La compagnia dell'anello torna in sala: riviviamo l'inizio di una nuova era

In occasione della nuova uscita in sala riscopriamo La compagnia dell'anello, primo capitolo della trilogia de Il signore degli anelli di Peter Jackson.

La compagnia dell'anello torna in sala: riviviamo l'inizio di una nuova era
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I leggendari undici Oscar vinti da Il ritorno del re, record di vittorie tuttora imbattuto e condiviso con Titanic e Ben-Hur, hanno creato nel tempo un grosso equivoco tra i fan della trilogia de Il signore degli anelli di Peter Jackson: con quelle statuette l'industria prese per mano il progetto Warner Bros. e lo portò sull'Olimpo immortale di Hollywood al fine di legittimare definitivamente l'ambiziosa produzione New Line che aveva scosso per sempre la storia del cinema.
Ma la storia della settima arte era già cambiata con La compagnia dell'anello. L'immagine era già stata rivoluzionata con il primo episodio della saga, la vera grande concretizzazione di una scommessa impossibile da vincere: trasformare il sogno in materia, la paccottiglia in epica, ricreare il fantasy per il Cinema, plasmare un mondo intero e ridurlo nella forma dello schermo per raccontare l'unica storia che valga la pena raccontare dell'unico viaggio che valga la pena vivere.
Quel viaggio stupì tutti, Academy compresa, non a caso venne premiato con tredici nomination, due in più rispetto a Il ritorno del re, superando le dieci (più uno per la categoria speciale) che un altro primo capitolo di un'altra saga, Guerre Stellari, aveva incassato agli Oscar del 1978, in un passaggio di testimone con più di un risvolto simbolico: tanto tempo fa, in due galassie lontane lontane, si riscriveva l'immagine cinematografica.
E ora che Il signore degli anelli torna al cinema in Italia e rinasce nella spregiudicata chiarezza del 4K, celebriamo ancora il primo capitolo.

Un anello per domarli

Con la trasposizione cinematografica de Il signore degli anelli: La compagnia dell'anello, primo dei tre volumi pubblicati dallo scrittore britannico J.R.R. Tolkien e già materiale per il film d'animazione di Ralph Bakshi del 1978, Peter Jackson riesce a fare dell'arte tangibile e non solo disegnata da qualcosa di impossibile, pensato per rimanere solo su carta e nell'immaginazione, trasfigurandolo nello spazio filmico per renderlo immortale.

Con una capacità incredibile nell'uso dei totali sulle location del nostro mondo, allo scopo di riconfigurarle nello spazio immaginario dei luoghi geografici di una Terra che in realtà non esiste, ma che nasce davanti a noi sullo schermo, La compagnia dell'anello è un fiume di idee cinematografiche che, fin da subito, pone Il signore degli anelli su un piano totalmente differente rispetto al resto della produzione mainstream di Hollywood.
Mentre, sempre Warner Bros., si stava preparando a dare vita a Hogwarts negli studios, Jackson affrontava la natura della Nuova Zelanda per impiantarci la sua Terra di Mezzo.
Prima dei blockbuster d'autore di Christopher Nolan e quasi a braccetto coi Matrix delle Wachowski, e distante anni luce da operazioni più meramente commerciali di altri fantasy suoi contemporanei, il film "folle" di Peter Jackson ha saputo rinnovare il linguaggio filmico all'alba del 21esimo secolo aprendo la strada a tutta "l'epica fantasy" che sarebbe venuta dopo, cinecomic compresi.
Un linguaggio che il genere, neanche nei suoi modi più riusciti e fino a quel momento esemplari, non aveva mai potuto sperimentare su se stesso.

Un'opera magistrale

Tripartito in blocchi o macro-sezioni, quelle dalla Contea e Gran Burrone in cui luce e oscurità iniziano a mescolarsi, quello di Moria in cui il buio trionfa e quello del viaggio verso est, nella natura, in cui dall'oscurità emerge una scintilla di speranza, La compagnia dell'anello propone un nuovo modello di film-viaggio.

Tanto colorato nelle immagini quanto colorito nel roster di personaggi (fatto di maghi, hobbit mezz'uomini, elfi, nani e umani, ognuno con le proprie usanze e i propri punti di vista sul mondo, che è a sua volta allegoria del nostro), il film mantiene un ritmo avvincente a dispetto delle tre ore di durata, anzi quasi ignora il tempo a disposizione..
Del resto Il signore degli anelli è stato concepito e girato come un unico film, e solo la sua durata spropositata, come inizialmente fu per Tolkien da un punto di vista editoriale, costrinse la Warner a organizzare una tripla distribuzione a cadenza annuale che ha fatto scuola.
Rinunciando alla messa in scena istrionica dei suoi primi film in patria, Jackson si rifà agli immaginari del cinema hollywoodiano classico nei quali la narrazione era tutto - impossibile non pensare al senso d'avventura dei film di John Huston, o all'amicizia virile dei personaggi di Howard Hawks, o all'uso dei panorami sullo sfondo delle opere di John Ford - coniugandole con le tecniche di ripresa in location sviluppate dalla New Hollywood in avanti e soprattutto con i più avanzati trionfi della tecnologia.
Le sequenze ambientate nelle miniere di Moria, o i voli impossibili effettuati dalla cinepresa sopra e intorno e sotto alla torre di Isengard, sganciano il punto di vista del cineasta e dello spettatore dal piano fisico e si fanno puro piacere del guardare.
Ma, nonostante la sua natura che anticipa tutto il cinema successivo (fantasy ma anche oltre), la peculiarità de Il signore degli anelli sta tutta nel suo fascino retrò.

Magicamente, ma anche incomprensibilmente, Peter Jackson sa sempre dove e quando fermarsi con gli artifici tecnologici per permettere alla realtà filmata di trionfare categoricamente sul digitale: la tangibilità degli oggetti risulta in questo modo sempre concretissima, in un equilibrio perfetto nel quale il contenuto è esaltato dalla forma, come sempre dovrebbe essere.
Opera fondamentale del cinema del nuovo millennio, Il signore degli anelli: La compagnia dell'anello ha creato un mondo fantastico e irreale modellandolo sulla realtà fenomenica calpestata dagli attori, vissuta dal regista e osservata dal pubblico.
Allo stesso modo ha riconfigurato i tratti del cinema d'avventura anni '40 con i nuovi modelli di messa in scena contemporanea, segnando una nuova via e aprendo davvero una nuova era. Un'era nella quale viviamo ancora oggi, vent'anni dopo, e che ancora oggi sembra irrinunciabile e imprescindibile.

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