Cinque film di arti marziali da vedere almeno una volta nella vita

Vi presentiamo una serie di film incentrati sul mondo delle arti marziali che meritano di essere visti almeno una volta nella vita.

Cinque film di arti marziali da vedere almeno una volta nella vita
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I film di arti marziali rappresentano, se vogliamo, una vera e propria nicchia all'interno dell'industria cinematografica. Molto spesso, infatti, le opere incentrate sui combattimenti corpo a corpo non presentano trame particolarmente complesse o elaborate, motivo per il quale sono spesso vittima di un certo snobismo da parte della critica cinematografica.
Tra le numerose pellicole a disposizione, vogliamo però provare a consigliarvi cinque titoli che qualsiasi appassionato di cinema dovrebbe vedere, spaziando dai film più recenti fino ai classici intramontabili del passato, così da scoprire, o riscoprire, alcune perle talvolta sottovalutate.

Ong-Bak

La pellicola diretta da Prachya Pinkaew nel 2003 con protagonista Tony Jaa ci proietta nel piccolo villaggio di Nong Pradu, assalito da una banda di criminali che nei primi minuti del film rubano la testa alla statua di un Buddha.
Ting, il protagonista delle vicende, parte così alla ricerca del pezzo di statua mancante per riportare la serenità nel suo villaggio.
A fronte di una trama appena abbozzata, Ong-Bak presenta una serie di combattimenti corpo a corpo spettacolari in cui si alternano i classici 1vs1 a scontri di massa. L'intero film è infatti incentrato sulle (a tratti straordinarie) doti atletiche di Tony Jaa, che usa le tecniche del Muay Thai per prevalere sui propri avversari.
Le coreografie dei combattimenti, realizzate molto bene, riescono a donare a ogni colpo un forte senso di fisicità; non a caso durante tutta l'opera è possibile vedere numerosi stuntman indossare caschi e/o oggetti per proteggersi la testa (come bandane o capigliature improbabili) così da attutire i colpi ricevuti.
Il film risulta molto vario anche a livello di situazioni, alternando sia combattimenti corpo a corpo che rocambolesche sequenze di fuga, su cui svetta sicuramente la scena in cui Ting si ritrova a essere inseguito da una banda di teppisti per le vie della città. La pellicola, seppur sia in realtà la prima con Jaa protagonista, rappresenta in tutto e per tutto la summa delle abilità dell'atleta/attore, presentato a più riprese come l'erede di Bruce Lee.

Ip Man

Il film di Wilson Yip, uscito nel 2008, si pone come una sorta di biografia romanzata del maestro di Wing Chun Yip Man, tra le altre cose mentore di Bruce Lee.
La storia prende vita sullo sfondo della seconda guerra sino-giapponese, il devastante conflitto che ha visto contrapporsi la Repubblica di Cina e l'impero giapponese tra gli anni '30 e '40 del '900.
Ip Man, il protagonista delle vicende interpretato da Donnie Yen, è un uomo pacifico che si ritrova però costretto a lottare per difendere la propria famiglia (e in seguito il suo popolo) dai militari giapponesi.
La pellicola mette in scena una serie di combattimenti corpo a corpo dalle coreografie molto elaborate; in piena tradizione orientale, infatti, il montaggio riesce a far capire perfettamente ogni singolo movimento dei personaggi, valorizzando così tutti i (numerosi) colpi inferti dal protagonista verso i suoi avversari.
Il film mette così a confronto l'arte marziale del Wing Chun con quella del Karate, dando vita a una serie di combattimenti corpo a corpo in cui Donnie Yen fa sfoggio della sua grande abilità nell'eseguire movimenti fluidi e dall'impostazione tecnica perfetta.
Durante l'arco del film, lo spettatore viene via via catturato dalla personalità del protagonista, abilissimo sì nella pratica delle arti marziali ma comunque dotato di un grande senso dell'onore che lo porta a usare la violenza solo se costretto.

Fearless

Simile per certi versi all'opera segnalata subito sopra, Fearless narra (prendendosi molte libertà narrative/stilistiche) la vita del maestro di Wushu Huo Yuanjia, determinato più che mai a diventare un marzialista imbattibile.
L'opera presenta numerosi combattimenti corpo a corpo alternati ad altri con le armi bianche, tutti resi visivamente spettacolari anche grazie ad alcune sequenze "esagerate" in cui i personaggi compiono azioni sovraumane avvicinandosi allo stile di film come Hero o La Tigre e il Dragone.

La pellicola, oltre alle sequenze puramente action, decide di puntare anche sull'introspezione del protagonista, che infatti si ritroverà a vivere un vero e proprio percorso di redenzione in grado di fargli capire cosa conta davvero nella vita.
Il film, diretto da Ronny Yu, si focalizza anche sul confronto tra oriente e occidente, mettendo in contrapposizione il maestro Huo Yanjia contro diversi avversari che usano tecniche di lotta europee.
Un'opera quindi sicuramente consigliata per tutti i fan di Jet Lee (che ad alcuni potrà anche ricordare Once Upon a Time in China) ma anche a chi è semplicemente alla ricerca di un ottimo film di arti marziali.

The Raid

In un articolo di questo genere non poteva sicuramente mancare il film diretto da Gareth Evans uscito nelle sale nel 2011, vero e proprio nuovo metro di paragone per tutti i prodotti "di combattimento" usciti successivamente.
Il poliziotto Rama, interpretato da Iko Uwais, si ritrova insieme alla sua squadra a fare irruzione in un palazzo controllato da un signore del crimine. La pellicola si concentra esclusivamente su questa operazione, che in breve tempo porta il ritmo a impennarsi vertiginosamente grazie a una sequela di combattimenti corpo a corpo all'insegna della brutalità.
Il grande merito dell'opera è infatti quello di mettere in scena delle coreografie articolate in cui la protagonista assoluta è l'arte marziale indonesiana del Pencak Silat. Siamo lontani anni luce dalla perfezione dei movimenti di Donnie Yen e Jet Lee, dato che Iko Uwais adotta uno stile di combattimento in cui i movimenti sono sporchi e grezzi, adatti più a uno scenario di guerriglia urbana che a un torneo di arti marziali.
Lo spettatore, comunque, non può fare a meno di galvanizzarsi di fronte all'estrema foga con cui Rama si avventa sui propri avversari, grazie a un montaggio che ancora una volta (come in tutti i film precedenti) valorizza al massimo le doti atletiche dell'attore protagonista.
Il film presenta poi un grado di violenza molto elevato, particolare in grado di rimarcare ancora una volta l'elevato grado di brutalità che permea l'intera pellicola.

I tre dell'operazione drago

L'ultimo film interpretato da Bruce Lee (uscito nelle sale poco tempo dopo la sua morte), rappresenta se vogliamo un vero e proprio testamento del compianto artista marziale.
L'opera, uscita nel 1973 e diretta da Robert Clouse, vede il protagonista Lee intento a indagare sui traffici illeciti di Mr. Han, un criminale che organizza periodicamente un torneo di arti marziali sulla sua isola. Bruce Lee, oltre a far sfoggio di tutti i suoi colpi caratteristici, spinge anche lo spettatore a riflettere sul vero significato delle arti marziali, attraverso dialoghi tanto semplici quanto evocativi.
Nell'opera sono presenti sia combattimenti corpo a corpo che con armi bianche, tutti coreografati in modo ottimale. Alcune sequenze poi, come quella in cui il protagonista si ritrova a combattere nella stanza degli specchi, sono entrate di diritto nell'immaginario collettivo, rendendo il film un vero e proprio cult immortale capace di resistere senza problemi all'incedere del tempo. Un'opera quindi da vedere e rivedere, in grado di rappresentare al meglio l'essenza stessa (e il mito) di Bruce Lee.

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