Oltre Cip e Ciop Agenti Speciali: i 5 migliori film in tecnica mista

In occasione del rilascio di Cip e Ciop Agenti Speciali su Disney+, scopriamo insieme quali sono i 5 migliori film in tecnica mista.

Oltre Cip e Ciop Agenti Speciali: i 5 migliori film in tecnica mista
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È nella forma di gioco e libera associazione della fantasia, un abbraccio tra mondo reale e quello immaginato, che il cinema ha sviluppato una tecnica che ha realizzato il sogno infantile di superare i confini di entrambi i mondi. È la tecnica mista, coesistenza e combinazione, all'interno di uno stesso frame, di attori e ambientazioni reali con personaggi animati. Il superamento dei confini e la cancellazione delle linee di demarcazione rendono tutto possibile, almeno nello spazio di un'inquadratura cinematografica, sviluppando quelle inifinite possibilità del cinema fino a far diventare realtà il sogno di eterni bambini di vedere, e credere reale, la possibilità di vivere a fianco dei propri cartoni preferiti.

Sembrerà strano, ma selezionare 5 dei migliori film in tecnica mista non è stato alquanto semplice. Sono tante le produzioni rientranti nei parametri di questo sottogenere, non ultimo il ritorno degli amatissimi Cip e Ciop Agenti Speciali (qui trovate la nostra recensione Cip e Ciop Agenti Speciali). Già le mani che giocano, modificano, allungano e rimpiccioliscono le figure di Emile Cohl nel 1908 (si pensi a Fantasmagorie) o il cortometraggio firmato Walt Disney del 1923, Il paese delle Meraviglie di Alice, si fanno progenitori e anticipatori di una sequela di opere che mescolano produzione animata e riprese dal reale che dalle origini del cinema a oggi hanno intrattenuto, fatto sognare e lasciato a bocca aperta i propri spettatori.

Chi ha incastrato Roger Rabbit

Parli di film in tecnica mista e subito ecco imporsi nella mente dello spettatore un solo titolo: Chi ha incastrato Roger Rabbit. Raccogliendo in eredità i lasciti di classici come Fantasia o Pomi d'ottone e manici di scopa, l'opera firmata da Robert Zemeckis si eleva a cult tuttora insuperabile, non solo per la straordinaria resa realistica dei suoi effetti visivi, e la straordinaria armonia tra il mondo bidimensionale dell'animazione, e quello tridimensionale del reale, ma anche per i continui rimandi a un passato hollywoodiano ormai lasciato alle spalle.

Saggio sul'evoluzione tecnologica, e manifesto della storia del cinema, grazie alla (com)presenza di personaggi immortali usciti dalla fucina di Walt Disney, Warner Bros. e Grim Natwick, e gli ambienti del noir hollywoodiano hard-boiled degli anni Quaranta, Chi ha incastrato Roger Rabbit è una stretta di mano tra concetto di multiverso e sguardo sui gusti immutabili del pubblico cinematografico. Il film di Zemeckis con protagonista un indimenticabile Bob Hoskins è un film che sembra passare indenne allo scorrere del tempo, diventando ogni anno sempre più unico, sempre più citazionista, sempre più meraviglioso... sempre più un capolavoro.

Mary Poppins

È difficile incasellare Mary Poppins entro i confini di un solo genere cinematografico. È allo stesso tempo fiaba tipicamente disneyana, musical e racconto di formazione. Ciò che è certo è che Mary Poppins è davvero un'opera senza tempo. Al centro dell'indimenticabile pellicola con la coppia Julie Andrews e Dick Van Dyke, è soprattutto la messa a confronto tra due modi di vivere la vita e due ordini di visione delle cose: da una parte, la razionalità e il buon senso (un tema predominante nel mondo degli adulti del tempo) dall'altra, la spensieratezza dell'irrazionalità, il valore della fantasia e dell'immaginazione.

Una contrapposizione che nel mondo di Mary Poppins non solo viene resa esplicitamente dalla realtà degli adulti che incontra e abbraccia quella dei bambini, ma anche dalla coesistenza di due tecniche differenti, come quella dell'animazione che si inserisce perfettamente in nella presa diretta della realtà (indimenticabile, a tal proposito, la performance di "Supercalifragilistichespiralidoso" con il ballo degli orchestrali e il dialogo iniziale della protagonista con i giornalisti in versione animata). Se è vero che basta un poco di zucchero e la pillola va giù, nel mondo di May Poppins basta un po' di animazione per far sì che la componente visiva e musicale si prendano a braccetto e danzino insieme, in un valzer eterno sulle vette della settima arte.

Space Jam

Erano gli anni Novanta. I cartoni dei Looney Toones impazzavano sugli schermi televisivi di tutto il mondo, mentre sul campo da basket Michael Jordan dominava tutto e tutti con la divisa dei Chicago Bulls. Poi ecco che, come per magia, i due mondi si unirono all'ombra di un canestro.

E pensare che tutto è nato da uno spot televisivo con Michael Jordan e Bugs Bunny. Il resto è storia, una sequela di immagini impresse nella nostra memoria collettiva e di frasi citate a menadito come collante sociale e rimarcatore di determinati concetti (si pensi solo a "Vediamo ancora se mi ricordo come si fa"; oppure l'indimenticabile "non chiamarmi mai più bambola" di Lola Bunny). La nostalgia non ha battuto il ricordo di un classico senza tempo e senza rivali, un risultato di tecnica, fantasia e innovazione tuttora inarrivabile, come ha dimostrato il flop clamoroso del suo sequel Space Jam: New Legends (vi spieghiamo il perché nella recensione di Space Jam New Legends).

Pagemaster: l'avventura meravigliosa

Il tonfo fu pesante e il colpo doloroso. Uscito nelle sale nel 1994 e con protagonista il bambino prodigio di Hollywood Macaulay Culkin, Pagemaster - L'avventura meravigliosa fu un insuccesso clamoroso. Sebbene non si possa di certo considerare un capolavoro, il film in tecnica mista diretto da Joe Johnston merita di rientrare nella nostra classifica soprattutto per la portata magica, e nostalgica che lo caratterizza.

Sente il peso degli anni, Pagemaster, eppure vive in lui un puro senso di infanzia, un sentore di tempi passati, reperibili tra gli interstizi dei ricordi personali, o tra i raccordi di opere che ci hanno accompagnato nel nostro cammino, proprio come questa. L'essere catapultato in un mondo parallelo - in questo caso animato - è un topos sfruttato più volte in quegli stessi anni (si pensi a Hook - Capitano Uncino, oppure Jumanji) e se messo confronto a pellicole narrativamente a lui simili, a risultare inferiore è proprio Pagemaster, il brio e il processo creativo sono comunque aliti di vita, sprazzi di un'ingenuità di sguardi che con il tempo si è andato perdendo, o semplicemente limandosi.

Come d'Incanto

Era il 2007. La moda dei live-action era ancora lontana, permettendo alle menti degli sceneggiatori e alle mani degli animatori di lavorare, creare, immaginare insieme. Al cinema viene proiettato per la prima volta Come d'incanto. C'è voglia di prendersi poco sul serio, di scherzare sugli stereotipi dei classici che lo hanno preceduto, nell'universo fiabesco di Giselle (Amy Adams).

Sostenuto da una struttura solida di matrice meta-cinematografica, Come d'incanto ribalta la perfezione delle principesse Disney sotto forma di tratto animato, per catapultare la propria eroina in un luogo reale in cui "nessuno vive felice e contento": un mondo come New York. Il resto è un'opera passata alla storia, forte di una chimica tangibile che lega ogni interprete (da Amy Adams, a Susan Sarandon, fino a Timothy Spall) ma anche di un equilibrio perfetto tra l'aspetto cartoonesco, e la sua controparte realistica.

Menzione d'onore: Volere Volare

Da sempre amante della sperimentazione e della potenzialità intrinseca al gioco meta-cinematografico, l'autore Maurizio Nichetti realizza all'inizio degli anni '90 uno dei rari esempi di film in tecnica mista di stampo italiano: Volere volare. La pellicola segue le vicende di un rumorista, di per sé alquanto anonimo e ordinario, se non fosse che, giorno dopo giorno, si sta trasformando in un cartone animato.

Un processo alquanto bizzarro, che mette in crisi il rapporto con la propria compagna, e che permette al contempo all'autore di sfruttare le enorme potenzialità offerte dal campo dell'animazione all'interno dell'opera live-action. Una commistione che per una mentalità geniale come quella di Nichetti era materiale da non lasciarsi scappare, ma impiegare, sfruttare, e con cui creare.

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