasto pubblico.

Il Dylan del film è diverso, per molti versi, da quello del fumetto: si è reso conto di queste differenze?

Oh, so benissimo cosa intende, e ne sono consapevole. Interpretare un fumetto è sempre difficile, poi in certi casi, come con DD, si ha di fronte un'icona, e ogni minimo cambiamento causa reazioni spesso violente nei fan. Ma non si può traghettare su schermo un fumetto così com'è, il più delle volte, e c'è un grosso lavoro dietro, che porta spesso ad un adattamento, ad una transizione. L'importante è essere fedeli allo spirito dell'opera originaria.

Nel film assistiamo a una sequela di citazioni dal fumetto: erano nel primo script o le ha aggiunte lei?

La prima sceneggiatura era molto più parca in merito: io ho reinserito molte cose che sono sicuro faranno piacere ai fan italiani, come avete visto dalla scrivania minuziosamente ricreata. Inizialmente il film doveva essere ambientato a New York, con tutto ciò che ne consegue: a me non piaceva come idea, ma visto che non potevamo girare a Londra -per un problema di costi che sarebbero quadruplicati in tal caso- ho scelto New Orleans, che ha un feeling molto europeo ed è adattissima per una storia del mistero.

Avevamo letto che la celebre esclamazione “Giuda ballerino!” non sarebbe stata usata nella pellicola, ma in realtà abbiamo visto Dylan pronunciarla poco fa nel film. Ripensamento dell'ultimo minuto o scelta dell'adattamento/doppiaggio italiano?

Abbiamo provato più volte ad inserire quella battuta nel film, in lingua originale. Però suonava davvero poco convincente e strano, per un pubblico americano, qualcosa come “dancing Judas!”, quindi abbiamo dovuto rinunciarvi. Se voi l'avete vista, è una scelta di doppiaggio italiano: in quella scena, in inglese, diceva “jackpot!”.

Tra passato, presente e futuro

Prima di mettere le mani su Dylan Dog, sappiamo che aveva diversi progetti poi rimasti in sospeso, come un secondo TMNT, un film sui Techno Ninja Gatchamen, e uno tratto dal suo fumetto El zombo fantasma. Può chiarire i suoi progetti a riguardo?

Ero felice di poter realizzare un nuovo film sulle Teenage Mutant Ninja Turtles, avevo anche scritto una prima sceneggiatura. Purtroppo il progetto è fallito insieme alla casa di produzione. So che delle Tartarughe Ninja se ne sta interessando Michael Bay per un nuovo film dal vivo, e la Nickelodeon per una ulteriore serie animata, ma io non sono coinvolto in nessuno dei due progetti.
Per quanto riguarda i Gatchamen, erano il sogno di una vita, da ragazzino li adoravo. Quando dico che so cosa vuol dire l'attaccamento ad un personaggio o serie e capisco le vostre perplessità riguardo a Dylan Dog, è vero: per me erano più o meno quello che è Dylan per i suoi fan.
Volevo rendere giustizia ai Ninja Tecnologici, mentre la produzione voleva solo una specie di Power Rangers in animazione computerizzata per bambini, quindi me ne sono tirato fuori, e la casa di animazione, dopo poco, è fallita.
Per quanto riguarda film tratti dai miei fumetti, la sceneggiatura di El zombo fantasma è pronta, la stiamo facendo visionare ad alcuni produttori. Anche per Olympus Heights ho alcuni progetti, probabilmente diverrà una serie televisiva.


Vedo che ha una felpa della Lucas Film. Concidenza o sta lavorando per loro?

Io vesto spesso così, sportivo, perché è il mio stile. Questa felpa poi è comodissima! (ride)
Comunque è vero, sto collaborando con George Lucas ad un progetto che sveleremo l'anno prossimo.


Secondo lei, qual è il segreto del successo del Dylan cartaceo?

Mah, direi innanzitutto che è un antieroe. E il fascino dell'oscuro, del misterioso attrae sempre. È profondo, non è il classico eroe all'americana.

Possiamo dire che lei è coraggioso a venire in Italia a presentare il film. È consapevole che qui è un po' come nella gabbia di un leone? Molti fan di Dylan Dog dissentono dalla sua visione di un fumetto assai distante da quello tipicamente da nerd americano.

E perché mai non dovevo venire? So benissimo che ci sono controversie, ma è normale. Non per questo scappo, anzi sono qui per rispondere a tutte le domande in merito, fa parte del mio lavoro.
Tuttavia ritengo che DD sia universale e apprezzabile da tutti, così come ritengo che sia uno stereotipo quello del fumetto americano solo per ragazzini o nerd.


Abbiamo però notato che il film non fa molto spavento, e il target dell'opera è piuttosto basso.

Non credo che abbiamo abbassato il target del film, in realtà: negli Stati Uniti è addirittura PG 13 (vietato ai minori di tredici anni non accompagnati, NdR). L'abbiamo solo sdoganato verso un pubblico più vasto per esigenze produttive. Vorrei far capire che cinema e fumetto sono comunque distanti e che certi compromessi sono indispensabili, a volte. L'importante è mantenere la sostanza. Pur con tutti i relativi restyling, la batmobile è pur sempre la batmobile, no?

Ha avuto contatti diretti con Tiziano Sclavi o la Bonelli?

Non ho idea di che tipo di relazioni intercorressero prima del mio arrivo, ma il film era già in ballo da una decina d'anni. I primi tempi, sul set, abbiamo anche avuto un rappresentante della Bonelli a supervisionare il tutto. Personalmente però, purtroppo, non ho avuto modo di parlare con Tiziano Sclavi.

Che dice a proposito di un eventuale sequel?

Che mi piacerebbe, ma non ci sono ancora certezze a riguardo. Dipende se i produttori riterranno soddisfacente l'esito al botteghino. Avrei tante idee per un seguito, dove potrei spiegare meglio il personaggio, cosa che in un capitolo introduttivo spesso non si può fare. Introdurrei anche nuovi particolari e personaggi, come Bloch, Xabaras...potrei parlare del complesso rapporto con la madre. Mi piacerebbe, inoltre, ambientarlo in Europa, tra l'Inghilterra e l'Italia. È davvero un posto speciale, me ne sono reso conto già appena sceso dall'aereo!

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