Non solo Marinelli: 4 attori italiani da cinecomic americano

I volti degli interpreti italiani delle ultime generazioni sono più "internazionalizzati" dei precedenti, pronti anche ai grandi blockbuster americani.

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I volti italiani hanno sempre avuto un ruolo, più e meno grande, nel cinema internazionale. Lo hanno avuto ai tempi del neorealismo, negli anni '50 e '60, e lo hanno ancora oggi, guardando per altro a generi, autori e circuiti più disparati. Un filone soprattutto americano, però, sembra ancora essergli ostile: quello dei cinecomic. Non pensate però solo ed esclusivamente ai titoli Marvel Studios o DC, perché il terreno d'interesse è in verità molto più ampio e include progetti tratti anche da fumetti Image, Skybound o altre piccole o grandi etichette d'oltreoceano.

Prendendo allora come esempio Luca Marinelli, approdato su Netflix da poche ore in The Old Guard, cinecomic tratto dall'omonimo fumetto di Greg Ruck e dove recita al fianco di Charlize Theron, abbiamo pensato di raccogliere insieme altri quattro volti molto noti del cinema o delle televisione italiana a nostro avviso pronti a un debutto in un cinecomic d'oltreoceano. In alcuni casi abbiamo voluto anche affiancargli qualche eventuale personaggio che potrebbero interpretare, in altri no, ma ciò non toglie sensazioni positive relative a competenze e preparazioni tali da non farli sfigurare all'esterno, in blockbuster di seria A o B. Fanta-cinema? Sicuramente, ma forse in anticipo di qualche anno sulla tabella di marcia del successo di questi interpreti.

Alessandro Borghi

Immancabile in una lista di questo tipo. Il suo primo e grande successo di critica e pubblico è lo stesso di Marinelli, il Non essere cattivo di Claudio Caligari, che si può dire abbia lanciato questi due nomi dal carattere interpretativo profondamente capitolino sulla scena internazionale. Da lì per Alessandro Borghi è cominciata la salita con una serie di progetti molto importanti, da Suburra (anche la serie) a The Place e il doloroso Sulla mia pelle, fino ad arrivare quest'anno alla sua prima produzione estera, Diavoli, serie Sky Original. Il volto di Borghi è perfettamente internazionalizzato e la sua cifra attoriale - espressiva, carica, calcolata - pari a quella di colleghi come Patrick Dempsey.
È attento alla ricerca del dettaglio, non trascura il carico emotivo dei suoi personaggi e ha una capacità di immedesimazione totale, scomparendo all'interno delle sue interpretazioni senza però estraniarsi nel metodo. È oltremodo capace e indubbiamente competente, e vederlo in un paio di produzioni a tema fumettistico non sarebbe affatto male, specie in titoli più d'autore ed elaborati magari tratti da titoli Image Comics, Dark Horse o della vecchia guardia Vertigo.
Tanto per farvi qualche esempio, non sfigurerebbe in un adattamento cinematografico o televisivo (streaming magari) di Trees di Warren Ellis o inserito da qualche parte, come secondario, in una trasposizione di Patience di Daniel Clowes. Ha anche un animo queer che gli permetterebbe di accettare ruoli da caratterista più sofisticati in titoli di più ampia portata della Marvel o DC, in un eventuale Gli Eterni 2, o sempre nello spazio nel futuro dei Guardiani, da alieno.

Andrea Carpenzano

Carpenzano si è fatto notare prima ne Il Permesso di Claudio Amendola, poi nella serie televisiva di Immaturi e infine è esploso ne La Terra dell'Abbastanza dei Fratelli d'Innocenzo e ne Il Campione di Leonardo d'Agostini. È un volto davvero giovanissimo, classe 1995, appena 25 anni di cui solo gli ultimi quattro da attore, eppure è un caratterista nato, un ribelle nel sangue, dal volto elegantemente emaciato, un po' gitano ma romano fin dentro le ossa. È tra gli attori più giovani e lanciati del momento e vorremo prima di tutto vederlo in qualche progetto di genere italiano diretto magari da Gabriele Mainetti, da Fabio Guaglione o anche da autori più blasonati come Paolo Sorrentino e Matteo Garrone, eppure un piccolo ruolo in un film DC non sarebbe affatto male. Ve lo immaginate in un Suicide Squad o in qualche progetto televisivo di HBO Max, anche nell'ultima Gotham PD annunciata da Matt Reeves. Un criminale italo-americano? E perché no. C'è una lunga storia tutta nostrana di interpreti scelti per delle parti del genere. Il fatto che sia ancora così giovane è comunque significativo e ne ha ancora molta di strada da fare, ma se c'è una cosa che il cosmopolitismo cinematografico ci ha insegnato è che tutti, se competenti, possono fare tutto. Basta offrigliene la possibilità.

Salvatore Esposito

E a proposito di possibilità, Salvatore Esposito è l'esempio perfetto di competenza interpretativa italiana finita sotto gli occhi giusti di Hollywood. Gomorra è ancora adesso il suo progetto più importante, quello di cui è grande protagonista nei panni di Gennaro Savastano, ruolo grazie a cui oggi è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo e dentro al quale è cresciuto molto negli ultimi 5 anni. Un impatto globale di proporzioni talmente incredibili che Esposito ha avuto modo di intessere legami internazionali incredibili, divenendo amico di Todd Phillips (si scambiano spesso messaggi via Instagram), visto cenare insieme a Chris Hemsworth e Tessa Thompson e pronto al suo grande debutto in una produzione internazionale nell'attesissima quarta stagione di Fargo di Noah Hawley.
Conoscenze non importanti, di più, tutte inserite inoltre - chi un modo, chi un altro - nel genere dei cinecomic, cinematografici o meno. Oltre al fatto che Esposito sia indubbiamente apprezzato e lodato all'esterno per il suo ruolo in Gomorra, l'attore ha questa grande capacità di interfacciarsi senza indugio con grandi nomi di Hollywood, colpendoli nel profondo. Guardando soprattutto al rapporto di rispetto e amicizia creatosi con Phillips, non ci sorprenderebbe affatto vederlo in uno dei suoi prossimi film, magari proprio in un sequel di Joker, in qualche ruolo da villain mafioso o - perché no -, nei panni di Solomon Grundy, parte che a nostro avviso gli calzerebbe a pennello. Sull'inglese non abbiate dubbi: ha una dizione straordinaria proprio come quella del collega e amico Marco D'Amore.

Marco D'Amore

Tra tutti gli interpreti citati, Marco D'Amore è a nostro avviso il più completo e attraente in senso puramente interpretativo e artistico. Ha una cultura letteraria, cinematografica e teatrale indiscutibile e doti attoriali di molto superiori alla media rispetto a quelle dei suoi colleghi nazionali e non. Vive e approfondisce la settima arte e il suo mestiere a 360 gradi, ed è curioso che dopo un primo decennio di carriera teatrale, tra i suoi primi progetti cinematografici ci sia Love Is All You Need di Susanne Bier, progetto di caratura internazionale diretto da quella che sarà poi, sette anni dopo, la regista di Bird Box di Netflix. Ha un parterre di conoscenze incredibili e un amore viscerale e passionale per il cinema e la televisione, tanto da debuttare (con ottime critiche) come regista in Gomorra - La Serie e poi ne L'Immortale.
Ha imparato dal teatro e da Sollima, dalla Comencini e da Cuppellini, mischiando azione e dramma in egual misura, lasciando trasparire emozioni e tensione con la stessa intensità stilistica, riuscendo a gestire benissimo anche il ritmo e i tempi dell'azione. Come attore è assolutamente credibile nei ruoli che si ritaglia o che gli vengono cuciti addosso ed è pronto come gli altri e (forse più degli altri) per un debutto in un blockbuster americano, anche se non è certamente il genere a lui più caro.
Ameremmo soprattutto vederlo in qualche ruolo da caratterista, di aiuto o spalla, in un cinecomic marcatamente d'autore, qualcosa che ne sappia valorizzare espressività e canoni interpretativi. Non ci dispiacerebbe vederlo anche in qualche progetto Marvel per Dinsey+, ad esempio, magari in Moon Knight, show che in termini dark e concezione stilistica si adatterebbe bene alle sue corde.