Da Bronson a Il Miglio Verde: 5 film ambientati in carcere da non perdere

Molti film ad ambientazione carceraria nel corso degli anni sono riusciti a far breccia nel cuore del pubblico. Scopriamone insieme alcuni.

Da Bronson a Il Miglio Verde: 5 film ambientati in carcere da non perdere
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Il filone dei film ambientati in carcere è sempre stato molto sfruttato attraverso numerose declinazioni, tramite opere talvolta violente e brutali ma anche poetiche e intrise di messaggi di speranza.
La chiave del successo di questo tipo di pellicole risiede ovviamente nella forza intrinseca del luogo di detenzione stesso, spesso dalle molteplici valenze, capace tanto di condannare l'animo di chi vi dimora al suo interno quanto talvolta di spingerlo alla riflessione e/o alla riabilitazione.
Qui di seguito proveremo a segnalarvi cinque film ad ambientazione carceraria da vedere (o rivedere) per la loro grande capacità di fondo di emozionare lo spettatore con storie talvolta crude e violente ma, sempre e comunque, profonde.

Il miglio verde

Iniziamo questo elenco con uno tra i film più amati ambientati in carcere, tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King e con protagonista Tom Hanks.
Il film ci parla della guardia carceraria Paul Edgecombe che, ritrovandosi ogni giorno faccia a faccia con detenuti condannati a morte, conosce l'imponente John Coffey (interpretato dal compianto Michael Clarke Duncan) che sembra però affetto da un ritardo mentale che lo porta talvolta a comportarsi quasi come un bambino.
L'opera, oltre a mostrarci la vita dei detenuti (ognuno caratterizzato in maniera efficace), apre ai pensieri del protagonista e ai suoi dubbi sempre crescenti sulla colpevolezza di Coffey, che da subito risulta un pesce fuor d'acqua all'interno del braccio della morte.
L'opera, che oltre alla componente realistica inserisce anche una forte carica sovrannaturale, risulta prima di tutto un viaggio interiore del protagonista all'interno delle sue fragilità.
La guardia carceraria, infatti, proprio grazie al confronto con John Coffey metterà in discussione numerose sue convinzioni, attraverso un racconto profondo e struggente capace di trattare le tematiche della morte e della redenzione senza alcun tipo di retorica.

Fuga da Alcatraz

Proseguiamo questo elenco con un altro grande classico del filone, cioè il film del 1979 diretto da Don Siegel.
L'opera, basata anch'essa su un libro, Escape from Alcatraz di J. Campbell Bruce, descrive l'evasione di alcuni detenuti dal celeberrimo carcere di Alcatraz, una particolare struttura detentiva circondata dal mare capace di rendere impossibile la fuga.
Il criminale Frank Morris (interpretato da Clint Eastwood), una volta studiati i possibili punti deboli della struttura, inizia così a pianificare la sua evasione, aiutato da alcuni improbabili alleati.
Il grande merito del film è quello di mantenere il ritmo degli eventi a livelli molto alti, grazie alle numerose sequenze in cui vediamo i criminali ingegnarsi per capire come sfruttare al meglio le falle del sistema per guadagnarsi la libertà costantemente braccati dalle guardie.
Un'opera ancora oggi considerata un grande classico, che ha saputo superare indenne lo scorrere del tempo risultando, anche dopo quarant'anni dalla sua prima uscita, come uno dei film più avvincenti a tema carcerario.

Il ribelle

Nel film del 2013 diretto da David Mackenzie facciamo la conoscenza del giovane (quanto violento) Eric Love, un ragazzo problematico che viene trasferito in un carcere per adulti.
Qui il protagonista incontra il proprio padre (che non vedeva da parecchi anni) ma che da subito lo mette in guardia sulle rigide regole da rispettare all'interno della prigione per non avere problemi.

Il carattere irruento del ragazzo lo mette però presto nei guai, particolare che spinge lo stesso padre a provare a prenderne le difese, non prima però di essersi scontrato duramente con lui.
Il film mette abilmente in scena uno spaccato di vita quotidiana nelle carceri inglesi così come il disfunzionale rapporto tra un padre e un figlio apparentemente inconciliabili.
La pellicola, che offre numerosi spunti di riflessione interessanti, riesce anche a mostrarci la personalità sfaccettata del protagonista capace, seppur con molti sforzi, di comprendere i propri sbagli grazie alla sua volontà di partecipare a sedute di gruppo collettive.
Un film profondo e per certi versi brutale, ammantato comunque da un sottile velo di speranza che vede nel confronto padre-figlio il fulcro tematico di tutto.

Bronson

Tom Hardy (che interpreta il detenuto Charles Bronson, ora noto come Charles Salvador) è il protagonista assoluto del film diretto da Nicolas Winding Refn, basato sull'omonimo criminale realmente esistente.
L'opera, raccontata attraverso spezzoni di vita quotidiana e momenti in carcere, ci mostra un personaggio folle e assolutamente fuori dagli schemi.
Il detenuto, infatti, per via della sua indole profondamente violenta, ha passato trent'anni della sua vita in isolamento, non riuscendo, anche quando scarcerato, a non commettere crimini.
Il film, al cui interno sono presenti varie soluzioni visive ammirevoli, assume quasi la valenza di una performance teatrale, caricando di fatto sulle spalle di Hardy (che si è impegnato a mettere su un'imponente massa muscolare) la riuscita o meno della pellicola.
Un racconto carcerario davvero fuori dagli schemi dove la violenza, non solo fisica ma anche concettuale, diviene il vero motore propulsivo degli eventi, mostrandoci uno tra i criminali inglesi più controversi di sempre.

Le ali della libertà

Chiudiamo l'elenco con un altro tra i più apprezzati film ambientati in carcere di sempre, ancora una volta tratto da un romanzo di Stephen King.
L'opera, arrivata nelle sale nel 1994 e scritta e diretta da Frank Darabont, mette in scena le peripezie di Andy Dufresne, vice-direttore di banca condannato per l'uccisione della propria moglie nonostante lui si dichiari innocente.
Il film, che per certi versi richiama la struttura d'evasione di numerosi classici quali Fuga da Alcatraz, si concentra comunque moltissimo sulla dimensione umana dei vari personaggi in scena, puntando molto anche su contenuti profondamente empatici.
Emblematica da questo punto di vista la sequenza in cui i vari carcerati, durante una breve pausa dai lavori forzati, riescono a trovare il tempo per osservare l'orizzonte bevendo una bottiglia di birra.
Un piccolo gesto capace comunque di racchiudere perfettamente l'essenza stessa del film, poetica e al tempo stesso struggente.

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