Speciale Conferenza stampa Benvenuti al Nord

Il cast di Benvenuti al Nord presenta il film alla stampa meneghina

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A poco più di un anno di distanza da Benvenuti al Sud (2010) - ad oggi uno dei maggiori incassi della storia del cinema italiano con l’impressionante cifra di 29 milioni di euro guadagnati - si prepara ad uscire nelle sale con oltre 800 copie l’attesissimo sequel dal titolo Benvenuti al Nord, di cui vi abbiamo già fornito la recensione.
Quanto segue è il resoconto della conferenza stampa milanese del film, tenutasi nella mattinata di sabato 14 gennaio in una sala del cinema Odeon vicino Piazza del Duomo, alla quale hanno presenziato il regista Luca Miniero e gli interpreti Claudio Bisio, Valentina Lodovini e Angela Finocchiaro, oltre all’amministratore delegato di Medusa Giampaolo Letta e al produttore di Cattleya Marco Chimenz.

Com’è stato, dopo il successo del primo film, ritornare sul set quasi come foste una famiglia?

Luca Miniero: Innanzitutto, con Claudio Bisio, Alessandro Siani e Angela Finocchiaro ci vediamo e ci sentiamo per telefono quasi quotidianamente, quindi devo dire che si è creato davvero un buon clima, anche d’amicizia, il che ha facilitato molto le cose sul set e ha fatto sì che il rapporto tra di noi fosse già consolidato.

Angela Finocchiaro: Beh, io sono "parente" di Luca ormai da parecchio, quindi, da una parte, è stato molto piacevole, e dall’altra è stato un po’ come essere sotto esame, perché ovviamente c’è una responsabilità. La prima se l’è accollata Luca e noi abbiamo cercato di sostenerlo in questa sfida che non era per niente automatica. Credo che costruire questo sequel sia stato veramente difficile.

Valentina Lodovini: Condivido quanto già detto da Luca e Angela. Eravamo lo stesso gruppo sia artistico che tecnico, quindi era come stare a casa. Devo dire che - e lo possono testimoniare tutti, Luca in primis - ero veramente molto tesa e nervosa, perché comunque sapevo che era un film atteso e soprattutto perché il successo di Benvenuti al Sud è una cosa dalla quale io sono stata letteralmente travolta, chiaramente in modo positivo. Proprio per questo sentivo una grande responsabilità, che mi portava a essere quasi isterica ma comunque sempre concentrata.

Claudio Bisio: Che dire.. Dovevamo fare un film così! Poi, ovviamente, sarete voi a decretare l’esito. In giro si sentono già i primi confronti tra le due pellicole, e questa è una cosa giustissima, che ci sta tutta.


Sui titoli di coda, Claudio ha in mano un copione sulla cui copertina c’è scritto “Benvenuti ad Est”. Questo vuol dire che dobbiamo aspettarci ancora qualcosa o è solamente una trovata fine a se stessa?

Luca Miniero: Per il momento non abbiamo previsto ancora niente, ma spero comunque che la coppia Bisio-Siani possa farci ridere ancora in altri film. Sarebbe assurdo ipotizzare già da ora la produzione di un altro capitolo di questa saga, anche perché dobbiamo ancora vedere i riscontri di Benvenuti al Nord. Poi, semmai, sarebbe più logico fare Benvenuti al centro...

Claudio Bisio: Sì, quel copione è già stato depositato in SIAE.. (ride) Mi assumo la responsabilità di questa cosa: a me era venuta in mente l’idea di scrivere sulla copertina Benvenuti al centro, ma, a quel punto, la saga sarebbe stata praticamente chiusa.
Poi, in quella scena, io e Siani litighiamo e strappiamo il copione, quindi questo significa già che non è in programma nessun Benvenuti al centro.


Rispetto a Benvenuti al Sud, questo sequel ha fatto un po’ più fatica a mettere in risalto i pregi del Nord. Siete d’accordo?

Luca Miniero: Il nostro interesse primario è stato ovviamente quello di puntare tutto sulla comicità. Ad ogni modo, secondo me, questo film vuole raccontare quella che è la realtà del Nord. Poi, dobbiamo ricordare che non tutto il Sud è come viene rappresentato in Benvenuti al Sud. Questo sequel mostra Milano come una città complessa ma anche accogliente, una città in qualche modo sempre alla ricerca del progresso ma anche della performance e, allo stesso tempo, ci mostra anche una Milano che comunque dà un’opportunità al meridionale. Ci è sembrato più interessante concentrarci sul tema del lavoro per identificare la bellezza di Milano, che fornisce a tutti un’opportunità in questo senso. Questa, a mio avviso, è una visione molto sincera del Nord. Non è vero, dunque, che non facciamo emergere i suoi meriti. Ci sono, ma in modo molto più profondo, dal momento che non riguardano il caffè o il panorama col mare - come in Benvenuti al Sud - ma temi più improntati sul sociale.


A proposito del lavoro, c’è anche un Marchionne “sbarbato” interpretato da Paolo Rossi. Ci potete raccontare qualcosa?

Luca Miniero: Con Marchionne abbiamo fatto una gran fatica a imitarlo, ma sarebbe stato così per qualsiasi altra figura attinente al suo campo. Anche qui, abbiamo voluto usare una metafora di efficientismo milanese di cui, in realtà, Milano non ha nemmeno bisogno.


Che effetto fa avere Dany Boon, regista e co-protagonista del film francese che ha ispirato Benvenuti al Sud, come produttore esecutivo? E’ solo un nome sui titoli di testa oppure ha avuto anche voce in capitolo sulla realizzazione del film?

Marco Chimenz: In realtà è appunto solo un nome, un accordo iniziale per il remake che si riverbera sui prodotti successivi. Per gli autori di Giù al Nord, tra l’altro, è stata una grande sorpresa vedere un simile successo da parte di Benvenuti al Sud e non se lo sarebbero mai aspettati. Ad ogni modo, Dany Boon ha accettato volentieri di farsi inserire nei titoli.

Claudio Bisio: E comunque posso dichiarare ufficialmente che Dany Boon ha i diritti esclusivi per il sequel del remake del sequel di Benvenuti al Nord.. (ride)
Volevo dire, a proposito del confronto Nord-Sud, che gli sceneggiatori, in questo film, hanno anche spostato l’ambientazione da una piccola realtà quale era la Castellabate di Benvenuti al Sud a una metropoli come Milano, di conseguenza subentra anche il confronto piccola provincia-grande città.

Sig. Bisio, quali sono, tra i film, i prodotti televisivi e gli spettacoli teatrali cui ha preso parte durante la sua carriera, quelli che l’hanno maggiormente soddisfatta?

Claudio Bisio: A teatro, forse, è stato uno spettacolo di Pennac, mentre al cinema, il film dove mi sono più piaciuto, è Si può fare di Giulio Manfredonia. Però, la summa di qualità della recitazione e quantità di pubblico è stata sicuramente Benvenuti al Sud. In televisione faccio sempre un po’ fatica a riguardarmi perché, nonostante mi piacciano le cose che faccio a Zelig, che è il mio programma più rappresentativo, ho sempre un po’ di vergogna...


Come avete accolto il sindaco di Milano Giuliano Pisapia quando è venuto a farvi visita sul set?

Luca Miniero: Il fatto che il sindaco Pisapia ci sia venuto a trovare ci ha fatto ovviamente molto piacere, così come ci hanno fatto piacere gli apprezzamenti da parte delle istituzioni di tutti gli altri paesi in cui abbiamo girato, dimostrandosi loro, in primo luogo, fan di Benvenuti al Sud e di Benvenuti al Nord.


Sig.ra Finocchiaro, come è stato essere moglie di Claudio Bisio sul set?

Angela Finocchiaro: Claudio è un marito “faticoso” ma di grande soddisfazione e lavorare con lui è molto piacevole perché, al di là di tutta questa estroversione continua, si è sempre dimostrato un grande artigiano di questo mestiere con una grande attenzione e una grande scrupolosità, per cui, poi, quest’immagine si associa a una persona che lavora accanitamente su un pezzo, sorbendoci anche parecchio per cercare di dare il massimo in ogni occasione. Dunque, lavorare con Claudio è sempre un grande privilegio.

Claudio Bisio: Ricambio i complimenti e li triplico all’ennesima potenza. Lei mi chiama “artigiano” e io la chiamo “Artista”. Con Angela siamo amici da sempre. Ricordo che andavo ad applaudirla a teatro quando ero ancora bambino... (ride)
Un film che rappresenta molto bene il nostro rapporto professionale è I mostri oggi di Enrico Oldoini, che è stato poco fortunato al botteghino ma che vi consiglio di andare a recuperare.


Valentina, è curioso riscontrare nella tua filmografia diverse commedie che trattano argomenti molto scomodi, come ad esempio il recente Cose dell’altro mondo di Francesco Patierno, criticato pesantemente per il modo in cui affrontata i fenomeni del razzismo e dell’immigrazione. Si tratta di una scelta casuale o ragionata?

Valentina Lodovini: Io non faccio mai scelte casuali. Questi argomenti mi stanno molto a cuore e mi piace essere dentro a storie che li trattano perché mi ci riconosco. Secondo me il cinema è anche l’identità di un paese, che può essere rappresentata attraverso una commedia brillante come Benvenuti al Sud e una più riflessiva come Cose dell’altro mondo. In ognuno dei casi, si racconta il Paese, e questo a me piace molto.


Quanto è divertente lavorare sui vari stereotipi che, bene o male, ci caratterizzano?

Luca Miniero: Penso sia molto divertente lavorare sugli stereotipi perché ti danno modo di mostrare le caratterizzazioni dei vari paesi e dei vari popoli. Alcuni stereotipi sono confermati e altri sono smentiti. Ci si gira intorno. Mi piace invece di meno quando, in una trama, è la banalità a diventare stereotipo, perché, a quel punto, si rischia anche di diventare volgari.
Se giochi con gli stereotipi e li applichi a una storia verosimile e concreta, allora quello è divertente, come ad esempio il milanese che ci impiega un’ora e mezza a fissare un appuntamento, la sua ossessione per l’agenda - cartacea o elettronica che sia - e per la seconda casa.
In un certo senso, con Benvenuti al Sud, abbiamo un po’ sfatato i vari miti e stereotipi legati al meridione, dimostrando che il Sud non è tutta Camorra, e lo stesso per Benvenuti al Nord, perché, anche qui, non c’è solo il lavoro ma c’è anche molto altro.


Claudio e Angela, essendo voi milanesi, vi siete ritrovati nei vari cliché appartenenti ai vostri personaggi?

Angela Finocchiaro: Mi fa piacere che molte cose siano state trattate con grande sentimento. Sono d’accordo con quello che diceva Luca: spesso, la volgarità parte proprio da una pigrizia rispetto a quello che decidi di toccare, mentre invece necessita sempre una grande profondità e un grande rispetto. Comunque, le cose che si raccontano dei milanesi mi hanno molto divertito. Poi, per me, i milanesi non hanno difetti!

Claudio Bisio: Devo ammettere che Luca mi ha aiutato a scoprire e a riscoprire molte cose del mio passato e molti luoghi nei quali ho trascorso la mia infanzia, come ad esempio il quartiere Isola. Ultimamente frequento altre zone, ma molte cose a cui ero e sono tutt’ora legato le ho ritrovate nel film.


Valentina, cosa ci puoi dire, invece, del tuo rapporto con Milano?

Valentina Lodovini: Io amo Milano alla follia! Ovviamente sono attaccatissima alle mie radici, ma, ripeto, sono una folle amante di Milano. Vado contro ogni luogo comune perché amo i suoi odori, i suoi sapori e i suoi colori, quelle cose che vengono spesso associate alla pioggia, alla nebbia e al freddo e che sono un po’ le caratteristiche di questa città. Qui mi sento libera e mi piace proprio perché è una città discreta, e lo posso dire perché la conosco molto bene. Credo sia la più europea delle città italiane e, teatralmente parlando, anche una delle più fertili.

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