Oltre Il Colibrì: il cinema di Francesca Archibugi

La regista e sceneggiatrice romana continua a sondare i sentimenti italiani adattando l'osannato romanzo di Sandro Veronesi.

Oltre Il Colibrì: il cinema di Francesca Archibugi
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L'estrema semplicità delle inquadrature si contrappone al ben più sensibile e sfaccettato racconto delle emozioni, in un contraltare di immagini e sentimenti che è diventato il marchio di fabbrica di una delle autrici più apprezzate del nostro panorama cinematografico. Francesca Archibugi prosegue senza sosta la sua esperienza narrata nel cuore dell'Italia, un viaggio attraverso il quale ci ha accompagnato dal tramonto degli anni Ottanta per arrivare all'ultimissima vicenda presa in prestito dalla letteratura: tra i film in sala di Ottobre 2022 si è infatti librato Il Colibrì, la trasposizione in pellicola dell'ultimo romanzo di Sandro Veronesi, una produzione Fandango e Rai Cinema che arriva sui grandi schermi grazie alla distribuzione di 01 Distribution.

Il successo al botteghino di una pellicola capace di colpire per la profonda delicatezza delle sue idee ha ricordato al pubblico l'importanza della Archibugi come narratrice silenziosa, la sua mano leggera ha infatti segnato il cinema contemporaneo con storie potenti ma non rumorose, capaci di rimanere incollate agli spettatori nonostante una facciata per nulla appariscente. La regista e sceneggiatrice romana sembra quasi smaterializzarsi nella sua telecamera per lasciare ai soli eventi raccontati l'onere di sorreggere l'intera struttura artistica.

Ispirazioni familiari

La vita della Archibugi si lega al cinema per una pura casualità, perché venne scelta a sedici anni senza partecipare ad alcun casting per interpretare la parte di Ottilia nell'adattamento televisivo de Le Affinità Elettive, prodotto dalla Rai e diretto da Gianni Amico nel 1978. Dopo un decennio trascorso sui palchi del teatro avviene l'iniziazione dietro la macchina da presa, ed è una di quelle folgoranti: Mignon è partita è una commedia amara, caciarona ed a tratti tragica proprio come la famiglia romana che la vede protagonista, un nucleo parentale che ospita nella capitale la giovanissima e altrettanto snob Mignon, arrivata da Parigi.

L'opera da esordiente della Archibugi si porta a casa 5 David di Donatello - tra i quali miglior regista esordiente e miglior sceneggiatura, quest'ultimo condiviso con le colleghe Malatesta e Sbarigia -, 2 Nastri d'Argento e il plauso unanime della critica. Per la sua seconda regia l'artista romana sceglie come sfondo gli anni di piombo ed un complicato rapporto tra un padre comunista ed il figlio libertino, cancella dal contesto sentimentale la commedia e lascia veicolare il dramma ad un mai troppo celebrato Marcello Mastroianni.

Il risultato è Verso Sera, una pellicola nuovamente acclamata a livello mondiale che fissa la Archibugi tra gli artisti da tenere in altissima considerazione.Tre anni dopo tocca a Il Grande Cocomero portarsi a casa i David per miglior film e miglior sceneggiatura, grazie al ritratto di una dodicenne epilettica che la regista cesella con rara delicatezza, senza mai essere invadente con la telecamera ma lasciando intravedere il suo sguardo attento attraverso inquadrature semplici e concrete.

Le grandi storie

La neuropsichiatria infantile non rimarrà a lungo l'unico tema spinoso e complicatissimo affrontato dalle sue pellicole perché, dopo l'adattamento del romanzo di Federigo Tozzi Con gli Occhi Chiusi, la storia di un'adolescenza spezzata e di una madre tossicodipendente colpiscono al cuore con L'Albero delle Pere, mentre Domani inquadra la disperazione dell'Umbria fatta a pezzi nel '97, e viene girato interamente in un paese distrutto dal terremoto e sotto ordinanza di sgombero.

In seguito ad una pausa durata sei anni, Archibugi torna dietro la macchina da presa nel 2007 per dirigere Lezioni di Volo, il viaggio verso le proprie radici di due diciottenni viziati della borghesia romana, per poi arrivare alla toccante storia di Angelo ed Alberto in Questione di Cuore: ispirato dall'omonimo romanzo di Umberto Contarello, il film descrive la nascita di un'amicizia assurda tra un carrozziere ed uno sceneggiatore, i quali si ritrovano a condividere una stanza di ospedale in seguito ad un infarto, scoprendosi col tempo estremamente simili nonostante le diverse estrazioni sociali.

Da quel momento la Archibugi si lascia apprezzare per lo strepitoso lavoro sulle sceneggiature delegate alla camera di Paolo Virzì, da quella preziosissima de La Pazza Gioia a quella ben più recente di Siccità, intervallate dalla trasposizione del romanzo di Michele Serra Gli Sdraiati, con protagonista Claudio Bisio.

Da quest'ultima pellicola (trovate qui la nostra recensione de Gli Sdraiati) sono trascorsi cinque anni, ma la regista è oggi finalmente tornata in sala con l'adattamento de Il Colibrì: il vincitore del Premio Strega arriva al cinema portando sul grande schermo un'altra grande storia dai contorni dolcemente italiani, capace di rimpolpare l'avventura di Sandro Veronesi al cinema grazie alla mano sapiente di una regista che lascia respirare le proprie creazioni, dotata di uno sguardo attento ed arguto e di un tocco invisibile, l'ideale per incorniciare storie che rimangono scolpite nella memoria degli spettatori.

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